Protetto: MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE-2016-Alamari e corna

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MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE-2015

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Il maresciallo Antonio Cautillo aveva denunciato abusi da parte di commilitoni. Vive un inferno kafkiano da 23 anni. Inutili appelli ai ministri della Giustizia e della Difesa.

Qualcuno doveva aver calunniato Cautillo perché, una mattina, senza che avesse fatto nulla di male, iniziò un processo contro di lui.

LEGGI TUTTO : https://italiaparla.wordpress.com/2014/01/23/maresciallo-antonio-cautillo-il-coraggio-di-denunciare/

OTTOBRE 2015

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10842

Dati di presentazione dell’atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 508 del 22/10/2015
Firmatari
Primo firmatario: COZZOLINO EMANUELE
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 22/10/2015
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELLA DIFESA
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA DIFESA delegato in data 22/10/2015
Stato iter:

IN CORSO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-10842

presentato da

COZZOLINO Emanuele

testo di

Giovedì 22 ottobre 2015, seduta n. 508

COZZOLINO. — Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che:
il settimanale Cronaca Vera in data 12 maggio 2015 ha pubblicato l’articolo intitolato «Mi hanno maltrattato in ogni modo» e così ha sintetizzato la vicenda: «Nel corso di un’inchiesta da lui curata, un suo superiore fu indagato per omissioni di atti d’ufficio. È stato forse questo episodio a scatenare nei confronti del maresciallo Antonio Cautillo (vedi Cronaca Vera n. 1961) quella che lo stesso militare definisce una “rappresaglia senza fine”, iniziata nel 1990 e ancora in corso, che ha sottoposto Cautillo a decine di procedimenti disciplinari e penali. Il calvario è iniziato con una graduale emarginazione che si è trasformata ben presto in rapporti sempre più esasperati con superiori e colleghi, fino ad arrivare a boicottaggi, minacce ed altre azioni che Cautillo ha sempre considerato illegali. “Ho sempre denunciato le minacce che, di volta in volta, ho ricevuto”, racconta. “Perseguire i reati è sempre stato il mio compito e l’ho svolto senza compromessi. Proprio per non essere rimasto in silenzio di fronte a gravissime situazioni di cui sono stato testimone, ho subito di tutto: procedimenti disciplinari, punizioni, trasferimenti coatti, continue umiliazioni. A tutto questo si sono aggiunte le denunce nei miei confronti per ipotetiche mancanze in servizio: disobbedienza aggravata e continuata, falsità ideologica, diffamazione, abuso d’ufficio, insubordinazione con ingiuria. Nonostante tutto questo, resisto e resto in servizio. Mi sono opposto a qualsiasi tipo di provvedimento emesso dai miei superiori. Recentemente, per aver documentato un’ingiusta punizione subita, al mio curriculum si sono aggiunti altri due giorni di consegna: per me vale più di un encomio”. VICENDA ALLUCINANTE. In due esposti inviati al ministero della Difesa, il maresciallo definisce “gerarchi” tre superiori. Basta questo per beccarsi una nuova denuncia per diffamazione, l’ultima di una serie di disavventure nel suo disperato tentativo di difendersi da quello che lui percepisce come un vero e proprio accerchiamento. Un noto generale, oggi in pensione, l’aveva preso proprio di petto. “Dopo essere stato assolto da una delle tante accuse di diffamazione fui punito con 10 giorni di consegna di rigore, poi venni sanzionato ‘per aver svolto con apprezzabile continuità attività sindacale’. E infine punito con tre mesi di sospensione dal servizio, dopo un’altra sentenza di assoluzione. Tutti dati in possesso del ministro della Giustizia, che fa finta di niente. Ho subito trattamenti crudeli, inumani, degradanti per mole, ripetitività e durata delle accuse rivolte nei miei confronti. Sono stato costretto a difendermi in 16 processi penali. Tutti questi provvedimenti possono sembrare ineccepibili perché emanati da persone in divisa, ma proprio chi dovrebbe difenderti spesso ti pugnala alle spalle”. Quel generale era amico dell’ex suocero di Cautillo e, infatti, anche nella vita privata il maresciallo è stato al centro di un’altra vicenda allucinante. Dopo un matrimonio in pompa magna, la moglie lo lascia, andandosene con la figlia e ottenendo sia l’annullamento della Sacra Rota per “costrizione morale”, sia l’assegno di mantenimento. Un’altra vicenda che si trascina a lungo nelle aule di giustizia. NESSUNA RISPOSTA. Come se non bastasse, oltre a tutto questo, il maresciallo Cautillo ha dovuto far fronte alle conseguenti cause di pignoramento di beni immobili di cui non era neanche più proprietario e al blocco dello stipendio, sostenendo numerose udienze senza avvocati difensori. “Gli stessi individui da me segnalati mi hanno privato di importanti incentivi concessi a tutti, come il premio di produzione e l’indennità di funzione. Se sei accusato e poi ti assolvono non ti chiedono scusa: ti puniscono, ti bloccano la carriera e, in branco, tentano di licenziarti. Finisci tu stesso sotto accusa”. Sul caso Cautillo sono state presentate 15 interrogazioni in Parlamento, 41 esposti al ministero della Giustizia e 30 al ministero della Difesa. Senza alcuna risposta esaustiva. Della questione sono state investite anche le istituzioni europee. “Sono un sopravvissuto, nessuno può resistere a tutto questo. Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata nel nome della giustizia e sotto lo scudo della legge da poteri intoccabili. Con la consapevolezza che questa battaglia giudiziaria e disciplinare capovolta possa andare avanti a vita. Anche questo governo, come i precedenti, non difende chi denuncia la corruzione, protegge le caste militari e giudiziarie, si trincera dietro silenzi e omertà. Ho scritto a tutti, anche alla presidenza del Consiglio, segnalando dove andavano i miei superiori utilizzando l’auto di servizio, con chi s’incontravano e quali tipi di scambi avvenivano. Nessuno è mai intervenuto”»;
il maresciallo sulla vicenda ha sinora presentato 44 esposti al Ministro della giustizia, da cui risulterebbero inquietanti profili meritevoli di approfondimento;
nell’esposto n. 44 inviato al Ministro della giustizia il 25 settembre 2015, atto emblematico e divenuto di dominio pubblico, il carabiniere ha denunciato di essere vittima di ripetuti episodi di malagiustizia;
sulla vicenda che riguarda il militare, sono stati presentati 3 precedenti atti di sindacato ispettivo (4-02661, 4-01366 e 4-00975) al Senato che ad oggi non hanno ricevuto risposta, così come i numerosi atti di sindacato ispettivo presentati nel corso della XVI legislatura –:
se il Governo non ritenga opportuno, affinché si faccia piena luce sulla vicenda, attivare le iniziative ispettive di competenza. (4-10842)

