Le frequenze possono influenzare e riprogrammare il DNA

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Paolo Benda scrive: Il DNA umano è un Internet biologico, superiore, sotto molti aspetti, a quello artificiale. La più recente ricerca scientifica russa spiega, direttamente o indirettamente, fenomeni quali la chiaroveggenza, l’intuizione, gli atti spontanei ed a distanza di cura, l’auto-guarigione, le tecniche di affermazione, la luce o aure insolite intorno alle persone (concretamente, dei maestri spirituali), l’influenza della mente sui modelli climatici e molto ancora.

Inoltre, ci sono segni di un tipo di medicina completamente nuova nella quale il DNA può essere influenzato e riprogrammato dalle parole e dalle frequenza SENZA sezionare e rimpiazzare geni individuali.

Solo il 10% del nostro DNA viene utilizzato per costruire le proteine. Questo subcomplesso di DNA è quello che interessa i ricercatori occidentali che lo stanno esaminando e catalogando. L’altro 90% è considerato “DNA rottame”. Tuttavia, i ricercatori russi, convinti che la natura non è stupida, hanno riunito linguisti e genetisti per intraprendere un’esplorazione di quel 90% di “DNA rottame”. I loro risultati, scoperte e conclusioni sono semplicemente rivoluzionarie! Secondo loro, il nostro DNA non solo è il responsabile della costruzione del nostro corpo, ma serve anche da magazzino di informazioni e per la comunicazione.

I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico, specialmente nell’apparentemente inutile 90%, segue le stesse regole di tutte le nostre lingue umane. Per questo motivo, hanno confrontato le regole della sintassi (il modo in cui si mettono insieme le parole per formare frasi e proposizioni), la semantica (lo studio del significato delle parole) e le regole grammaticali di base.

Hanno scoperto che gli alcalini del nostro DNA seguono una grammatica regolare e hanno regole fisse come avviene nelle nostre lingue.

Così le lingue umane non sono apparse per coincidenza, ma sono un riflesso del nostro DNA inerente.

Anche il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev e i suoi colleghi hanno esplorato il comportamento vibratorio del DNA. (Per essere breve, qui farò solo un riassunto. Per maggiori informazioni, per favore, andate all’appendice finale di questo articolo).

La linea finale è stata: “I cromosomi vivi funzionano come computer “solitonici/olografici” usando la radiazione laser del DNA endogeno”. Questo significa che hanno fatto in modo di modulare certi modelli di frequenza con un raggio laser e con questo hanno influenzato la frequenza del DNA e, in questo modo, l’informazione genetica stessa. Siccome la struttura base delle coppie alcaline del DNA e del linguaggio (come si è già spiegato) sono la stessa struttura, non si rende necessaria nessuna decodificazione del DNA.  Uno semplicemente può usare parole e orazioni del linguaggio umano! Questo è stato anche provato sperimentalmente.

La sostanza del DNA vivente (in tessuto vivo, non in vitro), reagirà sempre ai raggi laser del linguaggio modulato e anche alle onde radio, se si utilizzano le frequenze appropriate.  Infine questo spiega scientificamente perchè le affermazioni, l’educazione autogena, l’ipnosi e cose simili possono avere forti effetti sugli umani e i loro corpi. E’ del tutto normale e naturale che il nostro DNA reagisca al linguaggio. Mentre i ricercatori occidentali ritagliano geni individuali dei filamenti del DNA e li inseriscono in un altro posto, i russi hanno lavorato con entusiasmo con dispositivi che possono influenzare il metabolismo cellulare con le frequenze modulate di radio e di luce per riparare difetti genetici.

Per esempio il gruppo di ricercatori di Garjajeva ha avuto successo nel provare che con questo metodo si possono riparare i cromosomi danneggiati dai raggi X. Sono anche riusciti a catturare modelli di informazione di un DNA specifico e lo hanno trasmesso ad un altro, riprogrammando così le cellule su un altro genoma. In quel modo, hanno trasformato con successo, per esempio, embrioni di rana in embrioni di salamandra, semplicemente trasmettendo i modelli di informazione del DNA!

In quel modo, l’informazione completa è stata trasmessa senza nessuna delle disarmonie o effetti collaterali che si manifestano quando si fa l’ablazione e si reintroducono geni individuali del DNA! Questo rappresenta una rivoluzione e sensazione incredibili, che trasformerà il mondo! Tutto ciò applicando semplicemente la vibrazione e il linguaggio al posto dell’arcaico processo d’ablazione! Questo esperimento punta all’immenso potere della genetica delle onde, che ovviamente ha più influenza, sulla formazione degli organismi, che i processi biochimici delle sequenze alcaline.

I maestri esoterici e spirituali sanno da millenni che il nostro corpo si può programmare con il linguaggio, le parole e il pensiero. Ora questo è stato provato e spiegato scientificamente. Certamente la frequenza deve essere quella corretta e a questo si deve il fatto che non tutti hanno lo stesso risultato o possano farlo sempre con la stessa forza.

La persona deve lavorare con i processi interni e la maturità per poter stabilire una comunicazione cosciente con il DNA.

I ricercatori russi lavorano con un metodo che non dipende da questi fattori, però funziona SEMPRE, sempre e quando venga usata la giusta frequenza.

Però, quanto più è sviluppata la coscienza individuale, meno c’è la necessità di qualsiasi tipo di dispositivo! Si possono ottenere quei risultati da se stessi e la scienza finalmente smetterà di ridere di tali idee e potrà spiegarne e confermarne i risultati. E non finisce qui.

Gli scienziati russi hanno anche scoperto che il nostro DNA può causare modelli di perturbazione nel vuoto, producendo così “cunicoli” magnetizzati!

I “piccoli buchi” sono gli equivalenti microscopici di quelli chiamati ponti Einstein-Rosen nella vicinanza dei buchi neri (lasciati da stelle consumate).

Questi sono dei tunnel di connessione, fra aree completamente differenti dell’universo, attraverso i quali si può trasmettere l’informazione fuori dallo spazio e dal tempo.

Il DNA attira quei frammenti di informazione e li passa alla nostra coscienza.

Questo processo di ipercomunicazione è più efficace in stato di rilassamento. Lo stress, le preoccupazioni e l’intelletto iperattivo  impediscono il successo  dell’ipercomunicazione o ne distorcono completamente l’informazione rendendola inutile. In Natura, l’ipercomunicazione è stata applicata con successo da milioni di anni. Il flusso di vita strutturato in “organizzazioni stato” di insetti lo prova drammaticamente. L’uomo moderno lo conosce solo ad un livello molto più sottile come “intuizione”. Però anche noi possiamo recuperarne a pieno l’uso.

Un esempio in Natura. Quando un formica regina è lontana dalla sua colonia, la costruzione continua con fervore e in accordo con la pianificazione. Tuttavia, se si uccide la regina, nella colonia tutto il lavoro si ferma. Nessuna formica sa cosa fare. Apparentemente, la regina invia i “piani di costruzione” anche da molto lontano per mezzo della coscienza gruppale dei suoi sudditi. Può stare lontana quanto vuole, fintanto che sia viva. Nell’uomo l’ipercomunicazione si attiva quando uno improvvisamente riesce ad avere accesso ad un’informazione  che è fuori dalla propria base di conoscenze.

A quel punto questa ipercomunicazione viene sperimentata e catalogata  come un’ispirazione o intuizione. Il compositore italiano Giuseppe Tartini, per esempio, una notte sognò che il diavolo si sedeva vicino al suo letto suonando il violino. La mattina seguente, Tartini potè trascrivere il brano a memoria con esattezza e lo chiamò la Sonata del Trillo del Diavolo.

Per anni, un infermiere di 42 anni sognò una situazione nella quale era connesso ad una specie di CD-ROM di conoscenza. Gli veniva trasmessa conoscenza verificabile da tutti i campi immaginabili e alla mattina poteva ricordare. Era tale la valanga di informazioni che sembrava che di notte gli trasmettessero tutta una enciclopedia. La maggior parte delle informazioni era fuori dalla sua base di conoscenze personali e arrivava a dettagli tecnici di cui lui non sapeva assolutamente niente.

Quando avviene l’ipercomunicazione, si possono osservare fenomeni speciali nel DNA, così come nell’essere umano. Gli scienziati russi hanno irradiato campioni di DNA con luce laser. Nello schermo si è formato un modello di onde tipico. Quando hanno ritirato il campione di DNA, i modelli di onda non sono scomparsi, sono rimasti. Molti esperimenti di controllo hanno dimostrato che il modello proveniva ancora dal campione rimosso, il cui campo energetico apparentemente è rimasto di per se stesso.

Questo effetto ora si denomina effetto del DNA fantasma.

Si presume che l’energia dello spazio esteriore e del tempo, dopo aver ritirato il DNA, fluisca ancora attraverso i “cunicoli”. La maggior parte  delle volte gli effetti secondari che si incontrano nell’ipercomunicazione, anche degli esseri umani, sono campi elettromagnetici inspiegabili nelle vicinanze della persona implicata.  In presenza dei quali i dispositivi elettronici, come attrezzature per CD e altri simili, possono essere alterati e smettere di funzionare per ore.

Quando il campo elettromagnetico si dissolve lentamente, le attrezzature funzionano ancora normalmente. Molti curatori e psichici conoscono questo effetto dovuto al loro lavoro. Più si migliorano l’atmosfera e l’energia dell’ambiente più frustante è che in quel preciso istante l’attrezzatura di registrazione smette di funzionare e di registrare. Il  riaccendere e spegnere dopo la sessione non ne ristabilisce ancora la funzionalità totale che però  il giorno dopo ritorna alla normalità. Chissà forse leggere ciò risulta tranquillizzante per molti, in quanto non ha niente a che vedere con l’essere tecnicamente incapaci, ma significa semplicemente che sono abili per l’ipercomunicazione.

Gli scienziati russi hanno irradiato diversi campioni di DNA con dei raggi laser e su uno schermo si è formata una tipica trama di onde che, una volta rimosso il campione, rimaneva sullo schermo. Allo stesso modo si suppone che l’energia al di fuori dello spazio e del tempo continua a passare attraverso gli tunnel spaziali attivati anche dopo la rimozione del DNA. Gli effetti collaterali più frequenti nell’ipercomunicazione sono dei campi magnetici vicini alle persone coinvolte. Gli apparecchi elettronici possono subire delle interferenze e smettere di funzionare per ore. Quando il campo elettromagnetico si dissolve, l’apparecchio ricomincia a funzionare normalmente. Molti operatori spirituali conoscono bene questo effetto.

Grazyna Gosar and Franz Bludorf nel loro libro Vernetzte Intelligenz spiegano queste connessioni in modo chiaro e preciso. Gli autori riportano anche alcune fonti secondo le quali gli uomini sarebbero stati come gli animali, collegati alla coscienza di gruppo, e quindi avrebbero agito come gruppo. Per sviluppare e vivere la propria individualità, tuttavia, avrebbero abbandonato e dimenticato quasi completamente l’ipercomunicazione.

Ora che la nostra coscienza individuale è abbastanza stabile, possiamo creare una nuova forma di coscienza di gruppo.

Così come usiamo Internet, il nostro DNA è in grado di immettere dati nella rete, scaricare informazioni e stabilire un contatto con altre persone connesse.

In questo modo si possono spiegare i fenomeni quali telepatia o guarigioni a distanza.

Senza un’individualità distinta la coscienza collettiva non può essere usata per un periodo prolungato, altrimenti si ritornerebbe a uno stato primitivo di istinti primordiali. L’ipercomunicazione nel nuovo millennio significa una cosa ben diversa.

I ricercatori pensano che, se gli uomini con piena individualità formassero una coscienza collettiva, avrebbero la capacità di creare, cambiare e plasmare le cose sulla terra, come fossero Dio! E l’umanità si sta avvicinando a questo nuovo tipo di coscienza collettiva.

Il tempo atmosferico è piuttosto difficile da influenzare da un solo individuo, ma  l’impresa potrebbe riuscire dalla coscienza di gruppo (niente di nuovo per alcune tribù indigene). Il tempo viene fortemente influenzato dalla frequenza risonante della terra (frequenza di Schumann). Ma queste stesse frequenze vengono prodotte anche nel nostro cervello, e quando molte persone si sincronizzano su di esse, o quando alcuni individui (p. e. maestri spirituali) concentrano i loro pensieri come un laser, non sorprende affatto che possano influenzare il tempo. Una civiltà moderna che sviluppa questo tipo di coscienza non avrebbe più problemi né d’inquinamento ambientale, né di risorse energetiche; usando il potere della coscienza collettiva potrebbe controllare automaticamente e in modo naturale l’energia del pianeta.

Se un numero abbastanza elevato di individui si unisse con uno scopo più elevato, come la meditazione per la pace, si dissolverebbe anche la violenza.

Il DNA sembra essere anche un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale.

I conduttori artificiali invece richiedono per il loro funzionamento delle temperature estremamente basse (tra -200 e -140°C). Inoltre, tutti i superconduttori possono immagazzinare luce, quindi informazioni. Anche questo dimostra che il DNA sia è grado di farlo.

Vi è un altro fenomeno legato al DNA e ai tunnel spaziali.

Normalmente questi minuscoli tunnel sono altamente instabili e durano soltanto una frazione di secondo. In certe condizioni però si possono creare dei tunnel stabili in grado di formare delle sfere luminose. In alcune regioni della Russia queste sfere appaiono molto spesso. In queste regioni le sfere a volte s’innalzano dalla terra verso il cielo, e i ricercatori hanno scoperto che possono essere guidati dal pensiero. Le sfere emettono onde a bassa frequenza che vengono anche prodotte dal nostro cervello, quindi sono in grado di reagire ai nostri pensieri. Queste sfere di luce hanno una carica energetica molto elevata e sono in grado di causare delle mutazioni genetiche. Anche molti operatori spirituali producono queste sfere o colonne di luce, quando si trovano in uno stato di profonda meditazione o durante un lavoro energetico.

In alcuni progetti per la guarigione della terra queste sfere vengono catturate anche nelle foto. In passato di fronte a questi fenomeni luminosi si credeva che apparissero degli angeli. In ogni caso, pur mancando le prove scientifiche, ora sappiamo che persone con queste esperienze non soffrivano affatto di allucinazioni. Abbiamo fatto un grande passo in avanti nella comprensione della nostra realtà. Anche la scienza “ufficiale” conosce le anomalie della terra che contribuiscono alla formazione dei fenomeni luminosi. Queste anomalie sono state trovate di recente anche a Rocca di Papa, a sud di Roma.

L’articolo intero (in inglese) si può trovare sulla pagina www.fosar-bludorf.com(Kontext – Forum for Border Science). Su questa pagina è anche possibile contattare gli autori.

Tutte le informazioni sono tratte dal libro “Vernetzte Intelligenz” di Grazyna Fosar e Franz Bludorf, ISBN 3930243237; purtroppo per ora esiste soltanto in tedesco.

Nel suo libro “Vernetzte Intelligenz” (Networked Intelligence: Intelligenza trasmessa dalla rete), Grazyna Gosar e Franz Bludorf spiegano queste connessioni chiaramente e precisamente. Gli autori citano anche fonti supponendo che in tempi primitivi l’Umanità, come gli animali, è stata fortemente connessa alla coscienza gruppale e agiva come gruppo. Tuttavia, per sviluppare e sperimentare l’individualità, noi umani abbiamo dovuto dimenticare l’ipercomunicazione quasi completamente. Ora che siamo abbastanza stabili nella nostra coscienza individuale,possiamo creare una nuova forma di coscienza gruppale, concretamente una,  quella in cui abbiamo accesso a tutte le informazioni per mezzo del nostro DNA senza essere forzati o controllati a distanza rispetto a quello che dobbiamo fare con quell’informazione.

Tutti i dati sono del libro “Vernetzte Intelligenz” di Von Grazyna Fosar e Franz Bludorf, ISBN 3930243237, riassunti e commentati da Baerbel. Purtroppo il libro per ora è disponibile solo in tedesco.

FONTE : http://www.animacosmica.org/le-frequenze-possono-influenzare-e-riprogrammare-il-dna/

NEUROSCHIAVI – PAOLO CIONI

 

NEUROSCHIAVI

Marco Della Luna – avvocato, esercita da anni la professione forense. Laureato in psicologia a Padova è inoltre studioso di strumenti psicologici, economici e giuridici di dominazione sociale.

Collabora con riviste come Tema, Il Consapevole, Nexus, Il Popolo, per cui ha scritto numerosi articoli, quali Magia ingegneristica; La Casta dei Pupi e le Banche dei Pupari; Debunking: fini, presupposti, metodi.

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Marco Della Luna è coautore insieme ad Antonio Miclavez del bestseller Euroschiavi: la Banca d’Italia, la Grande
Frode del Debito Pubblico e i Segreti del Signoraggio (Arianna Editrice).
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Paolo Cioni – Psichiatra di impostazione neuroscientifica, responsabile di un servizio di salute mentale presso la ASL Firenze, è docente alla Scuola di Specializzazione in Psichiatria di Firenze, nonché consulente tecnico del
Tribunale. Ha lavorato nelle carceri e negli ospedali psichiatrici.

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Paolo Cioni presenterà il suo ultimo libro “Neuro-schiavi – Tecniche e psicopatologia della manipolazione politica” co-scritto con Marco Della Luna. Un lavoro riconosciuto in Italia da molti esperti nel campo delle neuroscienze.

Allo stesso modo un “Piccolo trattato sulla manipolazione “, ha il vantaggio di illuminare il maggior numero di persone sui meccanismi del cervello e attirare l’attenzione sulle sue debolezze per miglioraci e proteggerci dal potenziale della manipolazione. Un libro di utilità pubblica.

Gli strumenti attraverso cui l’uomo viene dominato e sfruttato sono essenzialmente di tre tipi: giuridici, psicologici ed economici. Conoscerli è condizione per diventare liberi e coscienti. Siete pronti a mettere di nuovo in gioco ogni vostra certezza? In uno scenario dove libertà e consapevolezza sono sempre più minacciate, è indispensabile conoscere gli strumenti che le attaccano. “Neuroschiavi” ha questo scopo. Il libro descrive i meccanismi di condizionamento adoperati nella storia – dal plagio religioso alla propaganda politica, dal marketing e pubblicità fino al controllo elettromagnetico integrando il piano psicologico con quelli neurofisiologico e sociologico, ponendosi l’esigenza di studiare, comprendere e contrastare l’opera di tali mezzi, a tutela della libertà e del (possibile) benessere proprio e altrui.

Paolo Cioni, docente di psicopatologia, ex capo del servizio di salute mentale con l’ASL di Firenze, insegnante presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria di Firenze. E ‘autore di numerosi trattati, nonché di psicologia e psichiatria monografie. Egli è anche il co-autore, con Marco Della Luna, Neuro-Slave. Tecniche e psicopatologia della manipolazione politica, economica e religiosa.

https://books.google.it/books/about/Neuroschiavi_Liberiamoci_dalla_manipolaz.html?id=CcCAMAEACAAJ&source=kp_cover&redir_esc=y

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http://www.unilibro.it/libro/cioni-paolo/paranoia-leadership-fallimento-rivincita-psicopatia-psichiatra/9788854875432

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ARMI NON LETALI ED ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA “CONVENZIONALI”: la guerra nell’era della “globalizzazione”

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V.F. Polcaro
Senior Scientist
CNR-IAS
Area di Ricerca Roma-Tor Vergata
e-mail: polcaro@saturn.ias.rm.cnr.it

Premessa

    Questo lavoro è stato scritto un anno fa, in occasione del Convegno “Cultura, Scienza e Informazione di fronte alle nuove guerre” del Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra, tenutosi al Politecnico di Torino nel giugno 2000, i cui atti sono reperibili nel libro: M. Zucchetti (a cura di), “Contro le nuove guerre”, Odradek, 2000.
Dopo quella data, sono stati resi disponibili nuovi dati in aggiunta a quelli sui quali era basato l’articolo.
Per quanto riguarda le armi non letali, il bilancio degli Stati Uniti stanzia cifre considerevoli per il loro sviluppo, mentre alcuni modelli derivati dai prototipi descritti in questo lavoro sono ormai considerati operativi (in particolare per quanto riguarda i sistemi di barriere antiuomo a radiazione elettromagnetica ed ultrasonica).
Per quanto riguarda quelle che ho chiamato “armi di distruzione di massa convenzionali”, purtroppo tutte quelle descritte nel testo sono state impiegate nella recente guerra afgana dalle truppe USA e, per quel che riguarda le “bombe a grappolo” anche inglesi.
Se ne conoscono quindi ora maggiori dettagli ed in particolare: La “Cannoniera volante” descritta nel testo si e’ evoluta nell’ AC 130 U “Spooky”. Il nuovo modello, impiegato nella seconda fase del conflitto, si differenzia dal precedente nell’armamento, che ora e’ costituito da un cannone da 25 mm a canne rotanti, da un cannone da 40 mm anticarro e da un obice da 105 mm, tutti montati sul lato sinistro, in modo da poter tenere sotto il proprio fuoco un punto fisso sul terreno, mentre l’aereo gli gira intorno. E’ stata inoltre potenziata l’avionica e le contromisure per poter sostenere anche una certa, limitata, azione antiaerea ostile.
Nel conflitto afgano sono anche state usate almeno due bombe FAE, ora designate dalla sigla BLU-82 e dal nome in codice “Dasy cutter” (“Tagliamargherite”). Dell’ordigno sono state rilasciate alcune fotografie ed anche un breve filmato, che la vede sganciata da un C 130 (non dai B 52), e fatta discendere con un paracadute, in modo da non coinvolgere nell’esplosione (che avviene a circa 1 m da terra) l’aereo che la sgancia e di dare il tempo all’esplosivo liquido di mescolarsi con l’aria. I dati sulla sua potenza sono ancora abbastanza contradditori e sulla natura dell’esplosivo e’ stata riferita una composizione piuttosto incredibile (nitrato di ammonio, alluminio, idrogeno e ossigeno).
Fino a prova contraria, riteniamo quindi ancora validi i dati riportati in questo lavoro.

