Protetto: MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE-2016-Alamari e corna

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Italia sotto controllo totale NATO

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L’Italia è sotto il controllo totale della NATO. A dimostrarlo sono le numerosissime basi militari americane sparse per il Paese, la trasformazione della Sicilia in un centro tecnologico di droni, aeroporti adibiti a massicce esercitazioni internazionali, sistemi di guerra probabilmente pericolosi per la salute come il Muos.

Ora, come può l’Italia avere una politica estera indipendente se è totalmente militarizzata dalla NATO? I media questa domanda non se la pongono, del resto le basi militari americane sono praticamente un tabù sulla stampa italiana.

I cittadini però potranno pur sapere quello che avviene sul loro territorio? Nel frattempo si avvicina la più grande esercitazione NATO dai tempi della guerra fredda, la “Trident Juncture 2105”, ospitata anche dal Belpaese. L’importante è essere consapevoli del ruolo fondamentale che ha l’Italia nei giochi di guerra firmati NATO. C’è però chi lancia l’allarme e dice “no” alla guerra e alla Nato come Padre Alex Zanotelli, che ha gentilmente rilasciato un’intervista in merito a Sputnik Italia.— Padre Alex, qual è il suo punto di vista sulle esercitazioni NATO “Trident Juncture 2015” che si svolgeranno in Italia quest’autunno?

Padre Alex Zanotelli
Padre Alex Zanotelli

— Siamo davanti alla più grande esercitazione militare mai fatta dopo il crollo del muro di Berlino. Le esercitazioni si svolgeranno dal 3 ottobre fino al 6 novembre con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le fabbriche di armi. Parliamo di una cosa imponente che esprime la militarizzazione di questo nostro sistema economico e finanziario. Il comando centrale sarà proprio Napoli, a Lago Patria. Ecco perché noi a Napoli ci stiamo mobilitando per una manifestazione nazionale del 24 ottobre nel cuore di queste esercitazioni.

Vogliamo lanciare un grido di allarme, perché vediamo un mondo che sta andando a rotoli, ma non ci accorgiamo che dietro tutto questo c’è la guerra. Noi diciamo “no” al militarismo, che si esprime con la NATO, la quale di tutte le spese di armi al mondo spende il 70%.

— Oltre alle imminenti esercitazioni, l’Italia è già piena di basi militari americane, ha il Muos in Sicilia. Possiamo dire che l’Italia è già un teatro di guerra ed è sempre più sotto il controllo NATO?   

— Sì, è sotto il totale controllo NATO. Io ho citato Napoli prima perché sarà il quartier generale delle esercitazioni, ma la Sicilia è fondamentale. Sigonella sarà la capitale mondiale dei droni. Niscemi è stata scelta come quarta capitale delle comunicazioni militari. L’Italia gioca un ruolo fondamentale in tutto questo, che purtroppo la gente non sa.

— Non tutti sanno che sul territorio italiano ci sono anche 80 bombe atomiche. Secondo lei, Padre Alex, perché la stampa parla così poco di quello che avviene nelle basi militari americane?

— È chiaro che la stampa è in mano al potere economico e finanziario. Per questo la gente non sa queste cose, i telegiornali e la stampa non ne parlano. Questo è gravissimo, parliamo di una grande ignoranza voluta della gente. Se la gente sapesse, si ribellerebbe a questo assurdo sistema nel quale viviamo.

— Per questa militarizzazione americana, l’Italia potrebbe non essere libera anche da un punto di vista politico?

— La nostra politica estera non esiste, la nostra politica estera la fa la NATO. Lo abbiamo visto quando siamo andati in guerra con la NATO in Afghanistan, in Libia. È importante iniziare a capire che l’Italia non è un Paese libero, siamo parte integrante di questo impero mondiale che è protetto da armi superpotenti.

— Padre Alex, che messaggio vorrebbe lanciare all’opinione pubblica? Qual è il suo auspicio?

— Prima di tutto dobbiamo ripensare a livello politico la nostra presenza nella NATO, dobbiamo uscirne fuori. Da questo punto di vista mi sento in compagnia con gli unici due che della democrazia cristiana nel ’48 votarono contro la presenza nella NATO. Uno di loro due si è ritirato dalla politica ed è diventato un monaco. Era molto arrabbiato, perché capiva che non poteva farci niente, parlo di Giuseppe Dossetti, un grande, l’anima della Costituzione italiana. Lui ha votato contro la presenza nella NATO, votò contro il proprio partito.

Oggi il mio appello è prima di tutto alle istituzioni. Dobbiamo uscire dalla NATO se vogliamo un minimo di libertà per fare noi una nostra politica.

Secondo: vorrei fare una domanda alla politica. Quando ero direttore di “Nigrizia” sono stato tartassato per aver sollevato il problema delle armi, perché sapevo che una somma di soldi andava ai partiti che erano allora al governo. Ho scritto un’altra lettera recentemente: voglio sapere quanti soldi oggi vanno ai partiti che sono al governo sulle tangenti d’armi. Sono questioni fondamentali, se la gente sapesse queste cose, comincerebbe a reagire in un’altra maniera. Purtroppo la gente non sa.

Il mio terzo appello è alla gente. Dobbiamo rafforzare il movimento per la pace, noi siamo frantumati, dobbiamo sentirci invece un’unica realtà, dalla Sicilia al Trentino. Dobbiamo creare una cittadinanza attiva, capace di dire “no” con chiarezza a questo sistema economico militarizzato che sta in piedi per la super potenza delle nostre armi.

FONTE : http://it.sputniknews.com/italia/20150916/1167336.html#ixzz3ps7x0rZM

ARMI NON LETALI ED ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA “CONVENZIONALI”: la guerra nell’era della “globalizzazione”

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V.F. Polcaro
Senior Scientist
CNR-IAS
Area di Ricerca Roma-Tor Vergata
e-mail: polcaro@saturn.ias.rm.cnr.it

Premessa

    Questo lavoro è stato scritto un anno fa, in occasione del Convegno “Cultura, Scienza e Informazione di fronte alle nuove guerre” del Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra, tenutosi al Politecnico di Torino nel giugno 2000, i cui atti sono reperibili nel libro: M. Zucchetti (a cura di), “Contro le nuove guerre”, Odradek, 2000.
Dopo quella data, sono stati resi disponibili nuovi dati in aggiunta a quelli sui quali era basato l’articolo.
Per quanto riguarda le armi non letali, il bilancio degli Stati Uniti stanzia cifre considerevoli per il loro sviluppo, mentre alcuni modelli derivati dai prototipi descritti in questo lavoro sono ormai considerati operativi (in particolare per quanto riguarda i sistemi di barriere antiuomo a radiazione elettromagnetica ed ultrasonica).
Per quanto riguarda quelle che ho chiamato “armi di distruzione di massa convenzionali”, purtroppo tutte quelle descritte nel testo sono state impiegate nella recente guerra afgana dalle truppe USA e, per quel che riguarda le “bombe a grappolo” anche inglesi.
Se ne conoscono quindi ora maggiori dettagli ed in particolare: La “Cannoniera volante” descritta nel testo si e’ evoluta nell’ AC 130 U “Spooky”. Il nuovo modello, impiegato nella seconda fase del conflitto, si differenzia dal precedente nell’armamento, che ora e’ costituito da un cannone da 25 mm a canne rotanti, da un cannone da 40 mm anticarro e da un obice da 105 mm, tutti montati sul lato sinistro, in modo da poter tenere sotto il proprio fuoco un punto fisso sul terreno, mentre l’aereo gli gira intorno. E’ stata inoltre potenziata l’avionica e le contromisure per poter sostenere anche una certa, limitata, azione antiaerea ostile.
Nel conflitto afgano sono anche state usate almeno due bombe FAE, ora designate dalla sigla BLU-82 e dal nome in codice “Dasy cutter” (“Tagliamargherite”). Dell’ordigno sono state rilasciate alcune fotografie ed anche un breve filmato, che la vede sganciata da un C 130 (non dai B 52), e fatta discendere con un paracadute, in modo da non coinvolgere nell’esplosione (che avviene a circa 1 m da terra) l’aereo che la sgancia e di dare il tempo all’esplosivo liquido di mescolarsi con l’aria. I dati sulla sua potenza sono ancora abbastanza contradditori e sulla natura dell’esplosivo e’ stata riferita una composizione piuttosto incredibile (nitrato di ammonio, alluminio, idrogeno e ossigeno).
Fino a prova contraria, riteniamo quindi ancora validi i dati riportati in questo lavoro.