Classificazione EUROVOC:

EUROVOC (Classificazione automatica provvisoria, in attesa di revisione):

trattamento crudele e degradante

delitto contro la persona

istituzione dell’Unione europea

LINK ORIGINALE : http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4%2F10842&ramo=CAMERA&leg=17

MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

Fango, intrighi e carte false, l’ingiustizia italiana

Qualcuno doveva aver calunniato C. perché, una mattina, senza che avesse fatto nulla di male, iniziò un processo contro di lui.

Il protagonista continuerà a stimare il processo come un errore umanamente possibile ma l’incipit si ripeterà ben 12 volte.

L’assurdo irrompe prepotentemente ma non si tratta del romanzo criminale fuoriuscito dalla fervida fantasia dello scrittore Franz Kafka, dove peraltro il processo è soltanto uno, questo é un incubo. E i processi sono 12.

Un linciaggio mai conosciuto. Escludiamo, per brevità, processi civili, disciplinari, amministrativi, religiosi, congerie varie, trasferimenti coatti e repentini da un estremo all’altro. Troppo lungo persino elencarli. Sciaccallaggio purissimo. Stalking istituzionalizzato in giacca e cravatta.

La storia appare del tutto inverosimile ma é vera. Lo sventurato C. é l’incarnazione d’una smisurata ingiustizia. Difendersi sarà inutile poiché ‘l’azione penale rovesciata persegue la vittima, anziché il reo. E la richiesta di verità è trasformata in ammissione di colpa’.

Per un verdetto precostituito, colpevole d’innocenza: 31 esposto al ministro della Giustizia del signor C.
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKybkZXeDhhZFhFd3c/edit?pli=1

FACCIA A FACCIA COL GIUDICE IN UNA STANZA DESERTA: 32 esposto al ministro della Giustizia del signor C. e decreto del giudice
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKyZnVhdnFkU043b28/edit?pli=1

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Non è omertoso: l’Arma perseguita un carabiniere

Il maresciallo Antonio Cautillo aveva denunciato abusi da parte di commilitoni. Vive un inferno kafkiano da 23 anni. Inutili appelli ai ministri della Giustizia e della Difesa.