Riassunto

A partire dall’inizio degli anni ’90, lo scenario politico mondiale si e’ notevolmente modificato. In particolare, l’unica superpotenza sopravvissuta alla “guerra fredda” si e’ trovata nella necessita’ di disporre, oltre al suo arsenale militare prevalentemente concepito per combattere una guerra nucleare totale o guerre locali tradizionali, di armi che rendano possibile il controllo di territori spesso molto vasti ed abitati da una popolazione fortemente ostile e anche molto numerosa, ma male armata.
La risposta a questa esigenza e’ stato lo sviluppo di due categorie di armi che sono sempre esistite ma che hanno trovato nelle moderne tecnologie e nell’attuale situazione politica mezzi e ragioni di uno sviluppo impensabile sino a pochi anni fa: le “armi non letali” e le “armi di distruzione di massa convenzionali”.
Vengono descritte, con il particolare riferimento alle guerre in Iraq, Somalia e Yugoslavia, le principali tipologie, le modalità e gli scopi, tattici e strategici, dell’impiego di queste armi.

Le armi non letali nel nuovo quadro politico

Da sempre, non tutte le armi, definite come oggetti atti a produrre un danno fisico ad un avversario, sono state progettate per uccidere. Infatti, la morte del nemico non è mai stata considerata in tutte le occasioni l’unica o la migliore conclusione di uno scontro.
Il laccio, le “bolas”, la rete, la frusta e lo stesso bastone sono armi non letali (o almeno non necessariamente letali) di origine antichissima e di uso assai frequente in tutte le culture, nelle condizioni più svariate nelle quali si è preferito fermare o disabilitare, piuttosto che uccidere, il nemico.
La necessità di armi non letali, delle quali dotare i corpi incaricati dell’ordine pubblico, si è fatta sentire maggiormente con lo svilupparsi della lotta di classe e quindi con il verificarsi di condizioni economiche e storiche nelle quali era da un lato necessario, per il potere costituito, fronteggiare masse umane ostili e notevolmente organizzate ma disarmate od armate di strumenti rudimentali mentre dall’altro era politicamente poco conveniente ed economicamente controproducente trasformare inevitabilmente gli scontri di piazza in massacri.
Nascono così tra la fine del XIX e quella del XX secolo lo sfollagente, l’idrante antisommossa, i gas lacrimogeni, le pallottole di gomma, il pungolo elettrico, il Myotron (dispositivo elettrico a contatto in grado di paralizzare la muscolatura striata, in dotazione alla Polizia di Stato dell’Arizona) come armi non letali d’attacco e tutta la panoplia di armi di difesa delle quali è ormai dotato qualsiasi corpo di polizia del mondo, indipendentemente dal maggiore o minore grado di democraticità del potere statale che difende.
Tuttavia, la guerra, intesa come scontro armato tra nazioni diverse, è rimasta sempre legata al principio che vince la nazione che è in grado di uccidere il maggior numero possibile di nemici, sicché l’armamento militare, dalle armi individuali a quelle di distruzione di massa, è stato, fino a pochissimo tempo fa, finalizzato sostanzialmente solo al massimo possibile di letalità.
L’attuale quadro politico ed economico si presenta però sotto molti aspetti inedito: per la prima volta nella storia moderna, il mondo è sostanzialmente dominato da un’unica nazione alla quale non se ne contrappone alcuna capace di presentarsi come un avversario in grado di “vincere”, almeno sotto il profilo strettamente militare e nel senso prima enunciato. Inoltre, l’economia mondiale è così strettamente collegata che appare difficile identificare regioni del pianeta nelle quali sia possibile produrre danni materiali che non si ripercuotano, più o meno direttamente, anche sull’economia della nazione dominante o su quella di nazioni ad essa strettamente collegate.
D’altro canto, questa situazione non si traduce certamente in migliori condizioni di vita per tutta la popolazione mondiale, ma anzi popolazioni sempre più numerose sono espropriate delle proprie risorse e del proprio lavoro in favore della potenza dominante e di coloro che ad essa si sono aggregati. Inevitabilmente quindi alcune nazioni tentano ed ancor più tenteranno in futuro di opporsi a questo “nuovo ordine mondiale”, anche con l’uso della forza. Tuttavia la repressione di questa opposizione, proprio per la sproporzione della potenza militare delle parti che si affrontano, non può configurarsi come una “guerra”, ma viene oggettivamente a configurarsi come una “operazione di polizia internazionale”, non dissimile concettualmente dall’intervento delle forze dell’ordine di una nazione contro una manifestazione di piazza che non si riesce a controllare pacificamente. E, come in questo caso, sarebbe ovviamente conveniente se si riuscisse a neutralizzare l’avversario senza ridurre lo scontro ad un massacro.
In queste condizioni, è naturale che negli USA si siano sviluppate e si stiano ulteriormente sviluppando, i più disparati tipi di armi da guerra non letali.

2. Le armi da guerra non letali operative.

Attualmente, solo due categorie di armi da guerra non letali sono in una fase operativa: le armi a colla e le armi laser. Ad esse devono naturalmente essere aggiunti svariati tipi di gas ed aerosol disabilitanti, che agiscono in base a diversi tipi di principi chimici e biologici e che sono ormai noti da decenni. Tuttavia, l’uso operativo di quest’ultima classe di aggressivi è drasticamente limitato dai trattati internazionali, che difficilmente possono essere indeboliti dato che ciò darebbe legittimità all’impiego di armi chimiche, cosa che certo non andrebbe a vantaggio di chi vuole controllare il mondo. Si descriveranno quindi nel seguito solo le armi delle prime due categorie.
2.1 Le armi a colla
Il “fucile lancia-colla” è in dotazione ad alcuni corpi di polizia metropolitana negli USA ed è stato usato dalle truppe americane durante l’operazione “Restore Hope” in Somalia nel 1995. Si tratta in pratica di un dispositivo ad aria compressa che spruzza fino ad una distanza di qualche decina di metri una colla rapida che, nel giro di alcuni secondi, solidifica bloccando completamente i movimenti di chi ne venga ricoperto. La vittima viene successivamente liberata cospargendola di un opportuno solvente. La colla è permeabile ai gas, anche dopo essere solidificata, sicché chi ne venga colpito può agevolmente continuare a respirare e le autorità militari garantiscono che sia la colla che il suo solvente sono completamente atossici. L’arma è però ingombrante, pesante, difficile da maneggiare e con un numero estremamente limitato di “colpi”. Inoltre, la sua gittata è corta e molto inferiore alla più scadente arma da fuoco della quale possa essere armato l’avversario. In pratica, essa non si è dimostrata di alcuna utilità.
Le “barriere adesive” sono invece costituite da bande di tessuto di fibra di vetro ricoperte di un potente adesivo che polimerizza quasi istantaneamente sotto un carico di qualche decina di kg. Fissate al suolo, bloccano, incollandoli al terreno, sia chi le calpesti a piedi che le ruote di un automezzo che tenti di attraversarle. Esse sono state concepite come alternativa “non letale” ai campi minati ed alle barriere di filo spinato per la difesa di aree delimitate di territorio e sono state usate dalle truppe USA in Somalia. Tuttavia, anch’esse si sono mostrate completamente inefficaci in quanto sono state neutralizzate dalle milizie somale spargendovi sopra sabbia o semplici fogli di giornale.
2.2 Le armi laser
Sono già stati sviluppati laser che possono accecare temporaneamente o permanentemente un uomo. In realtà, qualsiasi laser commerciale di potenza non trascurabile, puntato agli occhi di una persona, produce questo effetto. Un’arma laser è quindi solo un normalissimo laser dotato di una impugnatura capace di permetterne il puntamento verso il nemico. Naturalmente, accecare in modo permanente una persona si deve considerare più inumano che ucciderla e per questo motivo un trattato, firmato anche dagli USA alla fine del 1995, vieta lo sviluppo di armi laser che possano accecare permanentemente una persona. La convenzione non vieta però lo sviluppo di laser che producano un abbagliamento od una cecità temporanea. Il problema consiste nel regolare opportunamente la potenza e la frequenza del fascio, dato che la soglia che separa l’effetto temporaneo da quello permanente non è ben definita e probabilmente varia da persona a persona.
Negli USA è stato sviluppato un laser applicabile sotto la canna della carabina M16, che può emettere un brevissimo impulso di potenza adeguata a provocare l’abbagliamento dell’avversario. Anche questo tipo di arma è stato dato in dotazione al alcuni corpi statunitensi durante le operazioni in Somalia nel 1995, precedentemente alla firma della convenzione contro i laser accecanti. Tuttavia, il comandante dei Marines, per evitare il rischio di essere poi accusato di condotta di guerra inumana, fece regolare la potenza dei laser al minimo, in modo da usarli solo come dispositivo di puntamento per i più convenzionali (e decisamente letali) fucili di precisione.(Pasternak, 1997). Le truppe Russe sono state accusate di aver usato laser accecanti durante le operazioni in Cecenia, ma non è chiaro se invece non si sia trattato di incidenti, più o meno volontari, nell’uso di mirini laser regolati a potenza troppo alta.

3. Le armi non letali sperimentali

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3.1 Armi acustiche
Un fascio di vibrazioni ultrasoniche può trasportare una quantità considerevole di energia che può interagire con vari equilibri biologici del corpo umano. Fasci ultrasonici di opportuna frequenza possono mettere in risonanza gli organi dell’equilibrio, provocando vertigini o nausea, o l’intestino, provocando una incontenibile diarrea.
Un fascio ultrasonico può essere usato anche con il solo scopo di trasportare energia contro un bersaglio: è noto che gli scienziati nazisti avevano costruito un “cannone ultrasonico” in grado di abbattere un aereo. Il dispositivo fu replicato nel 1949 da un tecnico americano, Guy Obolensky, ma il Pentagono, che aveva già sperimentato dispositivi analoghi durante la Guerra, non fu interessato all’arma, in quanto non competitiva rispetto ad un tradizionale cannone antiaereo, più potente e molto meno ingombrante.
La società privata SARA, di Huntington Beach (California) ha invece sviluppato e sperimentato per il DoD statunitense un dispositivo chiamato “barriera ultrasonica” che emette intorno ad un’area localizzata fasci di ultrasuoni che provocano effetti sempre più gravi via via che ci avvicina alle sorgenti d’onda (Pasternak, 1997). La stessa ditta ha dichiarato di stare sviluppando diversi altri tipi di armi acustiche che saranno operativi entro dieci anni.
Ovviamente, la potenza di un’arma ad ultrasuoni, a differenza di quella di un proiettile, decresce con il quadrato della distanza dall’obiettivo ed è quindi inutilizzabile contro un nemico sufficientemente lontano.
3.2 Armi a radiofrequenza
Nel 1987 il Pentagono dichiarò che i sovietici avevano sperimentato un’arma capace di uccidere una capra ad un km di distanza con un fascio di radiazione elettromagnetica a radiofrequenza. Mancano riscontri oggettivi di questa affermazione, ma sicuramente il DoD statunitense stanzia fondi per ricerche in questa direzione dall’inizio degli anni ’60. Una sperimentazione (fallita) per un’arma di questo tipo fu anche svolta in Italia da Marconi per conto del governo fascista.
Recentemente Clay Easterly, un ricercatore della Divisione di Scienze Mediche degli Oak Ridge National Labs, una delle istituzioni di ricerca pubblica statunitense più attiva nella ricerca militare, ha presentato al Corpo dei Marines il progetto di massima un “fucile a radiofrequenza” capace di indurre attacchi di epilessia e di un “fucile termico” capace di indurre, per riscaldamento elettromagnetico, un innalzamento della temperatura corporea del bersaglio di due gradi, producendo effetti analoghi a quelli di una fortissima febbre (Pasternak, 1997).
Lo sviluppo di questo tipo di armi appare però problematico, data la grande potenza dell’emissione elettromagnetica richiesta. Inoltre, la focalizzazione di radiazioni a radiofrequenza richiede intrinsecamente l’uso di antenne di grandi dimensioni e quindi di difficile maneggio e facilmente vulnerabili da parte di colpi di arma da fuoco sparati da distanze molto maggiori di quelle alle quali si può ragionevolmente sperare di ottenere un flusso di energia dall’arma con qualche effetto biologico.
Ad ogni modo, gli studi su questo tipo di armi continuano negli USA, tanto che l’USAF ha stanziato a questo fine 110 milioni di dollari per ricerche su queste armi nel 1996 (Pasternak, 1997).
3.3 Armi a bassa frequenza
Una radiazione elettromagnetica a bassa frequenza può stimolare l’emissione di istamina da parte delle cellule cerebrali e quindi indurre sonnolenza od anche un sonno profondo. E’ noto che studi di un’arma basata su questo effetto furono condotti dal Corpo dei Marines agli inizi degli anni ’80, ma non ne sono noti gli sviluppi.

4. I problemi delle armi da guerra non letali

Come abbiamo visto nell’introduzione, lo sviluppo di armi da guerra non letali sarebbe estremamente conveniente per la nazione che controlla l’attuale situazione mondiale, sicché non vengono risparmiate risorse economiche ed umane per questi progetti. Abbiamo però anche visto come questo obiettivo sia difficile da realizzare.
Le armi sviluppate sino ad ora sono ingombranti, scarsamente maneggevoli, efficaci solo a breve distanza. Inoltre, tutti i progetti che sono attualmente noti hanno prodotto prototipi di armi che non mettono in grado chi le usi di difendersi da un avversario armato di armi da fuoco tradizionali più potenti di una pistola.
Infine, le “armi non letali” possono essere più inumane delle armi convenzionali, esponendo chi le impieghi alla reazione della stessa opinione pubblica del proprio paese. Quindi, come è stato recentemente mostrato da Hertog (1998), che pure è favorevole allo sviluppo di questi strumenti bellici, le armi non letali pongono problemi politici, legali ed etici che debbono essere risolti prima che esse possano essere considerate operative, indipendentemente dalla soluzione dei problemi tecnici tuttora irrisolti.
Esse potranno quindi forse evolversi fino a fornire nuovi dispositivi antitumulto ma, a differenza del caso delle operazioni di ordine pubblico su scala locale, le cosiddette “operazioni di polizia internazionale” debbono affrontare eserciti dotati di armamenti spesso di tutto rispetto (anche se certamente non paragonabili come potenza a quelli che possono mettere in campo gli USA o la NATO), di addestramento a livello altamente professionale, oltre che di una motivazione ovviamente superiore a quello degli aggressori.

5. Le armi di distruzione di massa “convenzionali”

Per quanto abbiamo esposto in precedenza, per ora, e probabilmente per un lunghissimo periodo, le operazioni di polizia internazionale saranno condotte con il tradizionale fine di ogni guerra  : uccidere il maggior numero possibile di “nemici”. Tuttavia, una operazione di “peace keeping”, per poter continuare ad apparire giustificata agli occhi della propria opinione pubblica e rimanere compatibile con i vincoli di bilancio che l’economia moderna impone ad ogni amministrazione pubblica, deve potersi concludere rapidamente con una indiscutibile vittoria, con scarse perdite nelle proprie truppe, e non trasformarsi in una interminabile guerra “a bassa intensità”, come la guerra nel Vietnam. Il problema non è quindi solo quello di uccidere moltissimi (o anche tutti i) soldati dell’esercito nemico: questo era possibile già dagli inizi dell’epoca storica, con una adeguata potenza militare disponibile. Il problema è ora di riuscire a farlo abbastanza in fretta ed economicamente.
E’ quindi necessario colpire lo “stato terrorista” con la massima violenza possibile, con l’obiettivo teorico di infliggere un singolo “primo colpo disarmante”.
A parte la mistificazione delle “armi intelligenti” (Polcaro, 1999), è chiaro che lo strumento tecnicamente più adatto a questo scopo rimane l’uso di un arma nucleare tattica, più o meno della potenza della bomba di Hiroshima (20 kton). Tuttavia, la situazione politica internazionale non permette ancora questa soluzione ottimale del problema del “peace keeping” (Polcaro, 2000).
Tuttavia, alcuni sistemi d’arma “convenzionali”, cioè non compresi nelle categorie delle armi atomiche, biologiche e chimiche, impiegati negli ultimi conflitti (Guerra del Golfo, Somalia, Balcani) hanno capacità letali che dovrebbero, a parere di chi scrive, farli considerare tra le “armi di distruzione di massa”.
Se ne descriveranno nel seguito alcuni tipi già operativi.

Bombe FAE (Fuel – Air Explosive”)
Questo tipo di armamento aereo di caduta si basa sul principio delle “bomba Molotov”: una miscela stechiometrica di combustibile liquido ed aria, innescata in un contenitore ermetico con spessore adeguato, detona con una potenza esplosiva molte volte superiore a quella del tritolo. Questo tipo di esplosivo fu inventato nella Repubblica Federale Tedesca, verso l’inizio degli anni ’70, ed arma bombe da 2 t in dotazione all’USAF. Anche se mancano dati ufficiali precisi, la potenza di questi ordigni si stima in 2 kton, corrispondenti ad una bomba nucleare “da teatro”. Sono state impiegate contro le colonne di blindati irakeni in ritirata dal Kuwait. L’ingombro ne limita l’uso, che è possibile solo con il bombardiere strategico B 52. Data la vulnerabilità del vettore, sono impiegabili solo contro avversari con scarse capacità antiaeree.
Cannoniera volante
Si tratta di un velivolo da trasporto C 130 “Hercules”, modificato aprendo 4 portelli su ciascun lato della fusoliera. Da ognuno di essi, opera un cannoncino “Vulcan” da 30 mm a canne rotanti, con rapidità di tiro di 2000 colpi al minuto. Si stima che, intervenendo da una quota di 500 m su di un assembramento, sia in grado di uccidere 10000 persone in 5 minuti. E’ stato impiegato dall’USAF durante la campagna “Restore Hope” in Somalia nel 1995. Data la bassa velocità, la vulnerabilità e la bassa quota operativa, è impiegabile solo contro avversari completamente privi di copertura antiaerea.
Bombe a grappolo
Si tratta di contenitori da caduta, lanciabili da praticamente tutti i tipi di bombardieri, caccia-bombardieri e velivoli d’assalto. Dopo una breve discesa libera, la caduta del contenitore viene rallentata da un paracadute. A questo punto, il contenitore, al comando di un dispositivo barometrico, si apre, liberando un numero variabile da qualche decina a diverse centinaia di mine di varia potenza e tecnologia, che discendono a loro volta frenate da piccoli paracadute, disseminandosi su di una vasta area. In dotazione alla maggior parte delle aviazioni militari del mondo, ne è documentato l’uso da parte della RAF durante la Guerra delle Malvine del 1982 e di diverse aviazioni di paesi NATO durante la Guerra dei Balcani del 1999. Non vi sono problemi tecnici di tipo particolare al loro impiego. La capacità di distruzione di massa dell’ordigno non deriva dal singolo intervento, ma dal suo uso estensivo che produce ad ogni effetto un risultato analogo a quello delle mine anti-uomo, ormai vietate da una convenzione internazionale, disseminando il territorio nemico di milioni di mine che permangono letali, prevalentemente per la popolazione civile, anche molti anni dopo la fine del conflitto.

Conclusioni

La fine della “Guerra Fredda” e la dissoluzione del Blocco Orientale, al contrario di quanto avevano sperato molti pacifisti, non ha affatto posto termine alla violenza ed alla guerra. Anzi, i milioni di “morti virtuali” dell’epoca dell’equilibrio del terrore tra le due superpotenze sono stati sostituiti dalle centinaia di migliaia di morti reali nelle guerre che si sono verificate nell’ultimo decennio, perché la possibilità concreta di una parte di imporre il proprio dominio economico e politico sull’intero pianeta, anche ricorrendo all’uso della forza, resa prima impossibile dal rischio di una guerra nucleare non poteva e non potrà portare ad un mondo pacifico.
E’ dovere della comunità scientifica e delle persone di cultura contribuire a far divenire coscienza comune l’idea che la pace nasce solo dalla prevenzione dei conflitti, tramite accordi che risultino accettabili ad entrambe le parti, non dalla vittoria di una parte o dal possesso di armi che possano imporre la pace: il sogno di Nobel ed Einstein dell’ “arma che ponga fine alle guerre” si è dimostrato irrealizzabile.