Riassunto

A partire dall’inizio degli anni ’90, lo scenario politico mondiale si e’ notevolmente modificato. In particolare, l’unica superpotenza sopravvissuta alla “guerra fredda” si e’ trovata nella necessita’ di disporre, oltre al suo arsenale militare prevalentemente concepito per combattere una guerra nucleare totale o guerre locali tradizionali, di armi che rendano possibile il controllo di territori spesso molto vasti ed abitati da una popolazione fortemente ostile e anche molto numerosa, ma male armata.
La risposta a questa esigenza e’ stato lo sviluppo di due categorie di armi che sono sempre esistite ma che hanno trovato nelle moderne tecnologie e nell’attuale situazione politica mezzi e ragioni di uno sviluppo impensabile sino a pochi anni fa: le “armi non letali” e le “armi di distruzione di massa convenzionali”.
Vengono descritte, con il particolare riferimento alle guerre in Iraq, Somalia e Yugoslavia, le principali tipologie, le modalità e gli scopi, tattici e strategici, dell’impiego di queste armi.

Le armi non letali nel nuovo quadro politico

Da sempre, non tutte le armi, definite come oggetti atti a produrre un danno fisico ad un avversario, sono state progettate per uccidere. Infatti, la morte del nemico non è mai stata considerata in tutte le occasioni l’unica o la migliore conclusione di uno scontro.
Il laccio, le “bolas”, la rete, la frusta e lo stesso bastone sono armi non letali (o almeno non necessariamente letali) di origine antichissima e di uso assai frequente in tutte le culture, nelle condizioni più svariate nelle quali si è preferito fermare o disabilitare, piuttosto che uccidere, il nemico.
La necessità di armi non letali, delle quali dotare i corpi incaricati dell’ordine pubblico, si è fatta sentire maggiormente con lo svilupparsi della lotta di classe e quindi con il verificarsi di condizioni economiche e storiche nelle quali era da un lato necessario, per il potere costituito, fronteggiare masse umane ostili e notevolmente organizzate ma disarmate od armate di strumenti rudimentali mentre dall’altro era politicamente poco conveniente ed economicamente controproducente trasformare inevitabilmente gli scontri di piazza in massacri.
Nascono così tra la fine del XIX e quella del XX secolo lo sfollagente, l’idrante antisommossa, i gas lacrimogeni, le pallottole di gomma, il pungolo elettrico, il Myotron (dispositivo elettrico a contatto in grado di paralizzare la muscolatura striata, in dotazione alla Polizia di Stato dell’Arizona) come armi non letali d’attacco e tutta la panoplia di armi di difesa delle quali è ormai dotato qualsiasi corpo di polizia del mondo, indipendentemente dal maggiore o minore grado di democraticità del potere statale che difende.
Tuttavia, la guerra, intesa come scontro armato tra nazioni diverse, è rimasta sempre legata al principio che vince la nazione che è in grado di uccidere il maggior numero possibile di nemici, sicché l’armamento militare, dalle armi individuali a quelle di distruzione di massa, è stato, fino a pochissimo tempo fa, finalizzato sostanzialmente solo al massimo possibile di letalità.
L’attuale quadro politico ed economico si presenta però sotto molti aspetti inedito: per la prima volta nella storia moderna, il mondo è sostanzialmente dominato da un’unica nazione alla quale non se ne contrappone alcuna capace di presentarsi come un avversario in grado di “vincere”, almeno sotto il profilo strettamente militare e nel senso prima enunciato. Inoltre, l’economia mondiale è così strettamente collegata che appare difficile identificare regioni del pianeta nelle quali sia possibile produrre danni materiali che non si ripercuotano, più o meno direttamente, anche sull’economia della nazione dominante o su quella di nazioni ad essa strettamente collegate.
D’altro canto, questa situazione non si traduce certamente in migliori condizioni di vita per tutta la popolazione mondiale, ma anzi popolazioni sempre più numerose sono espropriate delle proprie risorse e del proprio lavoro in favore della potenza dominante e di coloro che ad essa si sono aggregati. Inevitabilmente quindi alcune nazioni tentano ed ancor più tenteranno in futuro di opporsi a questo “nuovo ordine mondiale”, anche con l’uso della forza. Tuttavia la repressione di questa opposizione, proprio per la sproporzione della potenza militare delle parti che si affrontano, non può configurarsi come una “guerra”, ma viene oggettivamente a configurarsi come una “operazione di polizia internazionale”, non dissimile concettualmente dall’intervento delle forze dell’ordine di una nazione contro una manifestazione di piazza che non si riesce a controllare pacificamente. E, come in questo caso, sarebbe ovviamente conveniente se si riuscisse a neutralizzare l’avversario senza ridurre lo scontro ad un massacro.
In queste condizioni, è naturale che negli USA si siano sviluppate e si stiano ulteriormente sviluppando, i più disparati tipi di armi da guerra non letali.