Questa è la storia di un abuso. Anzi, di dodici abusi. È la storia di un calvario che dura oramai da ventitré anni. È la storia di un carabiniere perseguitato dallo Stato perché non era omertoso verso i suoi colleghi come avrebbe voluto l’Arma.

Questa storia ha inizio nel 1990, quando il maresciallo Antonio Cautillo denuncia dei reati commessi da alcuni suoi commilitoni. «Venni più e più volte minacciato: “sarai distrutto”, “ti farò perdere il posto di lavoro”, “ti auguro che ti levino lo stipendio e ti sospendano dal servizio”». Subito dopo arriva l’emarginazione, il mobbing.

«Denunciare reati è sempre stato il mio compito. L’ho svolto senza compromessi, per questo ero inviso alla gerarchia. Per una delle inchieste da me curate un superiore fu indagato per omissioni di atti d’ufficio ed altro. Era molto ben valutato dalla gerarchia. Ma dovette dimettersi».

Cautillo viene sottoposto ad oltre cinquanta procedimenti disciplinari. Subisce trasferimenti coatti, punizioni, umiliazioni continue. E viene continuamente denunciato per ipotetiche mancanze durante il servizio.

Nel novembre del 2012 supera indenne il settimo processo bis a suo carico davanti alla Corte Militare D’appello di Roma. Denunciato per «insubordinazione aggravata con violenza, minaccia ed ingiurie continuate». La Corte ha stabilito che non doveva essere processato rivalutando la querela per calunnia che il maresciallo aveva sporto.

Ma è solo l’ultimo episodio di una persecuzione giudiziaria cominciata nel 1997 e che lo ha visto sempre assolto. Di volta in volta è stato denunciato per i reati più strampalati: disobbedienza aggravata e continuata, insubordinazione con ingiuria, abuso d’ufficio, falsità ideologica, diffamazione. Il maresciallo ha dovuto affrontare dodici processi penali, una cinquantina di procedimenti disciplinari di corpo, punizioni, minacce, giudizi caratteristici offensivi, sei trasferimenti coatti e da ingiurie, e persino da un procedimento disciplinare di Stato. Per difendersi ha dovuto presentare dodici ricorsi al Tar, diciassette querele, trentuno istanze al ministro della Giustizia e ventisei istanze al ministro della Difesa. Le angherie da lui subite sono finite in Parlamento con nove interrogazioni presentate da deputati e senatori.

«Difendermi da tutto questo è diventato il mio lavoro. Ho denunciato ogni singolo provvedimento, emesso dai miei superiori, nel tentativo di veder tutelata la mia dignità. Viviamo in uno strano Paese: un generale dei Carabinieri viene condannato a quattordici anni di carcere ed interdizione perpetua dai pubblici uffici ed in dieci anni di processi ha continuato tranquillamente a dirigere il Ros di tutta Italia, comandando i poveri sottoposti. Un maresciallo di certificata onestà si rivolge alle istituzioni e non ottiene riposte. Pare che l’onestà stia diventando un disvalore. Mi sento un uomo in balia dello Stato».

Nel 2003 arriva la parte più surreale di questa storia. Il maresciallo si sposa. La moglie è figlia di un colonnello dei Carabinieri in pensione, indagato in passato per «gravi imputazioni», spiega il carabiniere. La ragazza non prenderà la residenza nella casa in cui vive col marito. Un bel giorno i coniugi Cautillo hanno una figlia, ma la moglie vuole che non prenda il cognome del marito. Il maresciallo si insospettisce e chiede il test del dna (che a oggi non è stato mai fatto). La moglie lo lascia e gli chiede di pagare gli alimenti fino a ridurlo sul lastrico, impedendogli così di potersi permettere avvocati decenti per far fronte ai tanti processi a cui è sottoposto in continuazione.

Ma non è tutto. Dopo la separazione, il tenente, che è stato superiore del suocero del maresciallo, attiva una inchiesta interna all’Arma, chiedendo la destituzione del carabiniere.

Cautillo si rivolge allora ministro della Giustizia Paola Severino. Senza mai ottenere risposta. Si rivolge anche al ministro della Difesa Mario Mauro. Sempre, senza ottenere risposta.

FONTI :
http://www.malagiustiziainitalia.it/index.php/affiliazioni/18-antonio-cautillo/137-fango-intrighi-e-carte-false-l-ingiustizia-italiana
http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91550&typeb=0

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