Bibliografia

Hertog M. K., “Nonlethal Weapons and Their Role in Military Police Missions”, http:/www.au.af.mil/au/database/research/ay1996/awc/hertgog_mk.htm, Mar 10, 1998
Pasternak, D., “Wonder Weapons”, U.S. News, July 07, 1997
Polcaro V. F., “L’imbroglio dell’intervento chirurgico”, in F. Marenco (ed.) “Imbrogli di guerra”, Odradek, Pisa, 1999
Polcaro, V. F., “I rischi per la pace derivanti dallo sviluppo di sistemi di difesa antimissile”, memoria presentata al Convegno ” Cultura, Scienza e Informazione di fronte alle nuove guerre”, Politecnico, Torino, 22-23 giugno 2000

Fonte: Atti del Convegno “Scudo spaziale, Industria Bellica, Tecnologie Militari: quale utilità, quali interessi in campo?”
Tenutosi il 24 Settembre 2001 al Politecnico di Torino.
A cura di Massimo Zucchetti (Politecnico di Torino, Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra)

IMPIANTI MICROCHIP, CONTROLLO MENTALE E CIBERNETICA

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Story by: Rauni Kilde Da http://spiritofmaat.com/magazine/november-2013-the-heart-of-darkness-edition/microchip-implants-mind-control-and-cybernetics/

(traduzione di Giuliano Caimmi. Si confronti tale traduzione con le informazioni già egregiamente elaborate nella pagina del sito di Rosario Marcianò Tankerenemy.com. http://www.tankerenemy.com/2012/08/microimpianti-per-il-controllo mentale.html#.VE0YACKG_rk)  (Traduzione di Giuliano Caimmi)

Nel 1948 Norbert Weiner pubblicò un libro, “la Cibernetica”, definito come la teoria del controllo e della comunicazione neurologica, già in uso in piccoli circoli a quell’ epoca. Yoneji Masuda, “padre della Società dell’ Informazione”, fece le sue considerazioni sul fatto che la nostra libertà sia minacciata, alla maniera orwelliana, da una tecnologia cibernetica totalmente sconosciuta alla maggioranza. Questa tecnologia si connette ai cervelli della gente tramite microchip impiantati collegati a satelliti controllati da supercomputer su suolo terrestre. I primi impianti nel cervello furono inseriti chirurgicamente nel 1974 nello Stato dell’ Ohio, e anche a Stoccolma, Svezia. Furono applicati degli elettrodi cerebrali nei crani di bambini, nel 1946, all’ insaputa dei loro genitori. Negli anni ‘50/’60, furono inseriti impianti elettrici nei cervelli di animali e umani, specialmente negli Stati Uniti, durante una ricerca sulla modifica del comportamento, e sul funzionamento di cervello e corpo umani. I metodi di Controllo Mentale (MC) furono usati nel tentativo di cambiare il comportamento e la mentalità umane. Influenzare le funzioni cerebrali divenne un’ importante traguardo dei servizi segreti (ndr. Intelligence) e militari. Trent’anni fa gli impianti cerebrali si rilevavano ai raggi X nella misura di un centimetro. Impianti successivi si sono ristretti fino alla misura di un granello di riso. Erano fatti di silicone, e in seguito ancora di arseniuro di gallio (GaAs). Oggi sono piccoli abbastanza da potersi inserire nel collo o nella schiena, e anche per endovena in parti diverse del corpo durante operazioni chirurgiche, con o senza il consenso del soggetto. Oramai è quasi impossibile rilevarli e rimuoverli. È tecnicamente possibile che a ogni neonato sia iniettato un microchip, che potrebbe poi funzionare per identificare la persona per il resto della sua vita. Questi programmi sono stati segretamente discussi negli Stati Uniti senza alcuna divulgazione pubblica dei documenti privati inclusi. In Svezia, il Primo Ministro Olof Palme diede permesso nel 1973 a impiantare dei prigionieri, e l’ ex Direttore Generale dalla Data Inspection, Jan Freese,ha rivelato che i pazienti delle case di riposo venivano tutti impiantati, a metà degli anni ’80. Tale tecnologia fu scoperta attraverso il dossier 1972:47 dello stato di Svezia “Statens Officiella Utradninger (SOU)”. Gli impianti sugli esseri umani possono essere eseguiti ovunque. Le loro funzioni cerebrali possono essere monitorate da postazione remota tramite supercomputer e anche alterati attraverso la modificazione delle frequenze. Le cavie umane, in alcuni esperimenti segreti, hanno incluso prigionieri, soldati, bambini con handicap, persone cieche e sorde, omosessuali, donne single, anziane, scolari, e qualsiasi gruppo di persone considerato “marginale” dagli sperimentatori dell’ Elite. Le esperienze pubblicate di prigionieri nella prigione di stato dello Utah, per esempio, sono come scioccati a livello conscio. I microchip odierni funzionano grazie a onde radio a bassa frequenza che individuano il bersaglio. Con l’aiuto di satelliti, la persona impiantata può essere rintracciata ovunque sul Pianeta. Una tecnica simile fu usata su un numero di test nella guerra in Iraq, secondo il dott. Carl Sanders, che inventò la biotica dell’ IMI, Intelligence Manned Interface (ndr. Interfaccia di Intelligenza Umanizzata), iniettabile alle persone. Prima ancora, durante la Guerra del Vietnam, ai soldati venivano fatte iniezioni del chip “Rambo”, progettato per aumentare il flusso dell’ adrenalina nella circolazione sanguigna. I supercomputer a 20 billioni di bit al secondo alla NSA statunitense potevano oramai “vedere e sentire” tutto ciò che i soldati provavano sul campo di battaglia con un RMS, acronimo di Remote Monitoring System (Sistema di Monitoraggio Remoto). Quando un microchip di 5 micromillimetri (il diametro di una ciocca di capelli è 50 micromillimetri) viene collocato nel nervo ottico dell’ occhio, cattura impulsi neuronali dal cervello fino a impersonare le esperienze, gli odori, la vista, e la voce della persona impiantata. Una volta trasferito e immagazzinato in un computer, questi nano impulsi possono essere riproiettati al cervello della persona tramite il microchip per essere “nuovamente vissuti”. Usando un RMS, un’ operatore di pc su base terrestre può mandare messaggi elettromagnetici (codificati come segnali) al sistema nervoso, compromettendo le prestazioni del bersaglio (target). Con l’ RMS persone in salute possono essere indotte ad allucinazioni o a sentire voci nella loro testa. Qualunque pensiero, reazione, osservazione in ascolto o visiva produce un dato potenziale neurologico, si infila e si schematizza nel cervello e nei suoi campi elettromagnetici, i quali possono ora essere decodificati in pensieri, immagini e voci. La stimolazione elettromagnetica può dunque cambiare le onde cerebrali di una persona e colpire anche l’attività muscolare, provocando crampi muscolari dolorosi vissuti come torture. Il sistema di sorveglianza elettronico della NSA può seguire simultaneamente e gestire milioni di persone. Ognuno di noi ha una frequenza di risonanza bioelettrica unica nel cervello, proprio come abbiamo impronte digitali uniche. Con la totale codifica della stimolazione della frequenza elettromagnetica (EMF) cerebrale, i segnali elettromagnetici pulsanti possono essere inviati al cervello, causando la voce desiderata e gli effetti visivi che si vuole far vivere al target. Questa è una forma di Guerra elettronica. Gli astronauti statunitensi furono impiantati prima di essere mandati nello Spazio proprio per avere la possibilità di seguire i loro pensieri e le loro emozioni, registrabili 24h su 24. Il Washington Post nel maggio del 1995 riportò la notizia che il Principe Guglielmo di Gran Bretagna fosse stato impiantato all’ età di 12 anni. Così, quale fosse stato rapito, un’ onda radio con una specifica frequenza li avrebbe ricondotti al suo microchip. Il segnale del chip sarebbe così istradato verso lo schermo di un pc delle questure, dove i movimenti del Principe potevano essere seguiti. A dire il vero, potrebbe essere localizzato ovunque sulla terra. I mass media non hanno riportato che la privacy di una persona impiantata svanisce per il resto della sua vita. Essa può essere manipolata in vari modi. Usando diverse frequenze, il controllore occulto dell’ attrezzatura può persino cambiare la vita emotiva di una persona. Può renderla più aggressiva o più letargica. Anche la sessualità può essere influenzata artificialmente. I segnali del pensiero e la meditazione del subconscio possono essere letti, si possono indurre sogni così come “disturbarli”, il tutto all’ insaputa o senza il consenso della persona impiantata. E così si può creare un soldato robotizzato (cyber significa “cibernetico”, da cui cyborg, lett.”organismo cibernetico”). Questa tecnologia occulta è stata usata dalle Forze Armate in alcuni paesi NATO fin dagli anni ’80 senza che la popolazione civile o accademica ne avesse mai sentito parlare. Perciò, di questi sistemi di controllo mentale così invasivi si può reperire poca informazioni sulle riviste accademiche e professionali. Il gruppo di Intelligenza dei Segnali della NSA (detto anche SIGINT) può monitorare (visualizzare) in modo remoto le informazioni provenienti dal cervello umano decodificando i potenziali suscitati dal cervello emessi (3,50 Hertz, 5 milliwatt). Facendo esperimenti sul prigioniero sia a Gotenburgo, Svezia che a Vienna, in Austria, si è riscontrato la presenza di lesioni cerebrali evidenti. Si ha ha pressione circolatoria più bassa e la mancanza di ossigeno nei lobi frontali temporali quando questi impianti sono di norma in funzione. Sperimentazioni finlandesi hanno avuto come risultato un’ atrofia cerebrale e attacchi intermittenti di incoscienza dovuti alla mancanza di ossigeno. Le tecniche di controllo mentale possono essere usate per scopi politici. La finalità dei controllori della mente oggigiorno è quella di indurre persone “bersaglio” o gruppi ad agire contro gli interessi e le convinzioni dell’ uno o dell’altro. Individui zombizzati possono essere programmati persino per uccidere e poi scordare tutto del crimine commesso subito dopo. Esempi allarmanti di questo fenomeno si possono trovare in tutti gli Stati Uniti. Questa “guerra silenziosa” si sta conducendo contro civili ignari e soldati delle agenzie di Intelligence e military. Fin dal 1980, la stimolazione elettronica del cervello (ESB, acronimo di Electric Brain Stinulation) è stata usata segretamente per controllare persone “bersaglio” a loro insaputa o senza il loro consenso. Tutti gli accordi internazionali sui Diritti Umani proibiscono la manipolazione non consensuale degli esseri umani – anche nelle prigioni, per non parlare della popolazione civile. Da un’ iniziativa del senatore statunitense John Glenn, furono avviati dibattiti nel gennaio del 1997 sui pericoli delle radiazioni sulla popolazione civile. La scelta come bersaglio delle funzioni cerebrali della gente con campi elettromagnetici e raggi (da elicotteri e aeroplani, satelliti, da furgoni parcheggiati, case del vicinato, pali del telefono, dispositivi elettronici, cellulari, tv, radio, ecc) è parte del problema delle radiazioni che dovrebbe essere affrontato da membri di un governo democraticamente eletto. In aggiunta al Controllo Mentale elettronico, sono stati scoperti anche metodi chimici. Droghe che alterano la mente e diversi gas inalabili che disturbano in modo negativo le funzioni cerebrali possono essere iniettati nei condotti d’aria e nei tubi dell’acqua. In diversi Stati sono stati sperimentati anche allo stesso modo batteri e virus. La super tecnologia odierna, capace di connettere le nostre funzioni cerebrali attraverso microchip (o anche senza di essi, grazie alle ultime tecnologie) a computer via satellite negli Stati Uniti o in Israele, rappresenta la più grave minaccia per l’ umanità. Che succederà se la gente sarà indotta con falsi presupposti a permettere l’ impianto di microchip nei loro corpi? La prima esca sarà una microchip card per l’identificazione. Segretamente negli Stati Uniti è stata proposta una legislazione obbligatoria per criminalizzare la rimozione di un’ impianto ID (ndr. Per l’ identificazione). Siamo pronti per la robotizzazione del genere umano e la totale eliminazione della privacy, inclusa la libertà di pensiero? Quanti di noi vorrebbero cedere la propria intera esistenza, compreso i nostri più segreti pensieri, al Grande Fratello? Eppure la tecnologia per creare un Nuovo Ordine Mondiale totalitario esiste. Sistemi di comunicazione neurologica “sotto copertura” (covert) sono già in piedi per neutralizzare il pensiero indipendente e controllare l’ attività politica e sociale sulla scorta di interessi militari e privati auto-referenziali. Quando le nostre funzioni cerebrali sono già connesse ai super PC per mezzo di impianti radio e microchip, sarà troppo tardi per protestare. Questa minaccia può essere scongiurata solo educando il pubblico, usando letteratura fruibile sulla biotelemetria e informazioni scambiate in congressi internazionali. Una ragione per cui questa tecnologia è rimasta un segreto di stato è il notorio prestigio dello psichiatrico manuale Statistico IV prodotto dall’ APA, l’ associazione Psichiatri americani, e stampato in 18 lingue. Gli psichiatri, lavorando per le agenzie dell’ Intelligence statunitense senza dubbio partecipavano alla scrittura e alla revisione di questo manuale. Questa Bibbia psichiatrica nasconde lo sviluppo segreto delle tecnologie di controllo mentale etichettando alcuni dei loro effetti come sintomi di schizofrenia paranoica. Le vittime della sperimentazione del controllo mentale sono così diagnosticate in modo quotidiano, secondo la moda del “riflesso del ginocchio”, come malati mentali da dottori che hanno imparato la lista dei “sintomi” del DSM nelle scuole mediche. Ma gli psichiatri non sono stati resi edotti che i pazienti possano dire la verità quando riportano di essere bersagliati contro il loro volere o sono usati come cavie umane per forme di guerra psicologica batteriologica e chimica. È quasi scaduta l’ora di cambiare la direzione della medicina militare e assicurare un nuovo futuro alla libertà umana. “Non ci appenderemo più alle falde dell’ opinione pubblica o ad un’ autorità inesistente per questioni del tutto sconosciute e strane. Gradualmente diverremo esperti noi stessi nella padronanza della conoscenza del Futuro” (Wilhelm Reich)

Rauni Kilde

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Rauni Kilde, dottore finlandese, e ex Chirurgo Generico di Finlandia, non è solo molto competente nei campi veterinari e medici, ma possiede la stessa popolarità come autore e esperto nei campi dell’ ufologia, il paranormale, e il controllo mentale. La dott.a Kilde è docente universitaria e ha collaborato come relatore in conferenze sugli UFO; ha siglato numerosi libri su quasi tutti i temi succitati. Attualmente risiede in Norvegia, ad oggi la dott.a Kilde sostiene che vi sia un programma di scambio segreto fra umani e alieni che è stato deliberatamente insabbiato dai potenti Governi occidentali.

I brevetti sul controllo mentale

i brevetti sul controllo mentale

Alcuni interessanti brevetti che furono pubblicati con una breve descrizione sul sito End the Lie . Il Sito passa in rassegna su brevetti che riguardano il controllo mentale tutti pubblicati ufficialmente con tanto di descrizione.

6.488.617 (3 dicembre 2002) Metodo e dispositivo per la realizzazione di uno Stimo celebrale desiderato
Abstract : Metodo e dispositivo per la produzione di uno stimolo cerebrale desiderato in un individuo,  il brevetto contiene mezzi per monitorare e analizzare lo stato del cervello mentre un insieme di uno o più magneti producono campi che alterano lo stato normale. Un sistema computazionale altera i vari parametri dei campi magnetici in modo da far collassare il gap (NdP far passare subito nello stato mentale desiderato) facendolo passare allo stimolo celebrale desiderato. Questo processo di feedback funziona continuamente fino a quando il divario è ridotto al minimo e / o rimosso.

6.239.705 (29 maggio 2001) Dispositivo intra-orale  di monitoraggio elettronico
Abstract: Un sistema migliorato, non chirurgico, biocompatibile dispositivo di tracciamento elettronico ha previsto un alloggiamento in cui è posto intraoralmente. L’alloggiamento contiene microcircuiti. Il microcircuiti comprendno un ricevitore, una modalità passiva ad attiva la modalità attivatore, un decodificatore del segnale per determinare correzione posizionale, un trasmettitore, un’antenna e un alimentatore. Alla ricezione di un segnale codificato di attivazione, il segnale di correzione di posizione decodificatore viene richiamato, determinando una correzione di posizione. Il trasmettitore trasmette successivamente attraverso l’antenna un segnale homing per ricevuto da un  localizzatore.

6.091.994 (18 luglio 2000)  Manipolazione pulsative del sistema nervoso
Abstract: Metodo e apparato per manipolare il sistema nervoso impartendo pulsazioni alla pelle del soggetto ad una frequenza che è adatto per lo stato di modifica per una determinata una risonanza sensoriale. Attualmente, due risonanze principali sensoriali sono noti, con frequenze vicine 1/2 Hz e 2,4 Hz.. La risonanza 1/2 Hz sensoriale provoca rilassamento, sonnolenza, , un sorriso tonico, un “nodo” nello stomaco, o eccitazione sessuale, a seconda della frequenza specifica utilizzata. La risonanza 2,4 Hz fa sì che il rallentamento di alcune attività corticali.

6.052.3366 (18 aprile 2000) Apparato e metodo di suono in broadcasting utilizzando ultrasuoni come un vettore
Abstract: Una fonte ultrasuoni trasmette un segnale ultrasonico che è di ampiezza e / o frequenza modulata con un segnale in ingresso le informazioni provenienti da una sorgente di input informazioni. Il segnale modulato, che può essere amplificato, viene poi trasmesso attraverso un proiettore, al che un individuo o gruppo di individui situati nella regione trasmissione e possono rilevare come suono udibile.

5.539.705 (23 luglio 1996) Traduttore vocale ultrasuoni e sistema di comunicazione
Abstract: Un sistema di comunicazione senza fili, non rilevabile con radiofrequenza per convertire segnali audio, compresa la voce umana, in segnali elettronici nella gamma di frequenza ultrasonica, la trasmissione del segnale ultrasonico mediante onde di pressione acustica attraverso un supporto informatico, compresi i gas, liquidi e solidi, e riconversione degli ultrasuoni onde di pressione acustica nel segnale audio originale. Questa invenzione è stata realizzata con il sostegno del governo nell’ambito del contratto DE-ACO5-840R2l400, dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti a Martin Marietta Energy Systems, Inc.

5.507.291 (16 aprile 1996) Metodo e una relativa apparecchiatura per la determinazione a distanza di informazioni per rilevare lo stato emotivo delle persone

Abstract: In un metodo per determinare in remoto le informazioni relative allo stato emotivo di una persona, l’energia della forma d’onda avente una frequenza predeterminata e una intensità predeterminata viene generato e trasmesso senza fili verso un soggetto in posizione remota. L’energia della forma d’onda emessa dal soggetto viene rilevato e automaticamente analizzati per ricavare le informazioni relative allo stato emozionale dell’individuo.

5.159.703 (27 ottobre 1992) Sistema silenzioso di controllo subliminale
Abstract: Un sistema di comunicazione silenziosa in cui i vettori nonaural, in posizione molto bassa e ad elevata frequenza audio o nello spettro adiacente della frequenza ultrasonica, sono ampiezza o frequenza modulata con l’intelligenza desiderata e propagata acusticamente o vibrazionalmente, per induzione nel cervello.

5.017.143 (21 maggio 1991) Metodo ed apparecchio per produrre le immagini subliminali
Abstract: Un metodo e un apparecchio per produrre in modo più efficace la comunicazione visiva subliminale. Le immagini grafiche e /o di testo, presentati per la durata di meno di un fotogramma video, organizzati ad intervalli ritmici, gli intervalli ritmici destinati  ad incidere ricettività all’ utente sugli stati d’animo o il comportamento.

4.877.027 (31 ottobre 1989) Sistema acustico con trasmissione a microonde

Abstract: Il suono viene indotto nella testa di una persona irradiando la testa con microonde nell’intervallo 100 megahertz a 10.000 megahertz, che sono modulati con una forma d’onda particolare. La forma d’onda consiste di raffiche modulazione di frequenza. Ogni raffica si compone di 10 a 20 impulsi uniformemente distanziate raggruppati strettamente insieme. La larghezza burst è  tra 500 e 100 microsecondi nanosecondi. Le esplosioni sono la frequenza modulata nell’ingresso audio per creare la sensazione di far  sentire alla persona qualcosa che viene irradiato tramite microonde.

3.951.134 (20 aprile 1976) Apparato e metodo per il monitoraggio remoto e Alterare onde cerebrali
Abstract: Apparato e metodo di rilevamento onde cerebrali in una posizione distante da un soggetto quale segnali elettromagnetici di diverse frequenze vengono simultaneamente trasmessi al cervello del soggetto in cui i segnali interferiscono uno con l’altro per produrre una forma d’onda  modulata per il soggetto dalle onde cerebrali. La forma d’onda di interferenza … viene ritrasmesso dal cervello di un ricevitore in cui è demodulato e amplificato. La forma d’onda demodulata può anche essere utilizzato per produrre un segnale di compensazione che viene trasmesso al cervello per effettuare un cambiamento desiderato di un attività elettrica del cervello del soggetto.

Quanto segue è stato scritto da ex insider della Casa Bianca Fred Burks (tranne che per il brevetto, ovviamente),

Il brevetto di seguito descrive la tecnologia utilizzata per la modifica del comportamento attraverso la TV, monitor di computer, video, DVD e programmazione. Se si dispone di un background scientifico, vi invito a leggere per intero il brevetto descritto in 16 pagine per vedere l’elevato livello di sofisticazione elabora. La manipolazione non avviene attraverso l’inserimento di singoli frames o anomalie, come è stato fatto in passato, ma piuttosto dalla modulazione del segnale di alimentazione. 