2. Le armi da guerra non letali operative.

Attualmente, solo due categorie di armi da guerra non letali sono in una fase operativa: le armi a colla e le armi laser. Ad esse devono naturalmente essere aggiunti svariati tipi di gas ed aerosol disabilitanti, che agiscono in base a diversi tipi di principi chimici e biologici e che sono ormai noti da decenni. Tuttavia, l’uso operativo di quest’ultima classe di aggressivi è drasticamente limitato dai trattati internazionali, che difficilmente possono essere indeboliti dato che ciò darebbe legittimità all’impiego di armi chimiche, cosa che certo non andrebbe a vantaggio di chi vuole controllare il mondo. Si descriveranno quindi nel seguito solo le armi delle prime due categorie.
2.1 Le armi a colla
Il “fucile lancia-colla” è in dotazione ad alcuni corpi di polizia metropolitana negli USA ed è stato usato dalle truppe americane durante l’operazione “Restore Hope” in Somalia nel 1995. Si tratta in pratica di un dispositivo ad aria compressa che spruzza fino ad una distanza di qualche decina di metri una colla rapida che, nel giro di alcuni secondi, solidifica bloccando completamente i movimenti di chi ne venga ricoperto. La vittima viene successivamente liberata cospargendola di un opportuno solvente. La colla è permeabile ai gas, anche dopo essere solidificata, sicché chi ne venga colpito può agevolmente continuare a respirare e le autorità militari garantiscono che sia la colla che il suo solvente sono completamente atossici. L’arma è però ingombrante, pesante, difficile da maneggiare e con un numero estremamente limitato di “colpi”. Inoltre, la sua gittata è corta e molto inferiore alla più scadente arma da fuoco della quale possa essere armato l’avversario. In pratica, essa non si è dimostrata di alcuna utilità.
Le “barriere adesive” sono invece costituite da bande di tessuto di fibra di vetro ricoperte di un potente adesivo che polimerizza quasi istantaneamente sotto un carico di qualche decina di kg. Fissate al suolo, bloccano, incollandoli al terreno, sia chi le calpesti a piedi che le ruote di un automezzo che tenti di attraversarle. Esse sono state concepite come alternativa “non letale” ai campi minati ed alle barriere di filo spinato per la difesa di aree delimitate di territorio e sono state usate dalle truppe USA in Somalia. Tuttavia, anch’esse si sono mostrate completamente inefficaci in quanto sono state neutralizzate dalle milizie somale spargendovi sopra sabbia o semplici fogli di giornale.
2.2 Le armi laser
Sono già stati sviluppati laser che possono accecare temporaneamente o permanentemente un uomo. In realtà, qualsiasi laser commerciale di potenza non trascurabile, puntato agli occhi di una persona, produce questo effetto. Un’arma laser è quindi solo un normalissimo laser dotato di una impugnatura capace di permetterne il puntamento verso il nemico. Naturalmente, accecare in modo permanente una persona si deve considerare più inumano che ucciderla e per questo motivo un trattato, firmato anche dagli USA alla fine del 1995, vieta lo sviluppo di armi laser che possano accecare permanentemente una persona. La convenzione non vieta però lo sviluppo di laser che producano un abbagliamento od una cecità temporanea. Il problema consiste nel regolare opportunamente la potenza e la frequenza del fascio, dato che la soglia che separa l’effetto temporaneo da quello permanente non è ben definita e probabilmente varia da persona a persona.
Negli USA è stato sviluppato un laser applicabile sotto la canna della carabina M16, che può emettere un brevissimo impulso di potenza adeguata a provocare l’abbagliamento dell’avversario. Anche questo tipo di arma è stato dato in dotazione al alcuni corpi statunitensi durante le operazioni in Somalia nel 1995, precedentemente alla firma della convenzione contro i laser accecanti. Tuttavia, il comandante dei Marines, per evitare il rischio di essere poi accusato di condotta di guerra inumana, fece regolare la potenza dei laser al minimo, in modo da usarli solo come dispositivo di puntamento per i più convenzionali (e decisamente letali) fucili di precisione.(Pasternak, 1997). Le truppe Russe sono state accusate di aver usato laser accecanti durante le operazioni in Cecenia, ma non è chiaro se invece non si sia trattato di incidenti, più o meno volontari, nell’uso di mirini laser regolati a potenza troppo alta.

3. Le armi non letali sperimentali

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3.1 Armi acustiche
Un fascio di vibrazioni ultrasoniche può trasportare una quantità considerevole di energia che può interagire con vari equilibri biologici del corpo umano. Fasci ultrasonici di opportuna frequenza possono mettere in risonanza gli organi dell’equilibrio, provocando vertigini o nausea, o l’intestino, provocando una incontenibile diarrea.
Un fascio ultrasonico può essere usato anche con il solo scopo di trasportare energia contro un bersaglio: è noto che gli scienziati nazisti avevano costruito un “cannone ultrasonico” in grado di abbattere un aereo. Il dispositivo fu replicato nel 1949 da un tecnico americano, Guy Obolensky, ma il Pentagono, che aveva già sperimentato dispositivi analoghi durante la Guerra, non fu interessato all’arma, in quanto non competitiva rispetto ad un tradizionale cannone antiaereo, più potente e molto meno ingombrante.
La società privata SARA, di Huntington Beach (California) ha invece sviluppato e sperimentato per il DoD statunitense un dispositivo chiamato “barriera ultrasonica” che emette intorno ad un’area localizzata fasci di ultrasuoni che provocano effetti sempre più gravi via via che ci avvicina alle sorgenti d’onda (Pasternak, 1997). La stessa ditta ha dichiarato di stare sviluppando diversi altri tipi di armi acustiche che saranno operativi entro dieci anni.
Ovviamente, la potenza di un’arma ad ultrasuoni, a differenza di quella di un proiettile, decresce con il quadrato della distanza dall’obiettivo ed è quindi inutilizzabile contro un nemico sufficientemente lontano.
3.2 Armi a radiofrequenza
Nel 1987 il Pentagono dichiarò che i sovietici avevano sperimentato un’arma capace di uccidere una capra ad un km di distanza con un fascio di radiazione elettromagnetica a radiofrequenza. Mancano riscontri oggettivi di questa affermazione, ma sicuramente il DoD statunitense stanzia fondi per ricerche in questa direzione dall’inizio degli anni ’60. Una sperimentazione (fallita) per un’arma di questo tipo fu anche svolta in Italia da Marconi per conto del governo fascista.
Recentemente Clay Easterly, un ricercatore della Divisione di Scienze Mediche degli Oak Ridge National Labs, una delle istituzioni di ricerca pubblica statunitense più attiva nella ricerca militare, ha presentato al Corpo dei Marines il progetto di massima un “fucile a radiofrequenza” capace di indurre attacchi di epilessia e di un “fucile termico” capace di indurre, per riscaldamento elettromagnetico, un innalzamento della temperatura corporea del bersaglio di due gradi, producendo effetti analoghi a quelli di una fortissima febbre (Pasternak, 1997).
Lo sviluppo di questo tipo di armi appare però problematico, data la grande potenza dell’emissione elettromagnetica richiesta. Inoltre, la focalizzazione di radiazioni a radiofrequenza richiede intrinsecamente l’uso di antenne di grandi dimensioni e quindi di difficile maneggio e facilmente vulnerabili da parte di colpi di arma da fuoco sparati da distanze molto maggiori di quelle alle quali si può ragionevolmente sperare di ottenere un flusso di energia dall’arma con qualche effetto biologico.
Ad ogni modo, gli studi su questo tipo di armi continuano negli USA, tanto che l’USAF ha stanziato a questo fine 110 milioni di dollari per ricerche su queste armi nel 1996 (Pasternak, 1997).
3.3 Armi a bassa frequenza
Una radiazione elettromagnetica a bassa frequenza può stimolare l’emissione di istamina da parte delle cellule cerebrali e quindi indurre sonnolenza od anche un sonno profondo. E’ noto che studi di un’arma basata su questo effetto furono condotti dal Corpo dei Marines agli inizi degli anni ’80, ma non ne sono noti gli sviluppi.

4. I problemi delle armi da guerra non letali

Come abbiamo visto nell’introduzione, lo sviluppo di armi da guerra non letali sarebbe estremamente conveniente per la nazione che controlla l’attuale situazione mondiale, sicché non vengono risparmiate risorse economiche ed umane per questi progetti. Abbiamo però anche visto come questo obiettivo sia difficile da realizzare.
Le armi sviluppate sino ad ora sono ingombranti, scarsamente maneggevoli, efficaci solo a breve distanza. Inoltre, tutti i progetti che sono attualmente noti hanno prodotto prototipi di armi che non mettono in grado chi le usi di difendersi da un avversario armato di armi da fuoco tradizionali più potenti di una pistola.
Infine, le “armi non letali” possono essere più inumane delle armi convenzionali, esponendo chi le impieghi alla reazione della stessa opinione pubblica del proprio paese. Quindi, come è stato recentemente mostrato da Hertog (1998), che pure è favorevole allo sviluppo di questi strumenti bellici, le armi non letali pongono problemi politici, legali ed etici che debbono essere risolti prima che esse possano essere considerate operative, indipendentemente dalla soluzione dei problemi tecnici tuttora irrisolti.
Esse potranno quindi forse evolversi fino a fornire nuovi dispositivi antitumulto ma, a differenza del caso delle operazioni di ordine pubblico su scala locale, le cosiddette “operazioni di polizia internazionale” debbono affrontare eserciti dotati di armamenti spesso di tutto rispetto (anche se certamente non paragonabili come potenza a quelli che possono mettere in campo gli USA o la NATO), di addestramento a livello altamente professionale, oltre che di una motivazione ovviamente superiore a quello degli aggressori.