Nota: per l’US Patent and Trademark Office pagina brevetto ricerca, vedi questo link . Oppure clicca qui per andare direttamente al brevetto # 6.506.148. Come il brevetto completo  di 16 pagine, solo estratti principali sono stati inseriti.

United States Patent 6506148
Loos, 14 gennaio 2003
Sistema di manipolazione nervoso da campi elettromagnetici dai monitor

Effetti fisiologici sono stati osservati in un soggetto umano in risposta alla stimolazione della pelle con deboli campi elettromagnetici che sono pulsate con determinate frequenze vicine a 1/2 Hz o 2,4 Hz, tale da eccitare una risonanza sensoriale. Molti monitor TV e tubi, quando si visualizzano immagini pulsati, emettono campi elettromagnetici pulsati di ampiezza sufficiente per causare tale eccitazione. E’ quindi possibile manipolare il sistema nervoso di un soggetto facendo pulsare immagini visualizzate su un monitor di computer vicino o televisore. Per questi ultimi, la pulsazione immagine può essere inserita nel materiale di programma, o può essere sovrapposto modulando un flusso video, sia come un segnale RF o come segnale video. L’immagine visualizzata sul monitor di un computer può essere pulsata efficacemente da un semplice programma. Per i monitor alcuni campi elettromagnetici pulsati in grado di eccitare risonanze sensoriali nei soggetti vicini può essere generata anche se le immagini visualizzate sono impulsi con intensità subliminale.

Inventori: Loos; Hendricus G. (3019 Via Cresta, Laguna Beach, CA 92651)
Appl. Codice: 872528
Archiviato: 1 Giugno 2001

SINTESI

Computer monitor e monitor TV può essere fatto per emettere deboli bassa frequenza campi elettromagnetici semplicemente facendo pulsare l’intensità delle immagini visualizzate. Esperimenti hanno dimostrato che la risonanza 1/2 Hz sensoriali possono essere eccitati in questo modo in un soggetto vicino al monitor. La risonanza 2,4 Hz sensoriale può anche essere eccitato in questo modo. Quindi, un monitor TV o monitor del computer può essere utilizzato per manipolare il sistema nervoso di persone vicine.

Le implementazioni dell’invenzione sono adattati alla sorgente del flusso video che guida il monitor, sia esso un programma per computer, una trasmissione televisiva, una videocassetta o un disco video digitale (DVD).

Di un monitor, gli impulsi immagine può essere prodotta da un programma per computer. La frequenza degli impulsi può essere controllata attraverso l’ingresso tastiera, in modo che il soggetto può sintonizzarsi ad una frequenza di risonanza sensoriale individuale. L’ampiezza di impulso può essere controllato anche in questo modo. Un programma scritto in Visual Basic (R) è particolarmente adatto per l’utilizzo su computer che eseguono Windows 95 (R) o Windows 98 (R) Â La struttura di tale programma è descritto nel brevetto. Produzione di impulsi periodici richiede una procedura accurata temporizzazione. Tale procedura è costruita dalla funzione GetTimeCount disponibile Application Program Interface (API) del sistema operativo Windows, insieme ad una procedura di estrapolazione che migliora l’accuratezza di temporizzazione.

La Variabilità di un  impulso può essere introdotta attraverso il software, allo scopo di contrastare assuefazione del sistema nervoso alla stimolazione di campo, o quando la frequenza di risonanza esatta non è nota. La variabilità può essere una pseudo-casuale variazioni entro uno stretto intervallo, oppure può assumere la forma di una frequenza o ampiezza scansione in tempo. La variabilità di impulsi può essere usata per tenere sotto controllo il soggetto.

Il programma che causa un’immagine pulsante può essere eseguito su un computer remoto che è connesso al computer dell’utente da un legame, la seconda parte può appartenere ad una rete, che può essere la Internet.

Per un monitor TV, il pulsare dell’immagine possono essere inerenti il flusso video che scorre dalla sorgente video, oppure la corrente può essere modulata in modo da sovrapporre le pulsazioni. Nel primo caso, una trasmissione diretta TV possono essere disposti ad avere la funzione inserita semplicemente leggermente pulsare l’illuminazione della scena che viene trasmessa. Questo metodo può naturalmente essere utilizzato anche nella realizzazione di pellicole e nastri di registrazione video e DVD.

Le videocassette possono essere modificati in modo da sovrapporre le pulsazioni per mezzo di hardware modulare. Un modulatore semplice in cui il segnale di luminanza del video composito è pulsata senza influenzare il segnale normale. Lo stesso effetto può essere introdotto alla fine consumatore, modulando il flusso video che viene prodotto dalla sorgente video. Un DVD può essere modificato tramite software, introducendo impulsi come variazioni dei segnali RGB digitali. Impulsi di intensità delle immagini possono essere sovrapposti l’uscita analogica componenti video di un lettore DVD modulando la componente di luminanza del segnale. Prima di entrare nel televisore, un segnale televisivo modulato può essere tale da provocare pulsante della intensità di immagine mediante una linea di ritardo variabile che è collegato ad un generatore di impulsi.

Alcuni monitor possono emettere impulsi di campo elettromagnetico che eccitano una risonanza sensoriale in un soggetto vicino, tramite impulsi di immagine che sono così deboli da essere subliminali .

FONTE : http://prigioniero.tumblr.com/post/41067834004/i-brevetti-sul-controllo-mentale

A Pisa si sperimenta il primo radar fotonico

 Un radar con il “cuore” fotonico. Potrà garantire più sicurezza nei trasporti

Lo studio di ricercatori italiani sul primo radar del tutto digitale basato su tecnologie fotoniche, sviluppato nell’ambito del progetto “Phodir” (Photonic-based fully digital radar system) su finanziamento dell’Erc (European Research Council), è stato pubblicato sulla rivista Nature

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Nei giorni in cui ancora nulla si sa del volo della Malaysia Airlines, scomparso ormai da oltre due settimane, arriva su Nature la notizia di una nuova tecnologia ideata da scienziati italiani. È il radar con il “cuore” fotonico, caratterizzato da un innovativo sistema di generazione e di acquisizione dei segnali, basato su laser e “lettori” di luce, che può garantire maggiore sicurezza e rapidità nella gestione del traffico aeroportuale e marittimo, anche in condizioni meteo non ottimali, ed è in grado di permettere l’incremento dei collegamenti. Il “radar fotonico”, per la precisione il primo radar del tutto digitale basato su tecnologie fotoniche, sviluppato nell’ambito del progetto “Phodir” (Photonic-based fully digital radar system) su finanziamento dell’Erc (European Research Council), riceve adesso un importante, ulteriore riconoscimento. L’articolo rappresenta il nuovo importantissimo risultato che premia il sistema della ricerca italiano e, in particolare, quello pisano, poiché il progetto “Phodir” è stato condotto per intero a Pisa, sotto il coordinamento di Antonella Bogoni, ricercatrice del Laboratorio nazionale di reti fotoniche (Lnrf) del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit), ed è stato sviluppato nel laboratorio congiunto presso l’Istituto di tecnologie delle comunicazione, dell’informazione e della percezione (Tecip) della Scuola Superiore Sant’Anna, dove Antonella Bogoni è responsabile dell’area di ricerca “Digital & microwave photonics”, in collaborazione con il Laboratorio radar e sistemi di sorveglianza (Rass) del Cnit. radar-640 Rispetto a un radar di tipo convenzionale, quello dal “cuore” fotonico permette migliori prestazioni, garantisce più di una funzionalità, risulta meno intercettabile, è più piccolo e può anche garantire la capacità di assolvere a compiti di comunicazione. Il nuovo radar è stato già testato all’aeroporto di Pisa e al porto di Livorno, grazie alla collaborazione attivata con l’Aeronautica militare di Pisa, con la Direzione sviluppo e innovazione dell’Autorità portuale, con la Capitaneria di porto e con l’istituto “Vallauri” dell’Accademia navale di Livorno. “La realizzazione del ‘cuore’ fotonico ha rappresentato l’autentica sfida del progetto vinta grazie alla professionalità, alla competenza scientifica, alla passione di tutti i ricercatori coinvolti e anche per merito delle strumentazioni a disposizione, che hanno permesso di raggiungere l’obiettivo”, come sottolinea Paolo Ghelfi, ricercatore del Laboratorio nazionale di reti fotoniche del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni, autore di molte delle soluzioni tecniche innovative che hanno portato alla realizzazione del radar fotonico, nonché responsabile delle attività di sperimentazione. “Gli obiettivi raggiunti da questo progetto sono stati decisamente superiori rispetto alle aspettative iniziali – racconta la coordinatrice Antonella Bogoni – perché, quando abbiamo intrapreso la strada, avevamo molti dubbi su come raggiungere il risultato e ogni giorno scoprivamo cose nuove che ci obbligavano a modificare le strategie e a ripartire da capo, ma tutto il gruppo non ha mollato e, passo dopo passo, è andato ben oltre la dimostrazione di un principio innovativo, ottenendo un ‘dimostratore’ (prototipo, ndr) funzionante, trasportabile, che adesso le aziende e le istituzioni ci chiedono per test preliminari”. FONTEIL FATTO QUOTIDIANO

Il radar fotonico di Pisa arriva su Nature

Arriva un nuovo prestigioso riconoscimento per il radar fotonico a ‘marchio italiano’: il magazine Nature infatti ha pubblicato un articolo scientifico dedicato al dispositivo sviluppato nell’ambito del progetto “Phodir” (Photonic-based fully digital radar system), finanziato dall’European Research Council e condotto interamente a Pisa, presso l’Istituto di tecnologie delle comunicazione, dell’informazione e della percezione (Tecip) della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Il radar sviluppato nell’ateneo pisano è caratterizzato da un innovativo sistema di generazione e di acquisizione dei segnali, basato su laser e “lettori” di luce, che può garantire maggiore sicurezza e rapidità nella gestione del traffico aeroportuale e marittimo, anche in condizioni meteo non ottimali, ed è in grado di permettere l’incremento dei collegamenti. Rispetto a un radar tradizionale, permette migliori prestazioni, garantisce più di una funzionalità, risulta meno intercettabile, è più piccolo e può anche garantire la capacità di assolvere a compiti di comunicazione. Nature ha riconosciuto alla ricerca il valore per “l’approccio rivoluzionario con l’introduzione della fotonica nei sistemi radar” e di “traguardo all’avanguardia scientifica per le prestazioni ottenute sia come sistema di sorveglianza, sia come sistema di comunicazione radio”. Già testato all’aeroporto di Pisa e al porto di Livorno, il radar è stato sviluppato sotto il coordinamento di Antonella Bogoni, ricercatrice del Laboratorio nazionale di reti fotoniche (Lnrf) del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit), che è anche responsabile dell’area di ricerca “Digital & microwave photonics” del Tecip, e in collaborazione con il Laboratorio nazionale sul radar e sui sistemi di sorveglianza (Rass) del Cnit. FONTE : http://www.tecnici.it/il-radar-fotonico-di-pisa-arriva-su-nature_news_x_22316.html

MACCHINA TELEPATICA : RICOSTRUISCE IL DISCORSO DELLE ONDE CEREBRALI

VIDEO : Con l’aiuto della tecnologia è ora possibile leggere la voce interiore di qualcuno. Ascoltate come frasi interiori vengono ricostruite utilizzando due diversi modelli.

Mentre leggi questa frase, è probabile che senti le parole nella tua testa. Ora, grazie alla telepatia tecnologica, anche altri sono sul punto di poter sentire il tuo dialogo interiore. Tramite la scansione visuale dell’interno del cervello, è possibile ricostruire le frasi dall’attività che avviene quando sentiamo qualcuno che parla.

Poiché si pensa che questa attività cerebrale sia simile sia se ascoltiamo una frase sia se pensiamo la stessa frase, la scoperta ci porta un passo più vicini a trasmettere i nostri pensieri interiori al mondo senza parlare. Le implicazioni sono enormi – persone rese mute da una paralisi o da una lesione cerebrale potrebbero riguadagnare la loro voce. Potrebbe anche essere possibile leggere la mente di qualcuno.

Immaginate un musicista che guarda un pianoforte riprodotto senza suono, dice Brian Pasley dell’Università della California, Berkeley. “Se un pianista esperto stesse guardando un pianoforte riprodotto in tv con il suono a volume zero, sarebbe ancora in grado di capire come è la musica perché sa quale nota corrisponde a ogni tasto”, spiega Pasley. La sua squadra ha fatto qualcosa di analogo con le onde cerebrali, collegando le aree neurali ai loro rumori corrispondenti.

Come il cervello converta il parlato in informazioni significative è ancora un po’ un puzzle. L’idea di base è che il suono attiva i neuroni sensoriali, che poi passano queste informazioni a differenti aree del cervello in cui vari aspetti del suono vengono estratti ed eventualmente percepiti come linguaggio. Pasley e colleghi chiedevano se potevano identificare in quali aree alcuni degli aspetti più vitali del discorso vengono elaborati dal cervello.

Il gruppo ha presentato parole pronunciate e frasi a 15 persone che dovevano operarsi a causa di epilessia o di un tumore al cervello. Elettrodi registrato l’attività neurale dalla superficie delle circonvoluzioni temporali superiori e medie – un’area del cervello vicino all’orecchio che è coinvolto nella elaborazione del suono. Da queste registrazioni, il team di Pasley ha iniziato a decodificare quali aspetti del linguaggio fossero collegati a quale tipo di attività cerebrale.

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Il suono è costituito da diverse frequenze che vengono separate nel cervello e elaborate in zone differenti. “In poche parole, una porzione [di neuroni] potrebbe occuparsi solo di una gamma di frequenza di 1000 hertz e non occuparsi di niente altro. Un’altra porzione potrebbe occuparsi di una frequenza di 5000 hertz”, spiega Pasley. “Possiamo guardare la loro attività e identificare di quale frequenza si occupano. Dal che si può supporre che, quando l’attività di quella porzione è in aumento, c’è stato un suono con quella frequenza.”

La frequenza non è l’unica informazione che è possibile estrarre. Altri aspetti del discorso, come ad esempio anche il ritmo delle sillabe e le fluttuazioni delle frequenze sono importanti per la comprensione del linguaggio, dice Pasley.

“L’area del cervello da cui stanno registrando è quella che connette l’area che elabora il suono e l’area che permette di interpretare e formulare una risposta”, dice Jennifer Bizley, ricercatrice sulla funzione uditiva presso l’Università di Oxford. “Le caratteristiche che possono ricavare da questa zona sono quelle veramente importanti per la comprensione del parlato.”

La squadra di Pasley è stata in grado di correlare molti di questi aspetti del discorso all’attività neurale che ha luogo nello stesso tempo. Hanno poi ricavato un algoritmo per interpretare l’attività neurale e creare uno spettrogramma da esso (vedi figura). Questa è una rappresentazione grafica del suono che raffigura quanto di quella frequenza si sta verificando in dato un periodo di tempo. Hanno testato l’algoritmo confrontando spettrogrammi ricostruiti esclusivamente da attività neurale con uno spettrogramma creato dal suono originale.

Hanno usato anche un secondo programma per convertire lo spettrogramma ricostruito in voce udibile. “Gli ascoltatori sentendo le ricostruzioni audio possono essere in grado di tirare fuori similitudini grossolane tra parola reale e parole costruite”, spiega Pasley. Quando alla rivista New Scientist ascoltarono le parole, riuscirono solo a capire “Waldo” e “struttura”. Tuttavia, per la squadra la sua fedeltà fu sufficiente a identificare singole parole utilizzando l’analisi del computer.

Fondamentale per future applicazioni di questa ricerca è la prova che anche il solo pensare alle parole promuove un’attività del cervello che assomiglia al sentire quelle parole pronunciate ad alta voce.

“Sappiamo che per gran parte della nostra elaborazione sensoriale, l’immagine mentale attiva reti molto simili”, dice Steven Laureys dell’Università di Liegi, in Belgio. Dobbiamo essere in grado di dimostrare che anche il solo pensare le parole è sufficiente, il che sarebbe utile in ambiente medico, soprattutto per i pazienti impossibilitati a esprimersi, dice.

“E ‘qualcosa che vorremmo perseguire”, dice Pasley. La sua non è l’unica squadra che spera di produrre suoni dai pensieri. Frank Guenther della Boston University, Massachusetts, ha interpretato i segnali del cervello che controllano la forma della bocca, delle labbra e della laringe durante il discorso per capire quale forma una persona sta tentando di far assumere al suo apparato vocale e di conseguenza quale parola sta cercando di pronunciare. Hanno provato il loro software su Erik Ramsey , che è paralizzato e ha avuto un elettrodo impiantato nella sua corteccia fono-motoria. Attualmente il software è abbastanza buono per produrre alcuni suoni vocalici, ma non suoni più complessi.

Laureys sta anche lavorando su metodi per distinguere l’attività cerebrale in corrispondenza con “sì” e “no” a persone che non possono parlare. Altri neuroscienziati stanno escogitando metodi simili per comunicare con i pazienti in stato vegetativo, monitorando l’attività cerebrale mediante fMRI.

“Certo, sarebbe molto meglio se si potesse decodificare le loro risposte, le loro parole e pensieri”, dice.

L’ nformazione uditiva viene elaborata in modo analogo in tutti noi quindi in questo senso il nuovo modello può essere applicato a tutti, dice Pasley, ma le impostazioni certamente hanno bisogno di essere personalizzate all’individuo a causa delle differenze anatomiche tra cervelli diversi. Dice che il processo di formazione è breve e prevede l’ascolto di suoni. Dopo che il modello è formato può essere usato per predire una frase – perfino se contiene parole che il modello non ha sentito prima.

Pasley dice che la tecnologia per trasformare questa idea in realtà è disponibile. “Gli impianti trasmettono i segnali registrati ad un decodificatore che converte i segnali in comandi di movimento, nel nostro caso, un discorso”. Vuole sviluppare interfacce impiantabili, sicure e senza cavi, per l’uso a lungo termine.

Nessuno leggerà i nostri pensieri tanto presto, dice Jan Schnupp, anche lui a Oxford, poiché solo un piccolo numero di persone operate al cervello avrà questi dispositivi impiantati.

Ma per chi ha bisogno di una voce questo lavoro è un passo avanti. “Si aggiunge alla affascinante letteratura sulla decodificazione dei pensieri, che sta diventando sempre più precisa”, afferma Laureys. “Abbiamo motivo di essere ottimisti.”

Non sappiamo se ottenere frasi da pensieri sia già possibile, dice Pasley – ma è ottimista. “Certamente la speranza c’è.”

Riferimento ufficiale: PLoS Biology , DOI: 10.1371/journal.pbio.1001251

Traduzione a cura di Gioia C.

FONTE ORIGINALEhttp://www.newscientist.com/article/dn21408-telepathy-machine-reconstructs-speech-from-brainwaves.html?full=true

Per saperne di piùhttp://www.newscientist.com/article/mg21028141.600-mind-readers-eavesdropping-on-your-inner-voice.html

Editorialehttp://www.newscientist.com/article/mg21328503.900-braineavesdropping-tech-cant-steal-your-thoughts.html

Assorbitore di onde elettromagnetiche

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Sulla base di un articolo pubblicato anni fa sul “Corriere della Salute”, scritto da Angelo de’ Micheli, è stato realizzato un piccolo prototipo di sistema per neutralizzare nocive onde elettromagnetiche a breve distanza.L’articolo in questione diceva:

Siamo circondati dallo “smog” elettromagnetico: telefoni cellulari, forni a microonde, televisori, monitor di computer, lampade al neon sono tutte fonti di deboli onde elettromagnetiche. Ma sarebbe sufficente tenere in tasca della grafite, in pratica della polvere di matita temperata, per avere sempre con noi un valido “antidoto” contro i possibili effetti nocivi di queste emissioni (cefalea, astenia, debolezza, depressione). L’ideale, anzi, sarebbe mettere la grafite in una provetta di vetro a contatto con la pelle.
E’ quanto consiglia ai suoi pazienti il professor Maurizio Riccardi, fisiologo dell’Università di Roma Tor Vergata, che spiega: Basta una normale provetta di vetro, che bisogna riempire per tre quarti, temperando una mina di matita. Ma attenzione ,non serve tenere direttamente in tasca una matita, perchè la grafite è isolata dal legno. Naturalmente, si dovrà poi avere l’accortezza di scaricare la provetta, una volta a casa a fine giornata, lasciandola, per esempio, per tutta la notte a contatto del termosifone o sui tubi dell’acqua, per “mettere a terra” le cariche elettriche.
Il professor Riccardi ricorda, inoltre, che il televisore anche spento non dovrebbe essere tenuto nella stanza dove si dorme, nè dovrebbero esserci delle luci accese, poichè emettono onde elettromagnetiche deboli che interferiscono con quelle biologiche naturali emesse dalle nostre cellule. [..]

Ogni oggetto che ha un campo elettromagnetico, sia pur debole, può compromettere la salute !! Lo prova il fatto che in Germania esistono già delle norme di legge a tutela degli utenti. Il metodo della fiala di grafite è stato sperimentato proprio in Germania, precisa il professor Riccardi, dove le provette sono addirittura in vendita, a ben 300 mila lire l’una.
Ma, in realtà, ciascuno può costruire da solo la sua fialetta protettiva, a costo zero.
In Italia sono molti i medici che hanno adottato questa precauzione: anch’io porto sempre in tasca, a scopo preventivo, la mia provetta di grafite. E’ una specie di “schermo”, capace di assorbire le frequenze elettromagnetiche: ci protegge dai microsegnali emessi, per esempio, dall’antifurto dell’automobile o da altre fonti, come il telefonino cellulare.
Abbiamo notato che molte cefalee, astenie e depressioni migliorano dopo pochi giorni se il paziente tiene con sè la grafite conclude il professor Riccardi. Perchè non approfittarne?

 
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FONTE :  http://www.hwh22.it/xit/S13_sat/dev_antiemf.html

Sezione operativa S.A.T.

Estratto da ‘Elettrosmog, inquinamento elettromagnetico prodotto dall’uomo, conoscerlo per evitarne i danni.’ Di Flavio Gazzola, NATMED EDIZIONI

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L’Elettrosmog, cioè l’inquinamento ambientale artificiale derivante da campi elettrici e magnetici prodotti dall’Uomo (elettrodotti, telefonia mobile, strumentazioni elettriche e elettroniche) e le Geopatie, cioè gli inquinamenti ambientali elettromagnetici di origine naturale, costituiscono uno dei campi più misconosciuti della Medicina.
Ho condotto dal punto di vista medico una ricerca sull’argomento iniziata nei primi anni 90, indagando con metodiche adeguate nel mio studio un numero sempre maggiore di persone che dichiaravano di sentirsi genericamente stressate e svogliate.
In quegli anni si assisteva, come del resto è avvenuto sino ad oggi, in modo quasi esponenziale, a una diffusione e un’intensità sempre maggiore delle attività umane fondate sull’impiego della elettricità e dell’elettronica, in particolare nei seguenti settori:
• Informatica, con completa computerizzazione della società
• Telefonia mobile, sempre più capillare e sempre più integrata con l’informatica
• Urbanizzazione, con passaggio di elettrodotti sempre più vicini ai centri abitati e nei centri abitati stessi, con diffusione capillare di ripetitori e cablaggio di ogni abitazione almeno nelle metropoli, ma con tendenza a un’estensione su tutto il territorio
• Elettrificazione e elettronizzazione sempre maggiore dei luoghi di lavoro, delle abitazioni e delle scuole; persino molti bambini dell’asilo sono collegati alla mamma con il cordone ombelicale del cellulare; i bambini delle elementari, oltre che alla telefonia mobile, accedono anche a Internet, eseguono videogiochi elettronici dal mattino alla sera, guardano la televisione o il computer per diverse ore al giorno.
Tutto ciò avveniva senza nessuna informazione riguardo ai possibili effetti nocivi derivanti da tale massiccia operazione di informatizzazione, elettronizzazione ed elettrificazione della società. E’ evidente che un progresso tecnologico porta con sé molti benefici, ma anche molti possibili malefici conseguenti alla sua introduzione. Pensiamo alla industrializzazione della Londra e delle grandi città europee del XIX secolo, ben rappresentata da un famoso dipinto di Monet, in cui si può ammirare la colorazione rossastra dello smog di Londra. L’industrializzazione di allora puzzava e inquinava in modo evidente l’aria, era sotto gli occhi e anche sotto il naso di tutti, oltre che nei bronchi e negli alveoli polmonari. Conseguenza ne fu, un rapido aumento delle malattie respiratorie e della tubercolosi, che è la malattia simbolo di quegli anni e dei primi decenni del XX secolo.A differenza dell’aria “industrializzata della Londra del XIX secolo, l’elettrosmog del XXI secolo non puzza, non si vede, non si tocca, non lascia le mani nere, perciò è più insidioso, perché è…
…UN NEMICO INVISIBILE
I sette sintomi principali in rapido aumento che avevo osservato erano:
• Stanchezza
• Svogliatezza
• Sonno poco riposante
• Gonfiore addominale
• Irregolarità dell’intestino
• Irregolarità mestruali
• Problemi sessuali.
La mia specialità sono i check-up elettronici, che vengono descritti più avanti in questo stesso libro: consistono nella misurazione elettrica di punti cutanei, connessi con organi e funzioni interne. In tal modo potei stabilire che ciò che accomunava tutti i casi di “stress”era un’alterazione del sistema neurovegetativo del corpo. Il sistema neurovegetativo del corpo è in pratica il sistema elettrico, che regola l’attività degli organi interni, come un impianto elettrico domestico regola l’attività degli strumenti di casa. In conclusione l’aumento dei campi elettromagnetici ambientali sovraccarica il campo elettromagnetico del corpo, producendo i sintomi dello “stress”.
Oltre ai sette sintomi principali appena sopra descritti, lo “Stress da Elettrosmog” conduce nel tempo a una serie di disturbi cronici, in particolare:
A livello mentale:
1. Stanchezza, sia fisica sia mentale, “essere tanto stanchi da non riuscire a dormire”, pigrizia, indolenza, qualsiasi compito appare gravoso, noioso, inutile, troppo difficile
2. Sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno poco riposante, attacchi di sonno diurni, specie dopo i pasti, pensieri ossessivi che impediscono il sonno, incubi notturni
3. Ragionamento: la capacità di ragionamento è rallentata, calcoli mentali difficoltosi, difficoltà nel prendere decisioni o decisioni impulsive irrazionali
4. Memoria: diminuita la memoria di fissazione di eventi del presente o del passato prossimo, lacune nella memoria di fatti del passato remoto, non trovare la parola per descrivere qualcosa, parola sulla punta della lingua, che non vuole uscire, riduzione di abilità acquisite, come la capacità di suonare uno strumento musicale
5. Attenzione e concentrazione: perdita di attenzione, rischio di incidenti, errori, incapacità di concentrarsi e dirigere la volontà verso il raggiungimento di uno scopo di valore
6. Umore: apatia, ansia, depressione, malinconia, paure vaghe e indistinte, fobie, manie, risentimento, facilità nell’incollerirsi, scarsa volontà di applicarsi in modo continuativo
7. Linguaggio: perdita della capacità di esprimersi in modo chiaro e fluente; inclinazione a parlare troppo in modo futile o al contrario troppo poco, espressione verbale bloccata, talora balbuzie, emozione eccessiva nell’esprimersi, specie in pubblico o in genere di fronte a persone sconosciute.
A livello fisico:
1. Digestione: la digestione non funziona, la pancia si gonfia, sensazione di peso e sonnolenza postprandiale; eruttazioni frequenti; rigurgiti acidi specie notturni. L’Elettrosmog e le Geopatie alterano sia la qualità del cibo, sia la capacità digestiva e di assimilazione intestinale
2. Intestino: diviene stitico oppure diarroico o alternativamente l’una cosa e l’altra, possono comparire emorroidi, aumentato rischio di polipi, la cui formazione è molto favorita da Elettrosmog e Geopatie
3. Endocrino. Problemi endocrini di entrambi i sessi; problemi endocrini dei bambini, soprattutto inerenti alla crescita, eccessiva o carente, per alterazione della produzione o dell’efficacia dell’ormone della crescita, a causa dei campi di disturbo elettromagnetici.
4. Invecchiamento. Complessivamente vi è un’accelerazione e un aumento di processi di invecchiamento o processi disfunzionali, legati all’attività ormonale, che risente moltissimo soprattutto nella donna dell’inquinamento da Elettrosmog e Geopatie. Aumentato rischio di demenza senile precoce, sindrome di Parkinson, Alzheimer
5. Nella donna il ciclo rallenta o accelera o diviene irregolare, dolori mestruali; aumento delle vampate nel climaterio; aumento della cellulite, della pancetta; tendenza alla formazione di noduli al seno e alla tiroide; aumentato rischio di osteoporosi
6. Nell’uomo, perdita di potenza sessuale, della libido; frequente minzione notturna; ingrossamento della prostata; perdita di potenza e continuità del getto urinario; formazione di pancetta e maniglie dell’amore. Aumentato rischio di cancro della vescica soprattutto nelle metropoli
7. Allergie: allergie soprattutto cutanee, respiratorie; allergie e intolleranze alimentari. Si sta diffondendo sempre di più il fenomeno delle allergie e intolleranze alimentari, particolarmente legate all’inquinamento da Elettrosmog.
8. Cute: alterazioni cutanee come foruncoli, macchie, orzaioli, i nei si ingrandiscono e cambiano colore, la pelle diviene secca e maleodorante o eccessivamente untuosa; formazione di macchie scure o l contrario vitiligine, con depigmentazione cutanea (la vitiligine è una malattia in cui è alterata la pigmentazione cutanea, che viene meno per effetto di complessi problemi endocrini, favoriti dall’Elettrosmog), pelle a buccia di arancio; formazione di occhiaie più intense e persistenti
9. Appetito: vi è appetito eccessivo o mancanza di appetito; appetito irregolare; il sapore dei cibi sembra essere cambiato; i cibi sembrano troppo salati o insipidi
10. Articolazioni: le articolazioni, soprattutto delle mani, cominciano a dolere, gonfiarsi, meta tarsalgie ai piedi, caviglie gonfie; facilità alle slogature, perché l’inquinamento da Elettrosmog e Geopatie
11. Arti inferiori: piedi e gambe si gonfiano, divengono dolenti, compare facilmente cellulite sulle cosce, tendenza alla insufficienza venosa e linfatica
12. Peso: il peso aumenta anche seguendo diete da fame; o al contrario diminuisce in modo inspiegabile; tendenza alla bulimia, cioè ad attacchi di fame, specie notturni o al contrario, mancanza di appetito, il cibo appare senza sapore e privo di interesse, tendenza all’anoressia; sensazione di pesantezza generale
13. Esami del sangue: mostrano un’elevazione della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi, a volte pur mantenendo una dieta attenta; aumento della omocisteina, sostanza fondamentale al centro del metabolismo delle proteine, degli acidi nucleici, della vitamina B; carenza di vitamine del gruppo B; stress ossidativo, con aumentato rischio di cancerogenicità; aumento del rapporto AA ( acido arachidonico)/EPA (acido eicosapentenoico), espressione di aumentato rischio di processi infiammatori, autoimmuni, allergici; comparsa o aumento di anticorpi antitiroidei soprattutto nella donna (anti-TPO-tireoperossidasi- e anti TG –antitireoglobulina), dovuti al maggior rischio derivante dall’alterazione del rapporto AA/EPA, con conseguente disfunzione tiroidea e quindi tendenza ad aumento di peso o dimagramento eccessivo
14. Vitalità: la voglia di fare, di vedere amici, di viaggiare non è più quella di una volta; diminuisce il desiderio sessuale; le prestazioni sportive e la forza e la resistenza in generale sono diminuite o si percepiscono tali
15. Aspetto: l’aspetto generale è avvizzito, invecchiato; la naturale bellezza d’aspetto, che deriva dalla salute, anziché radiosa, appare spenta, avvizzita, rugosa e disidratata come un fiore colto troppo presto, come un cibo rimasto troppo a lungo nel forno a micro- onde. In effetti l’elettrosmog e le geopatie costituiscono un vero e proprio forno a micro- onde per i tessuti viventi
16. Forza fisica: perdita di forza sia di potenza, sia di resistenza; riduzione dell’efficienza sportiva; mancanza del desiderio di praticare sport sempre praticati; nell’atleta, perdita di posizioni nelle classifiche
17. Vista, Udito e Organi di senso.
• Vista. Si assiste a una riduzione della acuità visiva; talora per certi periodi, anche di pochi minuti o poche ore, compaiono macchie scure o chiare e/o non si distinguono i contorni degli oggetti; talora momenti di visione doppia.
• Particolarmente sensibile all’Elettrosmog è il nervo ottico, che risulta frequentemente danneggiato all’inizio della malattia degenerativa nota come “Sclerosi a placche” o “Sclerosi multipla”; alterazioni visive dovute al danno del nervo ottico sono i primi segni di questa malattia, che è la più frequente e importante malattia degenerativa in cui l’inquinamento da Elettrosmog e da Geopatia hanno una parte molto importante.
• Udito: si riduce l’udito, compaiono facilmente acufeni, cioè rumori molesti alle orecchie, come fischi, eco, soffi, sfregamenti, dato che l’Elettrosmog sovraccarica l’attività elettrica del sistema visivo e uditivo, alterando la conversione dello stimolo meccanico dell’onda sonora in stimolo elettrico e alterando anche la registrazione e trasmissione di quest’ultimo.
• Gusto. Sensazione di cattivo sapore, troppo acido o troppo dolce o astringente o salato o piccante o amaro. Questi sintomi indicano difficoltà digestive, con emergere del sapore di cibi non ben digeriti. L’Elettrosmog e le Geopatie riducono la digeribilità dei cibi e la funzionalità dell’apparato digestivo.
• Olfatto. Percezione di cattivi odori o alterazione percettiva di un profumo noto, come il profumo di lavanda, che a volte viene percepito come un odore disgustoso, ma ciò può avvenire con diverse essenze profumate. Oppure al contrario vi può essere riduzione della capacità olfattiva, perché le cellule olfattorie del cervello possono facilmente essere disturbate dall’elettrosmog. Le cellule olfattorie, situate nella parte anteriore della scatola cranica, diramano dei sottili filuzzi nervosi nella parte alta delnaso.
• Questi filuzzi nervosi entrano in contatto con le molecole odorose delle essenze volatili presenti nell’aria; il contatto produce una scarica elettrica, che rappresenta una sorta di impronta digitale elettronica del profumo percepito. L’impronta digitale elettronica dell’essenza odorosa giunge alle cellule olfattorie presenti nel cervello, le quali interpretano il segnale, assegnandolo alla specifica categoria dei profumi o degli odori fastidiosi. Ma se l’impronta digitale elettronica è alterata dalla presenza di un campo di disturbo elettromagnetico da Elettrosmog, anche l’impronta digitale è alterata e le cellule olfattorie del cervello non sanno come interpretarlo o lo interpretano male, insomma non riconoscono la password del profumo e inviano alla coscienza individuale della persona colpita dall’Elettrosmog, un segnale contraddittorio o anche nessun segnale.
• Tatto: quanto accade per la vista, l’udito e l’olfatto accade anche per il tatto, in particolare viene colpita la percezione tattile dei polpastrelli, che è la più sviluppata. Sono sempre più frequenti casi di parestesie, cioè di alterazioni tattili o formicolio alle mani, specie nelle donne.
Le cause possono essere diverse, ma soprattutto compressioni dei nervi che arrivano sino alle dita principalmente a livello di:
• Vertebre cervicali, il cui avvicinamento o spostamento comprime le radici del nervo
• Triangolo degli scaleni nella parte bassa del collo (cosiddetta “sindrome degli scaleni”, che io chiamo “sindrome da sollevamento di valigia”, dovuta al sollevamento della prima costa da parte dei muscoli scaleni, quando si posiziona in alto un oggetto pesante come una valigia e in seguito il mancato riposizionamento in basso della prima costa, che comprime il fascio vascolo-nervoso del braccio),
• Omero (che io chiamo “sindrome della marcia indietro”, perché è dovuta alla contrattura dei rotatori esterni del braccio, che per esempio si azionano quando si sposta il braccio all’indietro per fare la marcia indietro in macchina e poi possono rimanere contratti)
• Gomito, per traumi o microtraumi, come nel gomito del tennista (“epicondilite”) e gomito del golfista (“epitrocleite”), che una volta si chiamava “gomito della lavandaia”
• Polso, per effetto della “sindrome del tunnel carpale”, che consiste nella compressione del nervo mediano a livello del passaggio fra avambraccio e mano, sulla parte volare, cioè quella del palmo
della mano, a causa di sforzi prolungati della mano, come afferrare oggetti pesanti, potare, fatti che causano un gonfiore dei tessuti intorno al nervo e quindi una sua compressione.
L’Elettrosmog incrementa gli effetti della compressione aumentando il gonfiore dei tessuti e dunque contribuendo in modo determinante ai disturbi del tatto chiamati “parestesie” a livello della mano, che divengono sempre più frequenti soprattutto nelle donne. Ciò che avviene è che si moltiplicano le operazioni chirurgiche per tunnel carpale, inutili nel 90% dei casi. La protezione dall’Elettrosmog può risolvere o aiutare la soluzione del problema, evitando il ricorso a un intervento chirurgico.
ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE
Ciascuno di questi sintomi, sia fisici, sia mentali ha una sua patogenesi, che l’Elettrosmog e le Geopatie facilitano, quando non ne sono i principali responsabili. Perciò io cercavo una soluzione di tali problemi sia fisici, sia mentali causati e/o favoriti da Elettrosmog e Geopatie. Avevo dei successi parziali ma non soddisfacenti per la soluzione delle difficoltà poste da tale tipo di inquinamento ambientale. Con le cure naturali, in particolare l’agopuntura, i rimedi omeopatici, minerali, vitaminici, omotossicologici, fitoterapici, riuscivo e riesco a ottenere successi importanti per la cura delle malattie più difficili. Ho descritto questi casi e le possibilità di cura nel mio libro “Guarire l’Inguaribile”, Ed. Sugarco, 2007, Milano. Tuttavia uno dei problemi che mi ero posto allora, quando nei primi anni novanta, mi ero reso conto dell’importanza dell’Elettrosmog nel creare uno squilibrio neurovegetativo, era che se un paziente, il cui corpo era stato particolarmente colpito dall’Elettrosmog, continuava con le stesse abitudini (casa, lavoro, computer, cellulare, televisione, elettrodotto vicino all’abitazione, radiosveglia o strumentazione elettronica a meno di un metro dalla testa quando dorme o lavora, ecc.), i problemi di salute tendevano a ripresentarsi in quanto veniva di nuovo sovraccaricato il sistema neurovegetativo.
E il sistema neurovegetativo, ovvero l’impianto elettrico del corpo costituisce l’interruttore, che fa scattare lo squilibrio organico. Per analogia si può pensare all’impianto elettrico di casa. Se l’impianto elettrico di casa non funzionasse per qualche motivo, ci troveremmo al buio, al freddo o al caldo secondo la stagione, senza possibilità di conservare il cibo in frigorifero, senza lavatrice, lavastoviglie, radio, televisione, computer, possibilità di ricaricare il cellulare, né comunicare, non avremmo nemmeno il campanello o il citofono o il cancello elettrico del garage che funziona, nemmeno il rasoio elettrico; se abitassimo in un condominio non avremmo nemmeno l’ascensore e se avessimo le tapparelle elettriche non potremmo nemmeno chiuderle o aprirle…insomma un disastro! Mi appariva dunque necessario riabilitare il sistema neurovegetativo in modo permanente per evitare le ricadute e la cronicizzazione dei casi, eliminando il sovraccarico prodotto dall’Elettrosmog, malgrado le necessità o le abitudini di vita del paziente non fossero ideali e continuassero ad esporlo ad un alto livello di inquinamento.

introduzione ai campi ellettromagnetici

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Cosa sono i campi elettromagnetici?

Da almeno mezzo secolo a oggi si è visto che le onde elettromagnetiche sono un’arma molto efficace.
Oggi le onde elettromagnetiche vengono utilizzate in vari ambiti, uno dei principali è il settore ADT (Active Denyal Technology). Si sfruttano cioè gli effetti termici per ottenere armi non letali, di dissuasione.
Le armi ADT usano un’antenna parabolica per irradiare l’energia elettromagnetica in un fascio molto stretto; più grandi le dimensioni dell’antenna, più stretto è il fascio.

Per farla breve, si hanno effetti termici immediati (come stare in un microonde) ma non letali, a meno che uno non si avvicini ulteriormente all’antenna. Questi effetti sono momentanei e non permenenti.