5. Le armi di distruzione di massa “convenzionali”

Per quanto abbiamo esposto in precedenza, per ora, e probabilmente per un lunghissimo periodo, le operazioni di polizia internazionale saranno condotte con il tradizionale fine di ogni guerra  : uccidere il maggior numero possibile di “nemici”. Tuttavia, una operazione di “peace keeping”, per poter continuare ad apparire giustificata agli occhi della propria opinione pubblica e rimanere compatibile con i vincoli di bilancio che l’economia moderna impone ad ogni amministrazione pubblica, deve potersi concludere rapidamente con una indiscutibile vittoria, con scarse perdite nelle proprie truppe, e non trasformarsi in una interminabile guerra “a bassa intensità”, come la guerra nel Vietnam. Il problema non è quindi solo quello di uccidere moltissimi (o anche tutti i) soldati dell’esercito nemico: questo era possibile già dagli inizi dell’epoca storica, con una adeguata potenza militare disponibile. Il problema è ora di riuscire a farlo abbastanza in fretta ed economicamente.
E’ quindi necessario colpire lo “stato terrorista” con la massima violenza possibile, con l’obiettivo teorico di infliggere un singolo “primo colpo disarmante”.
A parte la mistificazione delle “armi intelligenti” (Polcaro, 1999), è chiaro che lo strumento tecnicamente più adatto a questo scopo rimane l’uso di un arma nucleare tattica, più o meno della potenza della bomba di Hiroshima (20 kton). Tuttavia, la situazione politica internazionale non permette ancora questa soluzione ottimale del problema del “peace keeping” (Polcaro, 2000).
Tuttavia, alcuni sistemi d’arma “convenzionali”, cioè non compresi nelle categorie delle armi atomiche, biologiche e chimiche, impiegati negli ultimi conflitti (Guerra del Golfo, Somalia, Balcani) hanno capacità letali che dovrebbero, a parere di chi scrive, farli considerare tra le “armi di distruzione di massa”.
Se ne descriveranno nel seguito alcuni tipi già operativi.

Bombe FAE (Fuel – Air Explosive”)
Questo tipo di armamento aereo di caduta si basa sul principio delle “bomba Molotov”: una miscela stechiometrica di combustibile liquido ed aria, innescata in un contenitore ermetico con spessore adeguato, detona con una potenza esplosiva molte volte superiore a quella del tritolo. Questo tipo di esplosivo fu inventato nella Repubblica Federale Tedesca, verso l’inizio degli anni ’70, ed arma bombe da 2 t in dotazione all’USAF. Anche se mancano dati ufficiali precisi, la potenza di questi ordigni si stima in 2 kton, corrispondenti ad una bomba nucleare “da teatro”. Sono state impiegate contro le colonne di blindati irakeni in ritirata dal Kuwait. L’ingombro ne limita l’uso, che è possibile solo con il bombardiere strategico B 52. Data la vulnerabilità del vettore, sono impiegabili solo contro avversari con scarse capacità antiaeree.
Cannoniera volante
Si tratta di un velivolo da trasporto C 130 “Hercules”, modificato aprendo 4 portelli su ciascun lato della fusoliera. Da ognuno di essi, opera un cannoncino “Vulcan” da 30 mm a canne rotanti, con rapidità di tiro di 2000 colpi al minuto. Si stima che, intervenendo da una quota di 500 m su di un assembramento, sia in grado di uccidere 10000 persone in 5 minuti. E’ stato impiegato dall’USAF durante la campagna “Restore Hope” in Somalia nel 1995. Data la bassa velocità, la vulnerabilità e la bassa quota operativa, è impiegabile solo contro avversari completamente privi di copertura antiaerea.
Bombe a grappolo
Si tratta di contenitori da caduta, lanciabili da praticamente tutti i tipi di bombardieri, caccia-bombardieri e velivoli d’assalto. Dopo una breve discesa libera, la caduta del contenitore viene rallentata da un paracadute. A questo punto, il contenitore, al comando di un dispositivo barometrico, si apre, liberando un numero variabile da qualche decina a diverse centinaia di mine di varia potenza e tecnologia, che discendono a loro volta frenate da piccoli paracadute, disseminandosi su di una vasta area. In dotazione alla maggior parte delle aviazioni militari del mondo, ne è documentato l’uso da parte della RAF durante la Guerra delle Malvine del 1982 e di diverse aviazioni di paesi NATO durante la Guerra dei Balcani del 1999. Non vi sono problemi tecnici di tipo particolare al loro impiego. La capacità di distruzione di massa dell’ordigno non deriva dal singolo intervento, ma dal suo uso estensivo che produce ad ogni effetto un risultato analogo a quello delle mine anti-uomo, ormai vietate da una convenzione internazionale, disseminando il territorio nemico di milioni di mine che permangono letali, prevalentemente per la popolazione civile, anche molti anni dopo la fine del conflitto.

Conclusioni

La fine della “Guerra Fredda” e la dissoluzione del Blocco Orientale, al contrario di quanto avevano sperato molti pacifisti, non ha affatto posto termine alla violenza ed alla guerra. Anzi, i milioni di “morti virtuali” dell’epoca dell’equilibrio del terrore tra le due superpotenze sono stati sostituiti dalle centinaia di migliaia di morti reali nelle guerre che si sono verificate nell’ultimo decennio, perché la possibilità concreta di una parte di imporre il proprio dominio economico e politico sull’intero pianeta, anche ricorrendo all’uso della forza, resa prima impossibile dal rischio di una guerra nucleare non poteva e non potrà portare ad un mondo pacifico.
E’ dovere della comunità scientifica e delle persone di cultura contribuire a far divenire coscienza comune l’idea che la pace nasce solo dalla prevenzione dei conflitti, tramite accordi che risultino accettabili ad entrambe le parti, non dalla vittoria di una parte o dal possesso di armi che possano imporre la pace: il sogno di Nobel ed Einstein dell’ “arma che ponga fine alle guerre” si è dimostrato irrealizzabile.

Bibliografia

Hertog M. K., “Nonlethal Weapons and Their Role in Military Police Missions”, http:/www.au.af.mil/au/database/research/ay1996/awc/hertgog_mk.htm, Mar 10, 1998
Pasternak, D., “Wonder Weapons”, U.S. News, July 07, 1997
Polcaro V. F., “L’imbroglio dell’intervento chirurgico”, in F. Marenco (ed.) “Imbrogli di guerra”, Odradek, Pisa, 1999
Polcaro, V. F., “I rischi per la pace derivanti dallo sviluppo di sistemi di difesa antimissile”, memoria presentata al Convegno ” Cultura, Scienza e Informazione di fronte alle nuove guerre”, Politecnico, Torino, 22-23 giugno 2000

Fonte: Atti del Convegno “Scudo spaziale, Industria Bellica, Tecnologie Militari: quale utilità, quali interessi in campo?”
Tenutosi il 24 Settembre 2001 al Politecnico di Torino.
A cura di Massimo Zucchetti (Politecnico di Torino, Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra)

SIGILLI AL MUOS DI NISCEMI E’ ABUSIVO.

MUOS

Dopo la decisione del TAR di Palermo del febbraio scorso (https://italiaparla.wordpress.com/2015/02/14/il-tar-decide-stop-al-muos/), che aveva accolto i ricorsi dei No-Muos contro la prosecuzione dei lavori di realizzazione dell’impianto di telecomunicazioni satellitari della Marina Militare statunitense sito nella sughereta di Niscemi (Caltanissetta), in Contrada Ulmo, nuovo intervento della magistratura sulla vicenda MUOS.
Su richiesta del Procuratore Capo Giuseppe Verzera, il GIP di Caltagirone, Salvatore Ettore Cavallaro, ha disposto il sequestro del MUOS «per violazione del vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta presente nella riserva naturale di Niscemi» al quale sono sottoposte anche le costruzioni di carattere militare.
Il Procuratore Verzera ha, inoltre, dichiarato: «La decisione del TAR di Palermo cambia radicalmente la situazione, ho ritenuto fondato chiedere il sequestro preventivo che il GIP ha confermato».
Il provvedimento è stato notificato ieri (1 aprile 2015), dai carabinieri e dalla Polizia Municipale, al Comandante del contingente militare statunitense presente nella base di Sigonella.