Ma c’è di più. Esistono anche effetti non termici. Gli esperti hanno verificato che impulsi bassi, fino a 100 volte più bassi di quelli usati dall’ADT, provocano conseguenze a livello mentale e fisico. Gli impulsi di microonde a basse frequenze e a intervalli regolari hanno conseguenze come il sentire ronzii, fischi, e anche accelerazioni del battito cardiaco, aumento della pressione sanguigna (questo almeno alle frequenze tra 300 MHz e 10 Ghz).
Oltre a questo, si parla anche del controllo della mente umana attraverso le onde elettromagnetiche. Il cervello umano infatti emette e riceve onde elettromagnetiche alfa, beta e teta a frequenze comprese tra 5 e 16 Hz. L’unico caso pubblico è quello dell’ambasciata americana a Mosca, “bombardata” da onde elettromagnetiche a bassa frequenza.
Definizioni e sorgenti
I campi elettrici sono creati da differenze di potenziale elettrico, o tensioni: più alta è la tensione, più intenso è il campo elettrico risultante. I campi magnetici si creano quando circola una corrente elettrica: più alta è la corrente, più intenso è il campo magnetico. Un campo elettrico esiste anche se non c’è corrente. Se circola una corrente, l’intensità del campo magnetico varia con il consumo di potenza, mentre l’intensità del campo elettrico rimane costante. (Estratto dal volume Electromagnetic Fields, pubblicato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS nel 1999 (Local authorities, health and environment pamphlet series; 32)).
Sorgenti naturali di campi elettromagnetici
I campi elettromagnetici sono presenti ovunque nel nostro ambiente di vita, ma sono invisibili all’occhio umano. Dei campi elettrici sono prodotti dall’accumulo locale di cariche elettriche nell’atmosfera, in occasione di temporali. Il campo magnetico terrestre fa sì che l’ago di una bussola si orienti lungo la direzione nord-sud ed è utilizzato da uccelli e pesci per la navigazione.
Sorgenti artificiali di campi elettromagnetici
Accanto alle sorgenti naturali, lo spettro elettromagnetico comprende anche campi generati da sorgenti artificiali: i raggi X, ad esempio, sono utilizzati per diagnosticare la frattura di una caviglia in seguito ad un incidente sportivo. All’elettricità fornita da una qualunque presa di corrente sono associati dei campi elettromagnetici a bassa frequenza. Infine, diversi tipi di radioonde ad alta frequenza sono usati per trasmettere informazioni, attraverso antenne televisive, impianti radiofonici o stazioni radio base per telefonia mobile.
Il concetto di lunghezza d’onda e frequenza
Cosa rende così diverse le varie forme di campi elettromagnetici?
Una delle caratteristiche principali di un campo elettromagnetico (CEM) è la sua frequenza o la corrispondente lunghezza d’onda. Campi di lunghezza d’onda diversa interagiscono col corpo umano in modo diverso. Si possono immaginare le onde elettromagnetiche come una serie di onde che viaggiano ad una velocità enorme, quella della luce. La frequenza descrive semplicemente il numero di oscillazioni, o cicli, al secondo, mentre la lunghezza d’onda rappresenta la distanza tra un’onda e la successiva. Quindi, lunghezza d’onda e frequenza sono legate in modo indissolubile: più alta è la frequenza, più breve è la lunghezza d’onda.
Una semplice analogia può aiutarci ad illustrare il concetto: legate una lunga corda a una maniglia e tenetene in mano l’estremità libera. Se muovete lentamente la corda in su e in giù, questa creerà una singola, grande onda; un movimento più rapido genererà una serie di onde più piccole. La lunghezza della corda rimane costante, quindi più onde voi create (cioè, più alta è la frequenza), più piccola risulta la distanza tra di loro (cioè, più breve è la lunghezza d’onda).
Quale è la differenza tra campi elettromagnetici non ionizzanti e radiazioni ionizzanti?
Lunghezza d’onda e frequenza determinano un’altra importante caratteristica dei campi elettromagnetici: le onde elettromagnetiche sono trasportate da particelle chiamate quanti. I quanti di frequenza più elevata (e, quindi, di lunghezza d’onda minore) trasportano più energia di quelli di frequenza più bassa (e lunghezza d’onda maggiore). Alcune onde elettromagnetiche trasportano un’energia tale da essere in grado di rompere i legami tra molecole. Nello spettro elettromagnetico, i raggi gamma emessi dai materiali radioattivi, i raggi cosmici ed i raggi X hanno questa proprietà e sono chiamati “radiazioni ionizzanti”. I campi i cui quanti hanno energia insufficiente per rompere i legami molecolari vengono invece chiamati “radiazioni non ionizzanti”. I campi elettromagnetici prodotti da sorgenti artificiali, che svolgono un ruolo di primo piano nel mondo industrializzato – elettricità, radioonde e campi a radiofrequenza – si trovano nella regione dello spettro elettromagnetico a lunghezze d’onda relativamente grandi e frequenze relativamente basse, ed i loro quanti non sono in grado di rompere i legami chimici.
Campi elettromagnetici a bassa frequenza
Campi elettrici esistono ovunque sia presente una carica elettrica positiva o negativa: Essi esercitano delle forze su altre cariche presenti entro il campo. L’intensità del campo elettrico si misura in volt al metro (V/m). Ogni condutore elettrico carico produce un campo elettrico. Il campo esiste anche se non circola alcuna corrente. Maggiore è la tensione, più alto è il campo elettrico a una determinata distanza dal conduttore.
L’intensità dei campi elettrici è massima vicino a una carica, o a un conduttore carico, e diminuisce rapidamente allontanandosi da questi. I conduttori, come ad esempio i metalli, schermano molto efficacemente i campi elettrici. Altri mezzi, come i materiali da costruzione e gli alberi, hanno una certa capacità di schermatura. Quindi, i campi elettrici prodotti all’esterno da linee ad alta tensione sono attenuati dalle pareti, dagli edifici e dagli alberi. Quando gli elettrodotti sono interrati, il campo elettrico in superficie è a malapena misurabile.
I campi magnetici derivano dal moto delle cariche elettriche. L’intensità del campo magnetico si misura in ampere al metro (A/m); in genere, nella ricerca sui campi elettromagnetici, gli scienziati usano invece un’altra grandezza a questa collegata, l’induzione magnetica (misurata in tesla, T, o nei suoi sottomultipli come il micrtotesla, μT). A differenza dei campi elettrici, un campo magnetico si produce soltanto quando un apparecchio è acceso e circola della corrente elettrica. Più alta è la corrente, maggiore è l’intensità del campo magnetico.
Come i campi elettrici, anche quelli magnetici sono massimi vicino alla loro sorgente e diminuiscono rapidamente a distanze maggiori. I campi magnetici non vengono bloccati dai materiali comuni, come le pareti degli edifici.

Campi elettrici  Campi magnetici
1. I campi elettrici derivano dalla tensione
2. La loro intensità si misura in volt al metro (V/m)
3. Un campo elettrico può essere presente anche se un apparecchio è spento
4. L’intensità del campo elettrico diminuisce con la distanza dalla sorgente
5. La maggior parte dei materiali scherma in qualche misura i campi elettrici
1. I campi magnetici derivano dalla corrente elettrica
2. La loro intensità si misura in ampere al metro (A/m). Generalmente, i ricercatori usano al suo posto una grandezza associata, l’induzione magnetica (di solito misurata in microtesla, μT, o in millitesla, mT)
3. I campi magnetici esistono solo se un apparecchio è acceso e circola una corrente
4. L’intensità del campo magnetico diminuisce con la distanza dalla sorgente
5. I campi magnetici non sono schermati dalla maggior parte dei materiali
Campi elettrici
Collegando un apparecchio a una presa si creano dei campi elettrici nello spazio circostante. Più alta è la tensione, più alto è il campo prodotto. Poiché la tensione può esistere anche se non circola corrente, non occorre che un apparecchio sia acceso perché esista un campo elettrico nello spazio circostante.
Campi magnetici
I campi magnetici si creano solo quando circolano correnti elettriche. Quindi i campi elettrici e quelli magnetici coesistono nell’ambiente. Il campo magnetico è tanto più intenso quanto maggiore è la corrente. Nella trasmissione e nella distribuzione dell’elettricità si usano tensioni elevate, mentre in casa si usano tensioni relativamente basse. Le tensioni in uso negli elettrodotti variano poco da un giorno all’altro, mentre le correnti variano con il consumo di energia.
I campi elettrici attorno ai cavi di un apparecchio cessano di esistere quando questo viene scollegato, ma esistono ancora attorno ai cavi che si trovano nel muro.
In cosa differiscono i campi statici da quelli variabili nel tempo?
Un campo statico non varia nel tempo. Una corrente continua (CC) è una corrente elettrica che scorre in un’unica direzione. In qualunque dispositivo a batteria, la corrente scorre da quest’ultima all’apparecchio per tornare poi alla batteria. Questa corrente crea un campo magnetico statico. Il campo magnetico terrestre è anch’esso un campo statico, così come il campo magnetico creato da una calamita, che può essere visualizzato osservando le figure che si creano quando si sparge della limatura di ferro attorno ad essa.
Al contrario, le correnti alternate (CA) producono campi elettromagnetici variabili nel tempo. Le correnti alternate invertono il loro verso ad intervalli regolari. Nella maggior parte dei paesi europei l’elettricità cambia verso ad una frequenza di 50 cicli al secondo, o 50 hertz. Così pure, i corrispondenti campi elettromagnetici cambiano il loro orientamento 50 volte al secondo. Nell’America settentrionale l’elettricità ha una frequenza di 60 Hz.

Quali sono le principali sorgenti di campi elettromagnetici a frequenze basse, intermedie ed alte?
I campi elettromagnetici variabili nel tempo prodotti dagli apparecchi elettrici sono un esempio di campi a frequenza estremamente bassa (ELF, extremely low frequency). I campi ELF hanno generalmente frequenze fino a 300 Hz. Altre tecnologie producono campi a frequenza intermedia (IF, intermediate frequency), con frequenze tra 300 Hz e 10 MHz e campi a radiofrequenza (RF) con frequenze da 10 MHz a 300 GHz. Gli effetti dei campi elettromagnetici sul corpo umano dipendono non solo dalla loro intensità, ma anche dalla loro frequenza. I sistemi che ci forniscono elettricità, e tutti gli apparecchi che la usano, costituiscono le principali sorgenti di campi ELF; gli schermi dei computer, i dispositivi anti-taccheggio e i sistemi i sicurezza sono le principali sorgenti di campi IF; radio, televisione, radar, antenne per la telefonia cellulare e forni a microonde sono le principali sorgenti di campi RF. Questi campi inducono nel corpo umano delle correnti elettriche che, se di intensità sufficiente, possono produrre vari effetti come riscaldamento e scosse elettriche, secondo la loro ampiezza e la loro frequenza. Comunque, per produrre effetti di questo genere i campi esterni al corpo devono essere molto intensi, notevolmente al di sopra di quelli presenti nei normali ambienti.
Campi elettromagnetici ad alta frequenza
I telefoni mobili, i trasmettitori radiotelevisivi ed i radar producono campi elettromagnetici a radiofrequenza. Questi campi sono utilizzati per trasmettere informazioni su lunghe distanze e costituiscono la base dei sistemi di telecomunicazione e di diffusione radiotelevisiva in tutto il mondo. Le microonde sono campi RF di frequenza elevata, nell’intervallo dei gigahertz (GHz). Nei forni a microonde, queste vengono sfruttate per scaldare rapidamente i cibi.
Nella regione delle radiofrequenze, i campi elettrici e quelli magnetici sono strettamente correlati e generalmente il loro livello viene misurato in termini di densità di potenza, in watt al metro quadro (W/m2).
Punti chiave:
1. Lo spettro elettromagnetico abbraccia sorgenti sia naturali sia artificiali di campi elettromagnetici.
2. La frequenza e la lunghezza d’onda caratterizzano un campo elettromagnetico. In un’onda elettromagnetica, queste due caratteristiche sono strettamente legate l’una all’altra: più alta è la frequenza, più breve è la lunghezza d’onda.
3. Le radiazioni ionizzanti, come i raggi X e gamma, consistono di fotoni che trasportano un’energia sufficiente per rompere i legami molecolari. I fotoni delle onde elettromagnetiche a frequenze industriali e a radiofrequenze hanno un’energia molto inferiore, e non hanno quindi questa capacità.
4. I campi elettrici esistono ovunque sia presente una carica e si misurano in volt al metro (V/m). I campi magnetici derivano dalla circolazione di correnti elettriche. La corrispondente induzione magnetica si misura in microtesla (μT), o in millitesla (mT).
5. Nella regione delle radiofrequenze e microonde, i campi elettrici e magnetici vengono considerati insieme, come le due componenti dell’onda elettromagnetica. La densità di potenza, misurata in watt al metro quadro (W/m2) descrive l’intensità di questi campi.
Sintesi degli effetti sanitari
Cosa succede quando siete esposti ai campi elettromagnetici?
L’esposizione a campi elettromagnetici non è un fenomeno nuovo. Tuttavia, durante il ventesimo secolo, l’esposizione ambientale a campi elettromagnetici di origine umana è costantemente aumentata in quanto la crescita della domanda di elettricità, il continuo avanzamento delle tecnologie ed i cambiamenti nei comportamenti sociali hanno creato sorgenti artificiali in misura sempre maggiore. Ognuno è esposto, sia in casa sia sul posto di lavoro, a una complessa miscela di deboli campi elettrici e magnetici dovuti alla generazione ed al trasporto di elettricità, agli elettrodomestici, agli apparati industriali, alle telecomunicazioni e all’emittenza radiotelevisiva.
Nel corpo umano esistono, anche in assenza di campi elettrici esterni, piccolissime correnti dovute a reazioni chimiche che sono parte delle normali funzioni fisiologiche,. Per esempio, i nervi si scambiano (?) segnali attraverso la trasmissione di impulsi elettrici. La maggior parte delle reazioni biochimiche, dalla digestione all’attività cerebrale, sono accompagnate da una ridistribuzione di particelle cariche. Anche il cuore è elettricamente attivo; il vostro dottore può registrarne l’attività con l’aiuto di un elettrocardiogramma.
Campi elettrici a bassa frequenza agiscono sul corpo umano, esattamente come agiscono su qualunque altro mezzo composto di particelle cariche. Quando i campi elettrici agiscono su materiali conduttori, influenzano la distribuzione delle cariche elettriche sulla loro superficie e provocano un flusso di corrente attraverso il corpo, verso la terra.
I campi elettrici a bassa frequenza agiscono sul corpo umano, esattamente come agiscono su qualunque altro mezzo composto di particelle cariche. Quando i campi elettrici agiscono su materiali conduttori, influenzano la distribuzione delle cariche elettriche sulla loro superficie e provocano un flusso di corrente attraverso il corpo, verso la terra.
I campi magnetici a bassa frequenza provocano la circolazione di correnti all’interno del corpo. L’intensità di queste correnti dipende dall’intensità del campo magnetico esterno. Se sufficientemente elevate, queste correnti possono provocare la stimolazione di nervi e muscoli o influenzare altri processi biologici. Sia i campi elettrici sia quelli magnetici inducono differenze di potenziale e correnti nel corpo ma, anche nel caso in cui si sia immediatamente al di sotto di una linea ad alta tensione, le correnti indotte sono piccolissime in confronto alle soglie necessarie per provocare scosse ed altri effetti elettrici.
Il riscaldamento è il principale effetto biologico dei campi elettromagnetici a radiofrequenza. Nei forni a microonde questa circostanza è sfruttata per riscaldare i cibi. I livelli dei campi a radiofrequenza ai quali la gente è normalmente esposta sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti per produrre un riscaldamento significativo. Gli effetti di riscaldamento delle radioonde costituiscono la base su cui si fondano le attuali linee guida. Gli scienziati stanno indagando anche la possibilità che, al di sotto dei livelli di soglia necessari per provocare il riscaldamento corporeo, si manifestino altri effetti, legati ad esposizioni a lungo termine. A tutt’oggi, non è stata fornita conferma di alcun effetto nocivo dovuto ad esposizioni a lungo termine a bassi livelli di campi elettromagnetici, a radiofrequenza o a frequenza industriale; comunque, gli scienziati continuano attivamente le ricerche in questo settore.
Effetti biologici o sanitari

Cosa costituisce un rischio per la salute?

Gli effetti biologici sono risposte misurabili a uno stimolo o a un cambiamento ambientale. Queste risposte non sono necessariamente nocive per la salute. Ad esempio, ascoltare musica, leggere un libro, mangiare una mela o giocare a tennis producono diversi effetti biologici. Pur tuttavia, non ci si aspetta che nessuna di queste attività provochi effetti sanitari. Il nostro corpo possiede sofisticati meccanismi per adattarsi alle molteplici e diverse influenze che incontriamo nel nostro ambiente. I cambiamenti continui fanno parte normale della nostra vita. Ma, naturalmente, il corpo non possiede meccanismi di compensazione adeguati per qualunque effetto biologico. Cambiamenti irreversibili, o che sottopongano il sistema a stress per lunghi periodi di tempo, possono costituire un rischio per la salute.