IL TAR DECIDE: STOP AL MUOS

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Prima di Palermo, si è espresso sui 5 ricorsi presentati riguardo la questione MUOS di Niscemi, pubblicando la sentenza n° 461 del 13 febbraio 2015 (http://www.nomuos.info/ecco-la-sentenza) con la quale accoglie il ricorso presentato da Legambiente e dal Movimento no MUOS Sicilia dichiarando “improcedibile” il ricorso presentato nel 2011 dal Comune di Niscemi.
Il TAR, dunque, ha accolto i ricorsi n° 1825/13 R.G. e n° 2397/13 R.G. e per l’effetto di ciò, ha annullato il provvedimento del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Ambiente dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana del 24 luglio 2013, prot. n° 32513 riguardante il provvedimento di “revoca della revoca” delle autorizzazioni, impugnato dal Comitato regionale Legambiente e dall’Associazione Movimento NO MUOS Sicilia, insieme a tre cittadini niscemesi.
Dunque, non essendo valida la cosiddetta “revoca della revoca”, a produrre effetti è la revoca del 29 marzo del 2013, quella con cui il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, aveva annullato tutte le autorizzazioni concesse dalla Regione Sicilia nel 2011 riguardanti l’installazione del MUOS.

Secondo i giudici il sistema sarebbe pericoloso per la salute dei cittadini. La decisione scaturisce dall’analisi sulla pericolosità del MUOS (http://www.nomuos.org/documents/relazione_tar_DAmore_UniSapienza_2013-06-24.pdf) condotta dal Professor Ingegner Marcello D’Amore, Ordinario di Elettrotecnica in quiescenza della Sapienza Università di Roma, verificatore nominato dal TAR dopo il ricorso del Comune di Niscemi, e riconvocato il 16 aprile 2014 «con lo specifico compito – spiegano i magistrati – di integrare la precedente verificazione, estendendola allo studio dell’Istituto superiore di Sanità e alle osservazioni critiche dei due esperti Mario Palermo e Massimo Zucchetti».
Secondo i magistrati, «l’Istituto Superiore di Sanità si è basato su procedure di calcolo semplificate che non forniscono accettabili indicazioni nell’ottica del caso peggiore. Il verificatore afferma che le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del MUOS in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base NRTF nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del MUOS sono trattate rispettivamente dall’ISS, dall’ISPRA e dall’ENAV in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti».
Sulla base dei documenti ora giudicati insufficienti dal TAR, l’assessorato all’Ambiente della Regione Sicilia basò il provvedimento di revoca della precedente revoca delle autorizzazioni, dando sostanzialmente il via libera alla realizzazione del MUOS.

A.R.

LA MIA VITA E’ DIVENTATA UN INCUBO!

Andrea Giotti, 48 anni, insegnante di matematica con una laurea in Ingegneria, da quattro anni sarebbe diventato vittima di quello di un controllo mentale a distanza messa in atto dall’agenzia di sicurezza nazionale americana.

Andrea Giotti, 48 anni, insegnante di matematica con una laurea in Ingegneria, da quattro anni sarebbe diventato vittima di quello di un controllo mentale a distanza messa in atto dall’agenzia di sicurezza nazionale americana.

Andrea Giotti, 48 anni, insegnante di matematica con una laurea in Ingegneria, da quattro anni sarebbe diventato vittima di quello di un controllo mentale a distanza messa in atto dall’agenzia di sicurezza nazionale americana.

FINORA HA RESPINTO I LORO ATTACCHI, MA…

Dura da 4 anni il calvario di un insegnante di matematica

Sostiene di essere vittima di una tecnica di controllo mentale

Con una sofisticata e segreta tecnologia, qualcuno si collegherebbe con il suo sistema nervoso per influenzarne il comportamento – è svegliato in piena notte da voci che vogliono dargli degli ordini.

Pistoia

Nel 2010 la vita di Andrea Giotti, 48 anni, si è trasformata in un incubo, in quanto sarebbe vittima di un controllo mentale a distanza. Sostiene che, attraverso l’utilizzo di una sofisticata e segreta tecnologia, qualcuno riusce a collegarsi con il suo sistema nervoso per influenzarne il comportamento.

«Una voce mi dava ordini dentro la mia testa», ricorda l’insegnante. «Se non li eseguivo, iniziavano delle torture a livello neurologico: crampi dolorosissimi, tachicardie o altri effetti che servono per piegare la vittima ai comportamenti desiderati. Questa voce voleva che io compiessi degli atti contro la mia stessa personalità, allo scopo di farmi diventare una sorta di robot sfruttabile per qualsiasi obiettivo. All’inizio ho avuto delle grosse difficoltà a capire che cosa mi stesse accadendo, poteva sembrare una comune patologia psichiatrica. Solo che c’erano troppi sintomi anomali. Quando ho considerato la possibilità che venissero utilizzate su di me questo tipo di tecnologie, tutto si è chiarito e ogni sintomo ha trovato la sua spiegazione. Si tratta di una forma di telepatia artificiale basata su una nuova tecnologia messa in atto dall’agenzia di sicurezza nazionale americana».

Grande forza di volontà*** Per Andrea l’unica difesa da questi attacchi mentali consiste nel far prendere coscienza all’opinione pubblica dell’esistenza di questa tecnologia pericolosissima e indurre chi è al potere a dismetterla.

Grande forza di volontà***
Per Andrea l’unica difesa da questi attacchi mentali consiste nel far prendere coscienza all’opinione pubblica dell’esistenza di questa tecnologia pericolosissima e indurre chi è al potere a dismetterla.

Testimone scomodo
Secondo Giotti le vittime come lui non sono prese a caso: alcuni sono personaggi di spicco, come politici o giornalisti, scelte al fine di monitorarne i comportamenti e intervenire nel caso diventino una minaccia per il sistema, ma possono trattarsi anche di persone qualunque, come Andrea.

«Nel 2003 ho avuto l’occasione di vedere un dispositivo portatile basato su questo tipo di tecnologie di controllo mentale messe in atto da una specie di telecomando da videoregistratore», continua Giotti. «Da allora sono diventato un testimone particolarmente scomodo. Questo strumento emette particelle attraverso un processo fisico nuovo su cui le ipotesi sono ancora aperte. Scelgono persone come me per programmarle a svolgere missioni, anche di tipo suicida, che nessuno saprà mai da chi sono state commissionate».

Ancora oggi Giotti sostiene di essere vittima del controllo mentale. Gli capita, infatti, di essere svegliato in piena notte da queste voci, e sono frequenti gli episodi di tachicardia e respiro corto che iniziano e cessano all’improvviso, come se qualcuno accendesse o disattivasse un interruttore.

«Dal 2010 ho iniziato a cercare di capire come riescano in tutto questo. Sospetto l’esistenza di una rete di satelliti in orbita bassa attorno alla Terra in grado di sparare particelle rare addosso alle persone, indirizzandole al loro sistema nervoso. Potrebbero essere neutrini o particelle non ancora isolate. È un trattamento strettamente individuale. Dall’altra parte c’è un gruppo di psicologi manipolatori che cercano di spingerti a comportati diretti dall’esterno. Quando la persona non si piega, iniziano le torture fisiche provocate da questo raggio. La copertura di questa rete è probabilmente globale. Sono andato a Mosca per vedere se riuscivo a scampare al trattamento, ma inutilmente. Sono andato anche sotto terra, in uno dei posti più schermati, i laboratori nucleari del Gran Sasso, ma nemmeno lì c’è riparo. L’unica difesa è di altra natura: occorre prendere coscienza a livello di opinione pubblica dell’esistenza di questa tecnologia pericolosissima e indurre chi è al potere a dismetterla. È l’unica difesa, a mio modo di vedere».