Un effetto nocivo provoca un danno rilevabile alla salute del soggetto esposto o a quella della sua prole; un effetto biologico, dal canto suo, può tradursi o meno in un effetto di danno alla salute. E’ fuori di dubbio che, al di sopra di certi livelli, i campi elettromagnetici possono innescare degli effetti biologici. Esperimenti condotti su volontari sani indicano che esposizioni di breve durata, ai livelli di campo presenti nell’ambiente o in casa, non provocano alcun effetto nocivo evidente. Esposizioni a livelli più elevati, che potrebbero essere pericolose, sono prevenute dalle linee guida nazionali ed internazionali. Il dibattito attuale si concentra sulla possibilità o meno che l’esposizione prolungata a bassi livelli di campo possa sollecitare risposte biologiche e influenzare lo stato di benessere delle persone.
Preoccupazioni per la salute
Uno sguardo ai titoli giornalistici degli ultimi anni fornisce un’idea delle diverse aree di preoccupazione del pubblico. Nel corso dell’ultimo decennio, interrogativi per la salute sono stati sollevati a proposito di numerose sorgenti di campi elettromagnetici, tra cui linee ad alta tensione, forni a microonde, schermi di computer e televisori, sistemi di sicurezza, radar e, più recentemente, telefoni mobili e relative stazioni radio base.
Il Progetto internazionale CEM
In risposta ai crescenti interrogativi su possibili effetti sanitari delle sorgenti di campi elettromagnetici, il cui numero e la cui varietà vanno continuamente aumentando, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avviato nel 1996 un grande piano di ricerca multidisciplinare. Il Progetto internazionale CEM mette insieme conoscenze e risorse che sono attualmente disponibili presso le maggiori agenzie ed istituzioni scientifiche internazionali e nazionali.
Conclusioni della ricerca scientifica
Negli ultimi 30 anni, sono stati pubblicati circa 25.000 articoli scientifici nel settore degli effetti biologici e delle applicazioni mediche delle radiazioni non ionizzanti. Sebbene alcuni abbiano la sensazione che si debbano svolgere ancora più ricerche, le conoscenze scientifiche in questo campo sono oggi più ampie che per la maggior parte degli agenti chimici. Sulla base di una recente ed approfondita rassegna della letteratura scientifica, l’OMS ha concluso che le evidenze attuali non provano che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici abbia alcuna conseguenza sulla salute. Esistono comunque alcune lacune nelle conoscenze sugli effetti biologici, che richiedono ulteriori ricerche.
Effetti sulla salute generale
Alcuni individui del pubblico hanno attribuito una gran varietà di sintomi all’esposizione a bassi livelli di campo elettromagnetico in casa. Questi sintomi comprendono mal di testa, ansia, suicidio e depressione, nausea, stanchezza e perdita della libido. Al momento, le evidenze scientifiche non suffragano un legame tra questi sintomi e l’esposizione a campi elettromagnetici. Almeno alcuni di questi problemi sanitari possono essere causati dal rumore o da altri fattori ambientali, oppure da ansie legate alle nuove tecnologie.
Effetti sulla gravidanza
L’OMS ed altre organizzazioni internazionali hanno esaminato molte, e diverse, sorgenti di esposizione a campi elettromagnetici in ambienti di vita e di lavoro, tra cui schermi di computer, letti ad acqua e coperte elettriche, saldatrici a radiofrequenza, apparati per diatermia e radar. Il bilancio complessivo delle evidenze mostra che l’esposizione a campi elettromagnetici ai tipici livelli ambientali non accresce il rischio di alcun effetto nocivo, come aborti spontanei, malformazioni, peso ridotto alla nascita e malattie congenite. Vi sono state segnalazioni occasionali di associazioni tra problemi sanitari e presunte esposizioni a campi elettromagnetici, nonché segnalazioni di parti prematuri e di peso ridotto alla nascita per figli di lavoratori dell’industria elettrica, ma la comunità scientifica non ha ritenuto che questi effetti fossero necessariamente causati dall’esposizione ai campi (piuttosto che da altri fattori, come l’esposizione a solventi).
Cataratte
Sono state talvolta segnalate irritazioni agli occhi e cataratte in lavoratori esposti ad alti livelli di radiazione a radiofrequenze e microonde, ma gli studi su animali non confortano l’idea che queste forme di danno all’occhio possano prodursi a livelli che non siano pericolosi dal punto di vista termico. Non c’è alcuna evidenza che simili effetti si verifichino ai livelli sperimentati dal pubblico generico.
Campi elettromagnetici e cancro
Nonostante molti studi, le evidenze di effetti cancerogeni di qualsiasi genere restano molto controverse. E’ comunque chiaro che, se i campi elettromagnetici avessero effettivamente un effetto sul cancro, l’aumento di rischio, di qualunque tipo, sarebbe estremamente basso. I risultati ottenuti fino ad oggi presentano molte incongruenze, ma non si è comunque trovato nessun aumento consistente di rischio per nessuna forma di cancro, né nei bambini né negli adulti.
Un certo numero di studi epidemiologici suggerisce piccoli aumenti di rischio di leucemia infantile, associati all’esposizione a campi magnetici a bassa frequenza nelle abitazioni. Però, gli scienziati non sono in genere giunti alla conclusione che questi risultati riflettano una relazione di causa ed effetto tra l’esposizione ai campi e la patologia (piuttosto che essere dovuti ad artefatti nello studio o riguardare effetti non collegati all’esposizione ai campi). A questa conclusione si è giunti, in parte, perché gli studi su animali e quelli di laboratorio non hanno provato alcun effetto riproducibile che sia coerente con l’ipotesi che i campi elettromagnetici causino o promuovano il cancro. In numerosi paesi sono in corso studi su larga scala che possono aiutare a chiarire questi punti.
Ipersensibilità ai campi elettromagnetici e depressione
Alcuni individui denunciano una “ipersensibilità” ai campi elettrici e magnetici. Queste persone chiedono di sapere se fastidi e dolori, mal di testa, depressione, letargia, disordini del sonno, ed anche convulsioni e crisi epilettiche, possano essere associati all’esposizione a campi elettromagnetici.
Vi è ben poca evidenza scientifica che sostenga l’idea di un’ipersensibilità ai campi elettromagnetici. Recenti studi scandinavi hanno trovato che, in condizioni di esposizione appropriatamente controllate, i soggetti non presentano reazioni coerenti. Per di più, non esiste alcun meccanismo biologico accettato che spieghi l’ipersensibilità. La ricerca su questo tipo di individui è difficile perché possono entrare in gioco, oltre agli effetti diretti dei campi, molte altre risposte soggettive. Ulteriori studi sulla materia sono in corso.
Obiettivi delle ricerche attuali e future
Notevoli sforzi sono in corso per approfondire gli studi sulle connessioni tra campi elettromagnetici e cancro. Le ricerche su possibili effetti cancerogeni dei campi a frequenza industriale proseguono, seppure a un livello inferiore a quello degli ultimi anni ’90.
Gli effetti sanitari a lungo termine dell’uso di telefoni mobili costituiscono attualmente un altro settore di intensa ricerca. Non è stato scoperto nessun ovvio effetto nocivo legato a bassi livelli di campi a radiofrequenza. Tuttavia, date le preoccupazioni del pubblico per la sicurezza dei telefoni cellulari, ulteriori ricerche mirano a stabilire se, a livelli di esposizione molto bassi, possano verificarsi effetti meno ovvi.
Punti chiave
1. Esiste una gran varietà di fattori ambientali che provocano effetti biologici. “Effetto biologico” non è sinonimo di “danno alla salute”. Per identificare e misurare i rischi sanitari occorrono ricerche specifiche.
2. A basse frequenze, i campi elettrici e magnetici esterni inducono la circolazione di deboli correnti nel corpo. Praticamente in tutti i normali ambienti, i livelli delle correnti indotte nel corpo sono troppo bassi per dar luogo a effetti sanitari ovvi. Il principale effetto dei campi elettromagnetici a radiofrequenza è il riscaldamento dei tessuti corporei.
3. E’ indubbio che esposizioni di breve durata a livelli molto alti di campo elettromagnetico possano essere pericolose per la salute. Le attuali preoccupazioni del pubblico si concentrano su possibili effetti a lungo termine causati da esposizioni a campi elettromagnetici di livello inferiore a quelli richiesti per attivare risposte biologiche immediate.
4. Il progetto internazionale CEM dell’OMS è stato promosso per fornire risposte scientificamente fondate ed oggettive agli interrogativi del pubblico sui possibili rischi legati a campi elettromagnetici di bassa intensità.
5. Nonostante le ampie ricerche, a tutt’oggi non vi sono evidenze che portino a concludere che l’esposizione a bassi livelli di campi elettromagnetici sia dannosa per la salute umana.
6. La ricerca internazionale è concentrata sull’esame di possibili connessioni tra cancro e campi elettromagnetici, a frequenze industriali e a radiofrequenza.
Sviluppi della ricerca
Se i campi elettromagnetici costituiscono effettivamente un rischio sanitario, vi saranno conseguenze in tutti i paesi industrializzati. Il pubblico richiede risposte concrete a una domanda sempre più pressante: se i campi elettromagnetici incontrati nella vita quotidiana provochino effetti nocivi per la salute. I mezzi di informazione sembrano spesso avere risposte definitive. Si dovrebbero però valutare con prudenza le loro affermazioni, tenendo presente che il principale interesse dei mezzi di informazione non è quello di istruire. Nella scelta e nella presentazione di una storia, un giornalista può essere motivato da diverse ragioni non tecniche: i giornalisti sono in competizione tra loro, sia sul tempo sia sulle aree da coprire, e i vari giornali lottano per il maggior numero di copie vendute. I titoli sensazionali, che colpiscano il maggior numero possibile di persone, li aiutano a raggiungere questi obiettivi: le cattive notizie non solo notizie grosse, ma spesso sono le sole che ascoltiamo. Il gran numero di ricerche che suggeriscono che i campi elettromagnetici sono innocui ricevono perciò scarsa attenzione, o non ne ricevono affatto. La scienza non può fornire la garanzia di un’assoluta innocuità; i risultati della ricerca sono però, nel loro complesso, rassicuranti.
Sono necessari diversi tipi di studi
Per poter valutare i potenziali effetti nocivi dei campi elettromagnetici è necessaria una combinazione di studi, in aree di ricerca diverse. I differenti tipi di studi indagano diversi aspetti del problema. Le ricerche di laboratorio su sistemi cellulari mirano a chiarire i meccanismi fondamentali sottostanti ad un eventuale collegamento tra esposizione a campi elettromagnetici e effetti biologici. Queste ricerche cercano di identificare dei meccanismi che si basino su modificazioni indotte dai campi elettromagnetici a livello molecolare o cellulare; queste modificazioni potrebbero fornire indizi sul modo in cui una forza fisica viene convertita in un’azione biologica all’interno del corpo. In questi studi, singole celle o tessuti vengono rimossi dal loro normale ambiente di vita, che potrebbe inattivare (?) eventuali meccanismi di compensazione.
Un altro tipo di ricerche, cioè quelle su animali, è più strettamente collegato a situazioni della vita reale. Queste ricerche forniscono dati di più diretta rilevanza per poter stabilire dei livelli di esposizione sicura per l’uomo. Spesso, si impiegano diversi livelli di campo per analizzare le relazioni dose-risposta.
Gli studi epidemiologici, ovvero gli studi sull’uomo, costituiscono un’altra fonte di informazione diretta sugli effetti a lungo termine dell’esposizione. Questi studi indagano cause distribuzioni delle patologie in situazioni della vita reale, entro date comunità e gruppi professionali. I ricercatori cercano di stabilire se esista un’associazione statistica tra esposizione a campi elettromagnetici e incidenza di una specifica patologia, o di altri specifici effetti nocivi. Le indagini epidemiologiche sono però costose. Cosa ancora più importante, esse comportano misure su popolazioni umane molto complesse ed è quindi difficile raggiungere un grado di controllo che consenta di rivelare piccoli effetti.
Per queste ragioni, quando debbono decidere su eventuali rischi per la salute, gli scienziati valutano tutti i dati significativi, forniti dagli studi epidemiologici, da quelli su animali e da quelli su cellule.
Interpretazione degli studi epidemiologici
Gli studi epidemiologici da soli non possono in genere stabilire una chiara relazione di causa ed effetto, soprattutto perché essi rilevano solamente delle associazioni statistiche tra esposizione e patologie, le quali ultime possono o meno essere causate dall’esposizione stessa. Si immagini in proposito un ipotetico studio che segnalasse un legame tra l’esposizione a campi elettromagnetici dei lavoratori della ditta “X-Elettricità” ed un aumento del rischio di cancro. Un’associazione statistica è effettivamente osservata, ma questa potrebbe anche essere dovuta ad altri fattori presenti nel posto di lavoro e su cui si hanno dati incompleti. Ad esempio, i lavoratori potrebbero essere stati esposti a solventi chimici potenzialmente cancerogeni. Inoltre, l’osservazione di un’associazione potrebbe essere dovuta soltanto a effetti statistici, oppure lo studio stesso potrebbe avere delle carenze di progetto.
Quindi, trovare un’associazione tra un certo agente e una specifica patologia non significa necessariamente che il primo abbia causato la seconda. Per stabilire una causalità occorre che il ricercatore esamini molti fattori. L’ipotesi di una relazione di causa ed effetto è rafforzata se esiste una forte associazione tra esposizione ed effetto, una chiara relazione dose-risposta, una spiegazione biologica credibile, il sostegno di pertinenti studi su animali e soprattutto una coerenza tra gli studi. Tali fattori sono in genere risultati assenti negli studi che riguardavano campi elettromagnetici e cancro. Questa è una delle ragioni più forti per le quali gli scienziati sono generalmente riluttanti a concludere che deboli campi elettromagnetici provochino degli effetti sanitari.
Difficoltà nell’escludere la possibilità di rischi molto piccoli
“L’assenza di prove di effetti nocivi non sembra sufficiente nella società moderna. Si pretende invece sempre di più la prova della loro assenza” (Barnabas Kunsch, Centro Austriaco di Ricerca di Seibesdorf).
“Non c’è nessuna evidenza convincente di un effetto nocivo dei campi elettromagnetici”, oppure “Non è stata confermata una relazione di causa ed effetto tra campi elettromagnetici e cancro” sono esempi tipici delle conclusioni raggiunte dai comitati di esperti che hanno analizzato il problema. Ciò dà l’impressione che la scienza voglia evitare di dare una risposta. Ma perché la ricerca dovrebbe continuare, se gli scienziati hanno già mostrato che non c’è alcun effetto?
La risposta è semplice: gli studi sull’uomo sono ottimi per identificare grandi effetti, come la connessione tra fumo e cancro, Purtroppo, sono molto meno in grado di distinguere un piccolo effetto dalla mancanza di effetti. Se i campi elettromagnetici, ai tipici livelli ambientali, fossero potenti cancerogeni, sarebbe stato molto facile dimostrarlo. E’ però molto più difficile dimostrare se i campi elettromagnetici di bassa intensità sono un debole cancerogeno, o se sono un potente cancerogeno ma solo per un piccolo gruppo di persone all’interno di una comunità più vasta. Infatti, anche nel caso in cui uno studio di ampie proporzioni non mostri alcuna associazione, non potremo mai essere del tutto sicuri che non esista nessuna relazione. L’assenza di un effetto potrebbe significare che effettivamente non ne esiste alcuno, ma potrebbe altrettanto bene significare che
l’effetto è semplicemente non rivelabile con il nostro metodo di misura. Quindi, i risultati negativi sono generalmente meno convincenti di quelli fortemente positivi.
La situazione più difficile di tutte, che purtroppo si è verificata con gli studi epidemiologici sui campi elettromagnetici, è quella in cui un complesso di studi fornisce deboli risultati positivi, che sono però incoerenti tra loro. In questa situazione, è verosimile che gli stessi scienziati si dividano sulla significatività dei dati. Comunque, per le ragioni esposte in precedenza, la maggior parte degli scienziati e dei medici concordano che qualunque tipo di effetto sanitario dei campi elettromagnetici di bassa intensità, ammesso che esista effettivamente, è probabilmente piccolissimo rispetto agli altri rischi che si incontrano nella vita quotidiana.
Cosa è prevedibile in futuro?
Lo scopo del Progetto Internazionale CEM dell’OMS è promuovere e coordinare la ricerca a livello mondiale, per fornire risposte ben fondate agli interrogativi del pubblico. Per questa valutazione verranno messi assieme i risultati delle ricerche su cellule, su animali e sull’uomo, al fine di consentire una stima più completa possibile dei rischi per la salute. La valutazione d’insieme di una gran varietà di studi significativi ed affidabili fornirà la risposta più attendibile sugli effetti nocivi dell’esposizione a lungo termine a deboli campi elettromagnetici, qualora qualche effetto esista.
Un modo per illustrare come siano necessari dati forniti da diversi tipi di esperimenti è dato dalle parole crociate mostrate in figura. Per poter dire di avere ACCERTATO quale è la soluzione, bisogna rispondere a nove domande. Ammettendo di poter rispondere soltanto a tre di esse, potremmo tentare di indovinare la soluzione. Però, le tre lettere date potrebbero far parte di una parola completamente diversa. Ogni ulteriore risposta aumenterà il nostro grado di confidenza. Infatti, la scienza non sarà probabilmente mai in grado di rispondere a tutte le domande, ma più solidi sono i dati che raccogliamo, maggiore sarà la probabilità di indovinare la soluzione.

Punti chiave
1. Gli studi di laboratorio su cellule tendono a stabilire se esista un meccanismo attraverso il quale l’esposizione a campi elettromagnetici potrebbe causare effetti biologici dannosi. Gli studi su animali sono essenziali per accertare effetti in organismi superiori, la cui fisiologia somigli in qualche misura a quella dell’uomo. Gli studi epidemiologici osservano le associazioni statistiche tra l’esposizione ai campi e l’incidenza di specifici effetti nocivi nell’uomo.
2. La scoperta di un’associazione statistica tra un certo agente e una specifica patologia non significa che l’agente abbia causato la malattia.
3. L’assenza di effetti sanitari potrebbe significare che non ne esistono, ma potrebbe anche significare che un effetto esistente non è rilevabile con i metodi attuali.
4. Prima di poter trarre conclusioni sui possibili rischi per la salute di un fattore ambientale sospetto si devono considerare, nel loro insieme, i risultati di diversi studi (cellulari, su animali e epidemiologici). Dati coerenti forniti da questi studi molto diversi aumentano il grado di certezza che un vero effetto esista.
Tipici livelli di esposizione in casa e nell’ambiente
Campi elettromagnetici in casa
Livelli di fondo dei campi elettromagnetici generati da linee di trasmissione e da impianti di distribuzione.
L’elettricità viene trasportata su lunghe distanze attraverso linee ad alta tensione. I trasformatori abbassano queste alte tensioni per la distribuzione locale ad abitazioni e uffici. Gli impianti per la trasmissione e la distribuzione, nonché i circuiti degli edifici e gli apparati domestici sono responsabili dei livelli di fondo di campo elettrico e magnetico a frequenza industriale in casa. Nelle abitazioni non situate vicino ad elettrodotti il livello di fondo dell’induzione magnetica può arrivare fino a circa 0,2 μT.
Direttamente al di sotto delle linee i campi sono molto più intensi. L’induzione magnetica al livello del suolo può arrivare fino a diversi microtesla. I livelli di campo elettrico al di sotto degli elettrodotti possono raggiungere i 10 kV/m. Comunque i campi (sia elettrici sia magnetici) decadono con la distanza dalla linea. A distanze comprese tra 50 e 100 metri le intensità dei campi sono normalmente al livello di quelle che si incontrano lontano dalle linee ad alta tensione. Inoltre, le pareti dell’abitazione riducono sostanzialmente i livelli del campo elettrico rispetto a quelli che si incontrano in aree analoghe, all’esterno delle case.
Apparati elettrici in casa
Le massime intensità di campo elettrico a potenza industriale si trovano solitamente al di sotto di linee ad alta tensione. Invece, i più intensi campi magnetici a frequenza industriale si trovano nelle immediate vicinanze di motori ed altri dispositivi elettrici, nonché in apparati specialistici come i tomografi a risonanza magnetica utilizzati nella diagnostica per immagini.
Tipiche intensità di campo elettrico misurate in prossimità di apparecchiature domestiche (alla distanza di 30 cm)
(Fonte: Ufficio Federale per la Sicurezza dalle Radiazioni, Germania, 1999)
Apparecchiatura elettrica
Intensità del campo elettrico (V/m)