«Nel 2003 ho visto un dispositivo portatile basato su questa tecnologia di controllo mentale e da allora sono diventato un testimone particolarmente scomodo», dice il 48enne.

«Nel 2003 ho visto un dispositivo portatile basato su questa tecnologia di controllo mentale e da allora sono diventato un testimone particolarmente scomodo», dice il 48enne.

Potrebbero ucciderlo

Le ripercussioni sulla qualità della vita di Andrea sono state pesantissime: non riuscendo a dormire e a lavorare come prima a causa di questi disturbi, ha dovuto chiedere al Ministero dell’Istruzione di essere messo part-time.

«Grazie a Dio, fino a questo momento sono riuscito a respingere gli attacchi», conclude il 48enne. «La vita merita di essere vissuta in piena libertà e se questa libertà è messa in discussione, sono disposto anche a morire. Partendo da questo ragionamento riesco a imporre la mia volontà, ignoro le voci e anche quando mi fanno battere il cuore forte o me lo rallentano, riesco a comportarmi come se niente fosse. Questo richiede un grande sacrificio, potrebbero uccidermi da un momento all’altro, ma io continuo a comportarmi come uomo libero e responsabile delle mie azioni. In “Internet”, in questo campo, si trova di tutto: mitomani, casi autentici e persone con disturbi psichiatrici. Io non temo che mi possano fare un trattamento sanitario obbligatorio per le cose che sto rivelando. Non sono in assoluto contro la psichiatria. Credo però che in questo campo abbia dimostrato tutti i suoi limiti non prendendo in considerazione l’ipotesi che certi fenomeni possano essere prodotti dall’esterno». 

Fabio Frabetti

FONTE : http://www.cronacavera.it/2014/11/26/la-mia-vita-e-diventata-un-incubo/

IMPIANTI MICROCHIP, CONTROLLO MENTALE E CIBERNETICA

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Story by: Rauni Kilde Da http://spiritofmaat.com/magazine/november-2013-the-heart-of-darkness-edition/microchip-implants-mind-control-and-cybernetics/

(traduzione di Giuliano Caimmi. Si confronti tale traduzione con le informazioni già egregiamente elaborate nella pagina del sito di Rosario Marcianò Tankerenemy.com. http://www.tankerenemy.com/2012/08/microimpianti-per-il-controllo mentale.html#.VE0YACKG_rk)  (Traduzione di Giuliano Caimmi)

Nel 1948 Norbert Weiner pubblicò un libro, “la Cibernetica”, definito come la teoria del controllo e della comunicazione neurologica, già in uso in piccoli circoli a quell’ epoca. Yoneji Masuda, “padre della Società dell’ Informazione”, fece le sue considerazioni sul fatto che la nostra libertà sia minacciata, alla maniera orwelliana, da una tecnologia cibernetica totalmente sconosciuta alla maggioranza. Questa tecnologia si connette ai cervelli della gente tramite microchip impiantati collegati a satelliti controllati da supercomputer su suolo terrestre. I primi impianti nel cervello furono inseriti chirurgicamente nel 1974 nello Stato dell’ Ohio, e anche a Stoccolma, Svezia. Furono applicati degli elettrodi cerebrali nei crani di bambini, nel 1946, all’ insaputa dei loro genitori. Negli anni ‘50/’60, furono inseriti impianti elettrici nei cervelli di animali e umani, specialmente negli Stati Uniti, durante una ricerca sulla modifica del comportamento, e sul funzionamento di cervello e corpo umani. I metodi di Controllo Mentale (MC) furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento e la mentalità umane. Influenzare le funzioni cerebrali divenne un’ importante traguardo dei servizi segreti (ndr. Intelligence) e militari. Trent’anni fa gli impianti cerebrali si rilevavano ai raggi X nella misura di un centimetro. Impianti successivi si sono ristretti fino alla misura di un granello di riso. Erano fatti di silicone, e in seguito ancora di arseniuro di gallio (GaAs). Oggi sono piccoli abbastanza da potersi inserire nel collo o nella schiena, e anche per endovena in parti diverse del corpo durante operazioni chirurgiche, con o senza il consenso del soggetto. Oramai è quasi impossibile rilevarli e rimuoverli. È tecnicamente possibile che a ogni neonato sia iniettato un microchip, che potrebbe poi funzionare per identificare la persona per il resto della sua vita. Questi programmi sono stati segretamente discussi negli Stati Uniti senza alcuna divulgazione pubblica dei documenti privati inclusi. In Svezia, il Primo Ministro Olof Palme diede permesso nel 1973 a impiantare dei prigionieri, e l’ ex Direttore Generale dalla Data Inspection, Jan Freese,ha rivelato che i pazienti delle case di riposo venivano tutti impiantati, a metà degli anni ’80. Tale tecnologia fu scoperta attraverso il dossier 1972:47 dello stato di Svezia “Statens Officiella Utradninger (SOU)”. Gli impianti sugli esseri umani possono essere eseguiti ovunque. Le loro funzioni cerebrali possono essere monitorate da postazione remota tramite supercomputer e anche alterati attraverso la modificazione delle frequenze. Le cavie umane, in alcuni esperimenti segreti, hanno incluso prigionieri, soldati, bambini con handicap, persone cieche e sorde, omosessuali, donne single, anziane, scolari, e qualsiasi gruppo di persone considerato “marginale” dagli sperimentatori dell’ Elite. Le esperienze pubblicate di prigionieri nella prigione di stato dello Utah, per esempio, sono come scioccati a livello conscio. I microchip odierni funzionano grazie a onde radio a bassa frequenza che individuano il bersaglio. Con l’aiuto di satelliti, la persona impiantata può essere rintracciata ovunque sul Pianeta. Una tecnica simile fu usata su un numero di test nella guerra in Iraq, secondo il dott. Carl Sanders, che inventò la biotica dell’ IMI, Intelligence Manned Interface (ndr. Interfaccia di Intelligenza Umanizzata), iniettabile alle persone. Prima ancora, durante la Guerra del Vietnam, ai soldati venivano fatte iniezioni del chip “Rambo”, progettato per aumentare il flusso dell’ adrenalina nella circolazione sanguigna. I supercomputer a 20 billioni di bit al secondo alla NSA statunitense potevano oramai “vedere e sentire” tutto ciò che i soldati provavano sul campo di battaglia con un RMS, acronimo di Remote Monitoring System (Sistema di Monitoraggio Remoto). Quando un microchip di 5 micromillimetri (il diametro di una ciocca di capelli è 50 micromillimetri) viene collocato nel nervo ottico dell’ occhio, cattura impulsi neuronali dal cervello fino a impersonare le esperienze, gli odori, la vista, e la voce della persona impiantata. Una volta trasferito e immagazzinato in un computer, questi nano impulsi possono essere riproiettati al cervello della persona tramite il microchip per essere “nuovamente vissuti”. Usando un RMS, un’ operatore di pc su base terrestre può mandare messaggi elettromagnetici (codificati come segnali) al sistema nervoso, compromettendo le prestazioni del bersaglio (target). Con l’ RMS persone in salute possono essere indotte ad allucinazioni o a sentire voci nella loro testa. Qualunque pensiero, reazione, osservazione in ascolto o visiva produce un dato potenziale neurologico, si infila e si schematizza nel cervello e nei suoi campi elettromagnetici, i quali possono ora essere decodificati in pensieri, immagini e voci. La stimolazione elettromagnetica può dunque cambiare le onde cerebrali di una persona e colpire anche l’attività muscolare, provocando crampi muscolari dolorosi vissuti come torture. Il sistema di sorveglianza elettronico della NSA può seguire simultaneamente e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha una frequenza di risonanza bioelettrica unica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con la totale codifica della stimolazione della frequenza elettromagnetica (EMF) cerebrale, i segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello, causando la voce desiderata e gli effetti visivi che si vuole far vivere al target. Questa è una forma di Guerra elettronica. Gli astronauti statunitensi furono impiantati prima di essere mandati nello Spazio proprio per avere la possibilità di seguire i loro pensieri e le loro emozioni, registrabili 24h su 24. Il Washington Post nel maggio del 1995 riportò la notizia che il Principe Guglielmo di Gran Bretagna fosse stato impiantato all’ età di 12 anni. Così, quale fosse stato rapito, un’ onda radio con una specifica frequenza li avrebbe ricondotti al suo microchip. Il segnale del chip sarebbe così istradato verso lo schermo di un pc delle questure, dove i movimenti del Principe potevano essere seguiti. A dire il vero, potrebbe essere localizzato ovunque sulla terra. I mass media non hanno riportato che la privacy di una persona impiantata svanisce per il resto della sua vita. Essa può essere manipolata in vari modi. Usando diverse frequenze, il controllore occulto dell’ attrezzatura può persino cambiare la vita emotiva di una persona. Può renderla più aggressiva o più letargica. Anche la sessualità può essere influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e la meditazione del subconscio possono essere letti, si possono indurre sogni così come “disturbarli”, il tutto all’ insaputa o senza il consenso della persona impiantata. E così si può creare un soldato robotizzato (cyber significa “cibernetico”, da cui cyborg, lett.”organismo cibernetico”). Questa tecnologia occulta è stata usata dalle Forze Armate in alcuni paesi NATO fin dagli anni ’80 senza che la popolazione civile o accademica ne avesse mai sentito parlare. Perciò, di questi sistemi di controllo mentale così invasivi si può reperire poca informazioni sulle riviste accademiche e professionali. Il gruppo di Intelligenza dei Segnali della NSA (detto anche SIGINT) può monitorare (visualizzare) in modo remoto le informazioni provenienti dal cervello umano decodificando i potenziali suscitati dal cervello emessi (3,50 Hertz, 5 milliwatt). Facendo esperimenti sul prigioniero sia a Gotenburgo, Svezia che a Vienna, in Austria, si è riscontrato la presenza di lesioni cerebrali evidenti. Si ha ha pressione circolatoria più bassa e la mancanza di ossigeno nei lobi frontali temporali quando questi impianti sono di norma in funzione. Sperimentazioni finlandesi hanno avuto come risultato un’ atrofia cerebrale e attacchi intermittenti di incoscienza dovuti alla mancanza di ossigeno. Le tecniche di controllo mentale possono essere usate per scopi politici. La finalità dei controllori della mente oggigiorno è quella di indurre persone “bersaglio” o gruppi ad agire contro gli interessi e le convinzioni dell’ uno o dell’altro. Individui zombizzati possono essere programmati persino per uccidere e poi scordare tutto del crimine commesso subito dopo. Esempi allarmanti di questo fenomeno si possono trovare in tutti gli Stati Uniti. Questa “guerra silenziosa” si sta conducendo contro civili ignari e soldati delle agenzie di Intelligence e military. Fin dal 1980, la stimolazione elettronica del cervello (ESB, acronimo di Electric Brain Stinulation) è stata usata segretamente per controllare persone “bersaglio” a loro insaputa o senza il loro consenso. Tutti gli accordi internazionali sui Diritti Umani proibiscono la manipolazione non consensuale degli esseri umani – anche nelle prigioni, per non parlare della popolazione civile. Da un’ iniziativa del senatore statunitense John Glenn, furono avviati dibattiti nel gennaio del 1997 sui pericoli delle radiazioni sulla popolazione civile. La scelta come bersaglio delle funzioni cerebrali della gente con campi elettromagnetici e raggi (da elicotteri e aeroplani, satelliti, da furgoni parcheggiati, case del vicinato, pali del telefono, dispositivi elettronici, cellulari, tv, radio, ecc) è parte del problema delle radiazioni che dovrebbe essere affrontato da membri di un governo democraticamente eletto. In aggiunta al Controllo Mentale elettronico, sono stati scoperti anche metodi chimici. Droghe che alterano la mente e diversi gas inalabili che disturbano in modo negativo le funzioni cerebrali possono essere iniettati nei condotti d’aria e nei tubi dell’acqua. In diversi Stati sono stati sperimentati anche allo stesso modo batteri e virus. La super tecnologia odierna, capace di connettere le nostre funzioni cerebrali attraverso microchip (o anche senza di essi, grazie alle ultime tecnologie) a computer via satellite negli Stati Uniti o in Israele, rappresenta la più grave minaccia per l’ umanità. Che succederà se la gente sarà indotta con falsi presupposti a permettere l’ impianto di microchip nei loro corpi? La prima esca sarà una microchip card per l’identificazione. Segretamente negli Stati Uniti è stata proposta una legislazione obbligatoria per criminalizzare la rimozione di un’ impianto ID (ndr. Per l’ identificazione). Siamo pronti per la robotizzazione del genere umano e la totale eliminazione della privacy, inclusa la libertà di pensiero? Quanti di noi vorrebbero cedere la propria intera esistenza, compreso i nostri più segreti pensieri, al Grande Fratello? Eppure la tecnologia per creare un Nuovo Ordine Mondiale totalitario esiste. Sistemi di comunicazione neurologica “sotto copertura” (covert) sono già in piedi per neutralizzare il pensiero indipendente e controllare l’ attività politica e sociale sulla scorta di interessi militari e privati auto-referenziali. Quando le nostre funzioni cerebrali sono già connesse ai super PC per mezzo di impianti radio e microchip, sarà troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere scongiurata solo educando il pubblico, usando letteratura fruibile sulla biotelemetria e informazioni scambiate in congressi internazionali. Una ragione per cui questa tecnologia è rimasta un segreto di stato è il notorio prestigio dello psichiatrico manuale Statistico IV prodotto dall’ APA, l’ associazione Psichiatri americani, e stampato in 18 lingue. Gli psichiatri, lavorando per le agenzie dell’ Intelligence statunitense senza dubbio partecipavano alla scrittura e alla revisione di questo manuale. Questa Bibbia psichiatrica nasconde lo sviluppo segreto delle tecnologie di controllo mentale etichettando alcuni dei loro effetti come sintomi di schizofrenia paranoica. Le vittime della sperimentazione del controllo mentale sono così diagnosticate in modo quotidiano, secondo la moda del “riflesso del ginocchio”, come malati mentali da dottori che hanno imparato la lista dei “sintomi” del DSM nelle scuole mediche. Ma gli psichiatri non sono stati resi edotti che i pazienti possano dire la verità quando riportano di essere bersagliati contro il loro volere o sono usati come cavie umane per forme di guerra psicologica batteriologica e chimica. È quasi scaduta l’ora di cambiare la direzione della medicina militare e assicurare un nuovo futuro alla libertà umana. “Non ci appenderemo più alle falde dell’ opinione pubblica o ad un’ autorità inesistente per questioni del tutto sconosciute e strane. Gradualmente diverremo esperti noi stessi nella padronanza della conoscenza del Futuro” (Wilhelm Reich)

Rauni Kilde

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Rauni Kilde, dottore finlandese, e ex Chirurgo Generico di Finlandia, non è solo molto competente nei campi veterinari e medici, ma possiede la stessa popolarità come autore e esperto nei campi dell’ ufologia, il paranormale, e il controllo mentale. La dott.a Kilde è docente universitaria e ha collaborato come relatore in conferenze sugli UFO; ha siglato numerosi libri su quasi tutti i temi succitati. Attualmente risiede in Norvegia, ad oggi la dott.a Kilde sostiene che vi sia un programma di scambio segreto fra umani e alieni che è stato deliberatamente insabbiato dai potenti Governi occidentali.

Protetto: SPIONAGGIO MILITARE – SEGRETO DI STATO

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DOMANI 9 AGOSTO MANIFESTAZIONE NO MUOS A NISCEMI

Domani, sabato 9 agosto 2014, a Niscemi è in programma una nuova manifestazione dei comitati che si oppongono al MUOS ormai definitivamente completato e, a quanto pare, in fase di test.

Nella giornata di ieri, 7 agosto, intorno alle ore 22.00, sette attivisti, dopo aver tagliato un tratto della recinzione hanno effettuato una incursione all’interno della base arrampicandosi su tre tralicci intenzionati a stazionarci il più possibile. Almeno un centinaio di attivisti nel frattempo sono entrati nella base sostando in prossimità dei tralicci occupati. Si tratta in sostanza della riedizione dell’occupazione andata in scena l’estate scorsa nella stessa base USA.

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In questi ultimi giorni, la Questura e la Magistratura, hanno tentato di intimorire il movimento (che ha anche subito il danneggiamento del Presidio) emettendo ben 29 fogli di via e divieti di dimora. Con questa nuova azione i NO MUOS vogliono dimostrare non solo di non aver paura ma che i divieti possono infrangersi.

Riportiamo di seguito il comunicato degli attivisti che si trovano sulle antenne:

QUESTA VOLTA VOGLIAMO TUTTO IL DIRITTO DI VIVERE IN PACE

Dall’alto di queste antenne contempliamo la bellezza della sughereta, dell’alba e del tramonto, la luna e l’abbondanza della natura.La vista delle parabole, delle antenne e l’aridità della base ci fa percepire tutta la bruttezza della guerra. Si tratta di strumenti orribile che servono a uccidere, bombardare, creare sofferenza, mutilazione, paura, morte.

Noi oggi decidiamo di restare a oltranza, su queste antenne diaboliche e maligne, perché vogliamo liberare il pianeta, la Sicilia, la sughereta da un pezzo importante di questo incubo. Amiamo la libertà, ma siamo disposti ad affrontare l’orrore del carcere pur di ottenere una vera liberazione dalla logica e dalla logistica della guerra. Soprattutto questa volta siamo determinati a ottenere tutto.

1. Lo smantellamento della base e la sua riconversione in centro internazionale per l’accoglienza, la solidarietà e la pace.

2. Il trasferimento del denaro per gli F-35 per progetti sociali ed ecologici elaborati dal basso.

3. La fine della collaborazione militare e commerciale con Israele, da poco condannato per violazione dei diritti umani, fino a quando si arrivi a una soluzione giusta e condivisa tra Israele e Palestina. Il blocco delle vendite di aerei e armi da combattimento da parte delle nostre fabbriche a tutti i paesi violatori di diritti umani.

4. La conversione del denaro e degli sforzi militari e polizieschi (Marenostrum, Cie, Cara) usati per solo per rinchiudere migranti e deportarli, creando e rendendo operativo da subito un piano di accoglienza solidale e diffuso che preveda il salvacondotto consolare europeo per i migranti che scappano da guerre e dittature, dando l’esempio agli altri paesi.

Questo è fare politica. Il Movimento No Muos crede in soluzioni pratiche, umane e solidali per il benessere collettivo e per la salute di madre terra (come la chiamano gli indigeni delle Americhe). Fino ad adesso il Parlamento, il Governo e la Presidenza della Repubblica hanno ignorato il problema della guerra e si sono rifiutati di interloquire con il Movimento. Noi oggi chiediamo un cambiamento e lo domandiamo a partire da richieste precise e concrete. Ai compagni e alle compagne, ad amici e parenti, a tutte le persone che amano la pace, la libertà e la terra domandiamo: vogliamo veramente mettercela tutta per fermare l’orrore e creare la bellezza?

Gaza brucia, bambini e grandi vivono e muoiono nella disperazione della guerra. Militari di tutto il mondo giocano e interpretano il ruolo dei boia perdendo l’umanità nelle loro divise. In solidarietà al popolo palestinese abbiamo colorato simbolicamente il nostro corpo di rosso.

Per liberarci dalla rassegnazione e ribellarci alla guerra, se lo vogliamo, il momento è ora, Il momento è qui: a Niscemi. Siamo qui a riprenderci la terra per terminare questo stupro fatto alla sughereta e rifertilizzarla con alberi e allegria. Ora è il momento di ottenere tutto. Ora vogliamo il diritto di vivere in pace.

Ai giudici e ai magistrati che vogliono veramente esercitare un’azione di giustizia, chiediamo di appoggiare quest’azione e tutte le azioni di liberazione della sughereta e della terra dalla guerra. Chiediamo di desistere dalla bieca applicazione di leggi lontane dal rendere giustizia nei confronti di popoli oppressi che vogliono una libertà vera.

Fonti:

http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/12493-sette-nomuos-occupano-le-antenne

http://www.linksicilia.it/2014/08/i-militanti-no-muos-hanno-occupato-la-base-militare-di-niscemi/

A. Roberto

NO MUOS: MANIFESTAZIONE IN CONTRADA ULMO

«Per la prima volta marciamo con le tre antenne già installate, rivendicando che queste antenne debbono essere immediatamente smantellate …»


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Niscemi. Nel pomeriggio di oggi (1° marzo 2014) circa 2.000 persone, sfidando i divieti della Questura di Caltanissetta, hanno marciato verso i cancelli della base della Marina Militare statunitense in Contrada Ulmo a Niscemi, per protestare nuovamente contro il MUOS, il sistema di comunicazioni satellitari del Dipartimento della Difesa americana.
Non sono mancati momenti di tensione con scontri con le forze dell’ordine in coda al corteo.

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La manifestazione si è mantenuta pacifica fino a quando la testa del corteo, giunta, davanti al cancello n° 1 della base, ha tentato di forzare il blocco del reparto mobile. Negli scontri una dimostrante è rimasta ferita al volto ed un agente ha riportato la frattura del setto nasale.

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Successivamente il corteo ha cambiato direzione, dirigendosi verso una collinetta dalla quale si possono vedere le parabole del MUOS. È tornata la calma ma la tensione è rimasta alta fino al termine della manifestazione.

Da Washington, intanto, il Pentagono annuncia ufficialmente che entro il 2017 il MUOS di Niscemi sarà operativo. Nel 2015 sarà lanciato il satellite e subito dopo inizieranno gli esperimenti e via via l’impianto funzionerà a pieno regime. Secondo gli esperti americani non esistono rischi per la popolazione, anzi un telefonino o un forno a microonde procurerebbero più danni di una sola di quelle gigantesche parabole puntate verso l’alto. Tant’è vero che in Virginia (Norfolk), Australia (Geraldton) e Hawaai (Wahiawa), affermano gli esperti, nessuno se ne lamenta. Ma a Niscemi la popolazione non ci sta anche in base agli studi eseguiti dal Prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino e dal fisico Massimo Coraddu.
Anche il Governo USA lancia un’offensiva mediatica ospitando i giornalisti delle testate italiane e siciliane per dimostrare che il MUOS non è pericoloso.

Il 27 marzo nuovo appuntamento davanti al TAR di Palermo dove i Comitati attenderanno una risposta positiva sull’istanza di revoca della concessione di costruzione delle parabole.

A.R.