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Molte persone sono sorprese quando si rendono conto della varietà dei livelli di campo magnetico che si incontrano vicino ai diversi apparati. L’intensità del campo non dipende da quanto l’apparecchio è grande, complesso, potente o rumoroso. Inoltre, anche tra dispositivi apparentemente simili l’intensità del campo magnetico può variare moltissimo. Ad esempio, mentre alcuni asciugacapelli sono circondati da un campo magnetico molto intenso, altri lo producono a malapena. Queste differenze sono legate alle caratteristiche di progetto del prodotto. La tabella che segue mostra i valori tipici di diversi dispositivi che si trovano normalmente nelle abitazioni e nei posti di lavoro. Le misure sono state effettuate in Germania e tutti gli apparecchi funzionano alla frequenza di 50 Hz. Si deve anche notare che i livelli di esposizione effettivi variano notevolmente secondo il modello dell’apparecchio e la distanza da questo.
Tipiche intensità del campo magnetico prodotto da dispositivi domestici a varie distanze
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(Fonte: Ufficio Federale per la Sicurezza dalle Radiazioni, Germania, 1999).
Le distanze di normale funzionamento sono indicate in grassetto
La tabella illustra due punti fondamentali. Innanzi tutto, l’intensità del campo magnetico attorno agli apparati diminuisce rapidamente quanto più ci si allontana da questi. In secondo luogo, la maggior parte degli apparecchi non si usano molto vicino al corpo. Alla distanza di 30 cm il campo magnetico che circonda la maggior parte degli apparecchi domestici è oltre 100 volte minore del limite di 100 μT a 50 Hz (83 μT a 60 Hz) fissato dalle linee guida per i membri del pubblico.
Televisori e schermi di computer
Gli schermi di computer ed i televisori funzionano in base a principi simili. Entrambi producono campi elettrici statici e campi elettrici e magnetici alternati a varie frequenze. Comunque, gli schermi a cristalli liquidi usati in alcuni computer portatili e da tavolo non danno luogo a campi elettrici e magnetici significativi. I computer moderni hanno schermi conduttori che riducono il campo elettrostatico a livelli simili a quelli di fondo in ambienti domestici o lavorativi. Nella postazione dell’operatore (da 30 a 50 cm dallo schermo) i campi magnetici alternati sono tipicamente al di sotto di 0,7 μT come valore dell’induzione magnetica (a frequenza industriale). L’intensità del campo elettrico alternato nella posizione dell’operatore varia da meno di 1 V/m a 10 V/m.
Forni a microonde
I forni a microonde domestici funzionano a livelli di potenza molto elevati. Tuttavia, un’efficace schermatura riduce le perdite all’esterno del forno a livelli quasi non misurabili. Inoltre, le perdite di microonde si riducono molto rapidamente all’aumentare della distanza dal forno. Molti paesi hanno norme di fabbricazione che specificano i massimi livelli di perdita ammessi per i forni nuovi; un forno che rispetti queste norme non presenta alcun rischio per i consumatori.
Telefoni portatili
I telefoni portatili funzionano a intensità molto più basse di quelli mobili. Ciò è dovuto al fatto che essi vengono usati molto vicino alle loro stazioni radio base domestiche e quindi non richiedono campi intensi per trasmettere su lunghe distanze. Di conseguenza, i campi a radiofrequenza attorno a questi apparecchi sono trascurabili.
Campi elettromagnetici nell’ambiente
Radar
I radar sono usati per la navigazione, per le previsioni meteorologiche, per applicazioni militari e per una varietà di altre funzioni. I radar emettono segnali a microonde pulsati. La potenza di picco in un impulso può essere elevata, anche se la potenza media può essere bassa. Molti radar ruotano o si muovono in alto e in basso; questo riduce la densità di potenza media a cui il pubblico è esposto nelle vicinanze. Anche i radar militari di alta potenza, non rotanti, limitano le esposizioni nelle aree di accesso pubblico al di sotto dei livelli indicati dalle linee guida.
Sistemi di sicurezza
I sistemi anti-taccheggio dei negozi utilizzano delle etichette, che vengono riconosciute da bobine elettriche all’uscita. Quando si effettua un acquisto, l’etichetta viene tolta o disattivata permanentemente. In genere, i campi elettromagnetici generati dalle bobine non superano i livelli raccomandati dalle linee guida. I sistemi per il controllo degli accessi
funzionano nello stesso modo, con l’etichetta incorporata nell’anello di una chiave o in una scheda identificativa. I sistemi di sicurezza delle biblioteche usano etichette che possono essere disattivate quando un libro viene preso in prestito e riattivate quando viene restituito. I metal detector ed i sistemi di sicurezza degli aeroporti creano un intenso campo magnetico, che può raggiungere i 100 μT e che viene disturbato dalla presenza di un oggetto metallico. Vicino al telaio del rilevatore, l’intensità del campo magnetico può avvicinarsi ai valori limite delle linee guida e talvolta superarli. Ciò non costituisce però un pericolo per la salute, come discusso nella sezione relativa alle linee guida (si veda la sezione “Esposizioni al di sopra dei valori delle linee guida sono pericolose?”).
Treni e tram elettrici
I treni a lunga percorrenza hanno una o più locomotive separate dai vagoni passeggeri. L’esposizione dei passeggeri deriva soprattutto dal sistema di alimentazione del treno. I campi magnetici nelle carrozze passeggeri deitreni a lunga percorrenza possono raggiungere diverse centinaia di microtesla vicino al pavimento, mentre nelle altre zone del compartimento presentano valori più bassi (decine di microtesla). L’intensità del campo elettrico può raggiungere i 300 V/m. Le persone che vivono vicino a linee ferroviarie possono essere soggette a campi magnetici dovuti alle linee aeree di alimentazione; secondo i paesi, questi campi possono essere confrontabili con quelli prodotti dalle linee ad alta tensione.
I motori di sistemi di trazione dei treni e dei tram sono normalmente collocati sotto il pavimento delle carrozze passeggeri. Al livello del pavimento, l’intensità del campo magnetico può raggiungere le decine di microtesla, nelle zone immediatamente sopra il motore. I campi diminuiscono rapidamente con la distanza dal pavimento e l’esposizione delle parti superiori del corpo è molto inferiore.
TV e radio
Quando scegliete una stazione radiofonica sul vostro apparecchio, vi siete mai chiesti cosa significhino le familiari abbreviazioni AM e FM? I segnali radio vengono indicati come segnali a modulazione di ampiezza (AM, amplitude-modulated) o a modulazione di frequenza (FM, frequency-modulated), secondo il modo in cui trasportano l’informazione. I segnali AM possono essere usati per trasmettere su distanze molto lunghe, mentre quelli FM coprono aree più ristrette, ma possono fornire un suono di qualità migliore.
I segnali radio AM sono trasmessi mediante grandi schiere di antenne, che possono essere alte decine di metri e sono collocate in aree non accessibili al pubblico. Molto vicino alle antenne e ai cavi di alimentazione le esposizioni possono essere elevate, ma riguardano i lavoratori addetti alla manutenzione piuttosto che il pubblico in generale.
Le antenne televisive e quelle delle radio FM sono molto più piccole di quelle delle radio AM e sono montate a schiera in cima ad alti tralicci, che servono solo come strutture di sostegno. Piccole antenne per televisioni e radio locali sono talvolta montate sui tetti delle abitazioni; in questo caso, può essere necessario controllare l’accesso al tetto.
Telefoni mobili e loro stazioni radio base
I telefoni mobili consentono alle persone di essere raggiunte in qualsiasi momento. Questi sistemi a radioonde di bassa potenza trasmettono e ricevono segnali da una rete di stazioni radio base fisse, di bassa potenza. Ogni stazione radio base fornisce copertura a una determinata area. Secondo il numero di chiamate servite, le stazioni radio base possono essere spaziate dapo che centinaia di metri nelle grandi città a diversi chilometri in aree rurali.
Le stazioni radio base sono generalmente montate sui tetti degli edifici o su tralicci, ad altezze variabili tra 15 e 50 metri. I livelli delle trasmissioni di una specifica stazione radio base sono variabili e dipendono dal numero di chiamate e dalla distanza dell’utente dalla stazione stessa. Le antenne emettono un fascio di radiazioni molto stretto, che si allarga quasi parallelamente al terreno. Quindi, i campi a radiofrequenza al livello del suolo ed in aree normalmente accessibili al pubblico,sono molte volte al di sotto dei livelli pericolosi. I limiti delle linee guida sarebbero superati soltanto se una persona si avvicinasse fino a un metro o due, direttamente di fronte all’antenna. Fino a quando i telefoni mobili sono diventati di largo uso, i membri del pubblico erano esposti soprattutto a campi a radiofrequenza emessi da stazioni radio e TV. Ancora oggi, le antenne telefoniche aggiungono poco alla nostra esposizione complessiva, perché nelle aree di pubblico accesso le intensità dei loro segnali sono normalmente simili, o inferiori, a quelle dovute a stazioni radio e televisive distanti.
Però, chi usa un telefono mobile è esposto a campi a radiofrequenza molto più alti di quelli che si trovano generalmente nell’ambiente. I telefoni mobili vengono usati molto vicino alla testa; quindi, piuttosto che considerare l’effetto di riscaldamento sull’intero corpo, si deve stabilire come l’energia assorbita si distribuisca nella testa dell’utente. Da sofisticati programmi di simulazione al computer e da misure effettuate su modelli della testa risulta che l’energia assorbita da parte di un telefono mobile non supera i limiti delle attuali linee guida.
Sono stati sollevati interrogativi anche su altri effetti, cosiddetti non termici, derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici che abbiano le frequenze tipiche della telefonia mobile. Tra gli altri, sono stati suggeriti sottili effetti sulle cellule, che potrebbero svolgere un ruolo nello sviluppo del cancro. Sono stati anche ipotizzati effetti su tessuti elettricamente eccitabili, che potrebbero influenzare la funzionalità del cervello, nonché effetti sui tessuti nervosi. Tuttavia, i dati finora disponibili non suggeriscono, nel loro complesso, che l’uso di telefoni mobili abbia alcun effetto nocivo sulla salute umana.
Campi magnetici nella vita quotidiana: sono veramente così alti?
Negli ultimi anni, le autorità nazionali di diversi paesi hanno condotto molte misure per indagare i livelli di campo elettromagnetico negli ambienti di vita. Nessuna di queste campagne di misura ha concluso che i livelli dei campi potessero causare danni alla salute.
L’Ufficio Federale per la Sicurezza dalle Radiazioni della Germania ha recentemente misurato l’esposizione quotidiana a campi magnetici di circa 2000 persone, coprendo una vasta gamma di esposizioni professionali e residenziali. A tutti i soggetti sono stati forniti dosimetri personali per 24 ore. L’esposizione misurata variava notevolmente, ma la media giornaliera risultava di 0,10 μT. Questo valore è 1000 volte inferiore al limite di 100 μT per il pubblico e 200 volte inferiore al limite di 500 μT per i lavoratori. Inoltre, i dati delle persone che vivevano al centro delle città mostravano che non vi erano drastiche differenze di esposizione tra la vita in aree rurali e la vita in città. Anche l’esposizione delle persone che vivono vicino a linee ad alta tensione differisce molto poco dall’esposizione media della popolazione.
Punti chiave
1. I livelli di fondo dei campi elettromagnetici in casa sono dovuti soprattutto ai sistemi di trasmissione e di distribuzione dell’elettricità o agli apparecchi elettrici.
2. Gli apparecchi elettrici differiscono molto nell’intensità dei campi che generano. I livelli dei campi, sia elettrici sia magnetici, diminuiscono rapidamente con la distanza dagli apparecchi. In qualunque circostanza, i campi attorno agli apparecchi domestici sono abitualmente molto al di sotto dei limiti stabiliti dalle linee guida.
3. Nella postazione degli operatori, i campi elettrici e magnetici degli apparecchi televisivi e degli schermi dei computer sono centinaia o migliaia di volte inferiori ai limiti stabiliti dalle linee guida.
4. I forni a microonde che rispettano le norme non sono pericolosi per la salute.
5. Fintantoché viene impedito l’accesso del pubblico nelle vicinanze di radar, antenne di trasmissione e stazioni radio base per la telefonia mobile, i limiti di esposizione ai campi a radiofrequenza stabiliti dalle linee guida non vengono superati.
6. L’utente di un telefono mobile sperimenta livelli di campo elettromagnetico molto superiori a qualunque livello incontrato nei normali ambienti di vita.
7. Molte campagne di misura hanno dimostrato che l’esposizione a campi elettromagnetici negli ambienti di vita è estremamente bassa.
Normative attuali
Le normative vengono stabilite per proteggere la nostra salute; sono ben note quelle fissate per molti additivi alimentari, per la concentrazione di sostanze chimiche nell’acqua o per gli inquinanti atmosferici. Analogamente, esistono norme per limitare l’eccessiva esposizione ai campi elettromagnetici presenti nel nostro ambiente.
Chi decide sulle linee guida?
I diversi paesi stabiliscono le proprie norme nazionali per l’esposizione ai campi elettromagnetici. Comunque, la maggior parte di queste normative nazionali sono basate sulle linee guida elaborate dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP, International Commission on Non Ionizing Radiation Protection). Questa organizzazione non governativa, formalmente riconosciuta dall’OMS, valuta i risultati scientifici che provengono da tutto il mondo. Sulla base di un’approfondita rassegna della letteratura, l’ICNIRP produce linee guida che raccomandano dei limiti di esposizione. Queste linee guida vengono periodicamente riviste e, se necessario, aggiornate.
I livelli di campo elettromagnetico variano in modo complesso con la frequenza. Un elenco di tutti i valori previsti da tutte le normative e per tutte le frequenze sarebbe difficile da comprendere. La tabella che segue riassume i limiti raccomandati dalle linee guida per le tre aree su cui si sono concentrati gli interrogativi del pubblico: elettricità nelle abitazioni, stazioni radio base per telefonia mobile e forni a microonde. Queste linee guida sono state aggiornate l’ultima volta nell’aprile del 1998.
Sintesi delle linee guida ICNIRP

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ICNIRP, Linee guida per i CEM, Health Physics 74, 494-522 (1998)
I limiti di esposizione delle linee guida possono differire di un fattore superiore a 100 rispetto a quelli di alcuni paesi ex-sovietici e occidentali. Con la globalizzazione dei commerci e con la rapida introduzione delle telecomunicazioni su scala mondiale, occorrono però norme universali. Molti paesi dell’ex-Unione Sovietica stanno ora prendendo in considerazione nuove normative; nello stesso tempo, l’OMS ha promosso un’iniziativa per armonizzare le linee guida di esposizione a livello mondiale. Le future normative si baseranno sui risultati del Progetto Internazionale Campi Elettromagnetici dell’OMS.
Su cosa sono basate le linee guida?
Un punto importante da sottolineare è che i limiti stabiliti dalle linee guida non costituiscono una linea di demarcazione tra sicurezza e pericolo. Non esiste nessun livello particolare al di sopra del quale le esposizioni diventano pericolose per la salute; al contrario, il potenziale rischio per la salute umana aumenta gradualmente all’aumentare dei livelli di esposizione. Le linee guida indicano che, al di sotto di una determinata soglia, l’esposizione a campi elettromagnetici è, secondo le conoscenze scientifiche, sicura. Questo non comporta automaticamente che al di sopra del limite dato l’esposizione sia dannosa.
Per poter stabilire dei limiti di esposizione, occorre però che gli studi scientifici identifichino il livello di soglia a cui si manifestano i primi effetti sanitari. Poiché non si possono usare esseri umani per gli esperimenti, le linee guida si basano sugli studi su animali, analizzati criticamente. Sottili modificazioni del comportamento negli animali a bassi livelli di esposizione precedono speso alterazioni più gravi della salute, che si manifestano a livelli più alti. Un comportamento anormale è un indicatore molto sensibile di una risposta biologica ed è stato scelto come il più basso effetto sanitario osservabile. Le linee guide raccomandano di evitare esposizioni a livelli ai quali le modificazioni del comportamento diventano apprezzabili.
Questo livello di soglia per le alterazioni del comportamento non è uguale al limite fissato dalle linee guida. L’ICNIRP applica un fattore di sicurezza pari a 10 per ricavare il limite di esposizione professionale e un fattore pari a 50 per ottenere il valore per il pubblico. Quindi, ad esempio, nell’intervallo delle radiofrequenze e microonde il massimo livello di esposizione che potete sperimentare nell’ambiente o in casa è almeno 50 volte inferiore al livello di soglia a cui si manifestano le prime modificazioni nel comportamento animale.
Perché il fattore di sicurezza per l’esposizione professionale è diverso da quello per il pubblico?
La popolazione esposta per motivi professionali è composta da adulti che generalmente sperimentano campi elettromagnetici in condizioni note. Questi lavoratori sono addestrati a conoscere i potenziali rischi e ad adottare le precauzioni appropriate. Al contrario, il pubblico generico è formato da soggetti di tutte le età e di diverso stato di salute. In molti casi, queste persone non sono consapevoli della loro esposizione ai campi elettromagnetici. Inoltre, non ci si può attendere che i singoli individui del pubblico adottino precauzioni per minimizzare o per evitare l’esposizione. Queste sono le motivazioni alla base della scelta di limiti di esposizione più stringenti per il pubblico che per la popolazione esposta professionalmente.
Come già visto, i campi elettromagnetici a bassa frequenza inducono correnti nel corpo umano (si veda la sezione “Cosa succede quando siete esposti ai campi elettromagnetici?”). Ma diverse reazioni biochimiche interne al corpo generano anch’esse correnti elettriche. Le cellule e i tessuti non sono in grado di rilevare nessuna corrente indotta al di sotto del livello di fondo di queste ultime. Quindi, alle basse frequenze, le linee guida per l’esposizione assicurano che il livello delle correnti indotte da un campo elettromagnetico sia al di sotto di quello delle correnti naturali nel corpo.
Il principale effetto dell’energia a radiofrequenza è il riscaldamento dei tessuti. Di conseguenza, le linee guida per l’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenze e microonde sono stabilite in modo tale da prevenire effetti sanitari causati da un riscaldamento localizzato o del corpo intero. (si veda la sezione “Cosa succede quando siete esposti ai campi elettromagnetici?”). Il rispetto delle linee guida assicura che gli effetti di riscaldamento siano abbastanza bassi da non essere pericolosi.
Ciò che le linee guida non possono prendere in considerazione
Al momento attuale, le congetture su possibili effetti sanitari a lungo termine non possono costituire la base per la definizione di linee guida o di normative. Se si mettono insieme i risultati di tutti gli studi scientifici, il bilancio complessivo delle evidenze non indica che i campi elettromagnetici provochino effetti a lungo termine, come il cancro. Istituzioni nazionali ed internazionali emanano ed aggiornano, sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche, normative per la protezione dagli effetti sanitari conosciuti.
Le linee guida sono sviluppate per la popolazione media e non possono affrontare direttamente le esigenze di una minoranza di persone potenzialmente più sensibili. Le linee guida per l’inquinamento atmosferico, ad esempio, non sono basate sulle particolari necessità degli asmatici. Così pure, le linee guida per i campi elettromagnetici non sono progettate per proteggere le persone dall’interferenza con dispositivi medici impiantati, come gli stimolatori cardiaci (pacemaker). Le situazioni espositive da evitare dovrebbero invece essere previste dai costruttori e dai medici che impiantano il dispositivo.
Quali sono i tipici livelli massimi di esposizione in casa e nell’ambiente?
Alcune informazioni pratiche aiutano a fissare dei termini di riferimento per i valori delle linee guida, già riportati. Nella tabella sottostante trovate le più comuni sorgenti di campi elettromagnetici. Tutti i valori rappresentano i massimi livelli di esposizione del pubblico: la vostra esposizione è verosimilmente molto minore. Per maggiori dettagli sui livelli di campo attorno a singoli dispositivi elettrici, si veda la sezione “Tipici livelli di esposizione in casa e nell’ambiente”.
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Fonte: Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS
Come si mettono in pratica le linee guida e chi le controlla?
La responsabilità dell’accertamento dei campi attorno agli elettrodotti, alle stazioni radio base per telefonia mobile e a tutte le altre sorgenti accessibili al pubblico ricade sugli enti governativi e sulle autorità locali. Questi devono assicurare il rispetto delle linee guida.
Per quanto riguarda gli apparati elettronici, il costruttore è responsabile del rispetto dei limiti fissati dalle normative di prodotto. Comunque, come già visto, le caratteristiche della maggior parte dei dispositivi assicurano che i campi emessi siano ben al di sotto dei valori limite. Inoltre, molte associazioni di consumatori effettuano regolarmente delle loro prove. Nel caso in cui abbiate particolari dubbi o preoccupazioni, rivolgetevi direttamente al costruttore o alla vostra autorità sanitaria locale.
Le esposizioni al di sopra di quanto raccomandato dalle linee guida sono pericolose?
Mangiare un vasetto di marmellata di fragole entro la data di scadenza è assolutamente sicuro, ma se la consumate dopo il produttore non può garantirne la qualità. Ciò nonostante, anche qualche settimana o qualche mese dopo la scadenza si potrà di solito mangiare innocuamente la marmellata. In modo analogo, le linee guida per i campi elettromagnetici assicurano che, entro determinati limiti di esposizione, non si verificherà nessun effetto nocivo conosciuto. Un ampio fattore di sicurezza viene applicato al livello che si sa avere conseguenze per la salute. Quindi, anche se sperimentaste intensità di campi elettromagnetici diverse volte superiori a un dato valore limite, la vostra esposizione sarebbe ancora entro questo margine di sicurezza.
Nelle situazioni quotidiane, la maggior parte delle persone non sperimenta campi elettromagnetici che superino i limiti delle linee guida. Le esposizioni tipiche sono molto al di sotto di questi valori. Tuttavia, vi sono situazioni in cui l’esposizione di una persona può, per un breve periodo, avvicinarsi o addirittura superare quanto previsto dalle linee guida. Secondo l’ICNIRP, le esposizioni a campi a radiofrequenze e microonde dovrebbero essere mediati nel tempo per tener conto di effetti cumulativi. Le linee guida specificano per la media un periodo di sei minuti ed esposizioni di breve durata al di sopra dei limiti sono accettabili.
L’esposizione a campi elettrici e magnetici a bassa frequenza non viene invece mediata nelle linee guida. A complicare ulteriormente le cose, interviene un altro fattore detto accoppiamento. Questo si riferisce all’interazione tra i campi elettrici e magnetici ed il corpo esposto. L’accoppiamento dipende dalle dimensioni e dalla forma del corpo, dal tipo di tessuto e dall’orientamento del corpo rispetto al campo. Le linee guida devono essere cautelative: l’ICNIRP assume sempre il massimo accoppiamento tra il campo e l’individuo esposto. Quindi, i limiti fissati dalle linee guida forniscono la massima protezione. Per esempio, anche se le intensità dei campi magnetici degli asciugacapelli e dei rasoi elettrici sembrano superare i limiti raccomandati, l’accoppiamento estremamente debole tra il campo e la testa impedisce l’induzione di correnti elettriche che possano superare i limiti delle linee guida.
Punti chiave
1. L’ICNIRP emana linee guida basate sulle attuali conoscenze scientifiche. La maggior parte dei paesi si basa su queste linee guida internazionali per le proprie normative nazionali.
2. Le normative per i campi elettromagnetici a bassa frequenza assicurano che le correnti elettriche indotte siano al di sotto dei normali livelli delle correnti di fondo nel corpo. Le norme per i campi a radiofrequenza e microonde prevengono effetti sanitari causati da un riscaldamento localizzato o del corpo intero.
3. Le linee guida non proteggono da possibili interferenze con dispositivi elettromedicali.
4. I massimi livelli di esposizione incontrati nella vita quotidiana sono tipicamente molto al di sotto dei limiti previsti dalle linee guida.
5. Grazie a notevoli fattori di sicurezza, l’esposizione al di sopra dei limiti fissati dalle linee guida non è necessariamente dannosa per la salute. Inoltre, la media temporale prevista per i campi elettromagnetici a radiofrequenza e l’assunzione di condizioni di massimo accoppiamento per quelli a bassa frequenza introducono ulteriori margini di sicurezza.
Approcci cautelativi
Via via che si accumulano nuovi dati della ricerca, diventa sempre più improbabile che l’esposizione a campi elettromagnetici costituisca un serio problema sanitario, anche se rimangono alcune incertezze. Le iniziali discussioni scientifiche sull’interpretazione di risultati controversi si sono trasformate in un problema sociale e politico.
I dibattiti pubblici sui campi elettromagnetici si concentrano sui potenziali danni dei campi elettromagnetici ma spesso ignorano i benefici associati alle tecnologie basate su questi campi. Senza l’elettricità, la società sarebbe alla paralisi. Anche le trasmissioni radiotelevisive e le telecomunicazioni sono un dato di fatto nella vita moderna. E’ essenziale analizzare benefici e potenziali rischi e farne un bilancio.
Protezione della salute pubblica
Sulla base delle conoscenze scientifiche del momento vengono sviluppate linee guida internazionali e normative nazionali, che mirano ad assicurare che i campi elettromagnetici che l’uomo incontra non siano pericolosi per la salute. Per tener conto delle incertezze nelle conoscenze (dovute, ad esempio, agli errori sperimentali, all’estrapolazione dall’animale all’uomo o all’indeterminazione statistica), le linee guida includono ampi fattori di sicurezza nei limiti di esposizione. Le linee guida sono regolarmente riviste e, se necessario, aggiornate.
E’ stato suggerito che l’adozione di ulteriori precauzioni per tener conto delle residue incertezze possa costituire un’utile politica da adottare in attesa che la scienza migliori le sue conoscenze sulle conseguenze per la salute. Il tipo e l’entità delle misure cautelative scelte dipende però da quanto forte è l’evidenza di un rischio sanitario, nonché dalle dimensioni e dalla natura delle possibili conseguenze. Le azioni precauzionali dovrebbero essere proporzionate al potenziale rischio. Per maggiori dettagli si veda il Promemoria dell’OMS “Politiche cautelative”.
Diverse politiche cautelative sono state sviluppate per venire incontro alle preoccupazioni per le esposizioni della popolazione e dei lavoratori e ad altri problemi di salute ambientale e di sicurezza connessi ad agenti chimici e fisici.
Cosa fare mentre la ricerca continua?
Uno degli obiettivi del Progetto Internazionale CEM è aiutare le autorità nazionali a soppesare i benefici delle tecnologie che usano campi elettromagnetici rispetto alla possibilità che venga scoperto un rischio per la salute. Inoltre, l’OMS fornisce raccomandazioni per misure protettive, quando queste sono necessarie. Occorreranno alcuni anni affinché le ricerche richieste siano completate. Nel frattempo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito una serie di raccomandazioni:
• Stretta aderenza alle normative nazionali e internazionali esistenti: queste normative, basate sulle conoscenze attuali, sono concepite per proteggere, con un ampio margine di sicurezza, ogni individuo della popolazione.
• Semplici misure di protezione: delle barriere attorno a sorgenti di intensi campi elettromagnetici aiutano a precludere l’accesso non autorizzato ad aree ove i limiti di esposizione potrebbero essere superati.
• Consultazione con le autorità locali e con il pubblico sulla localizzazione di nuovi elettrodotti e stazioni radio base per telefonia mobile: le decisioni sulla localizzazione devono spesso tener conto di fattori estetici e della sensibilità del pubblico. Una comunicazione aperta durante le fasi della pianificazione può aiutare il pubblico a capire e ad accettare meglio un nuovo impianto.
• Comunicazione: un efficace sistema di informazione al pubblico e di comunicazione tra scienziati, governi, industria e pubblico può aiutare a raggiungere una generale conoscenza dei programmi che riguardano l’esposizione a campi elettromagnetici e a ridurre sensazioni di sfiducia e paura.
Per ulteriori informazioni si vedano i Promemoria dell’OMS “Campi elettromagnetici e salute pubblica”.
Traduzione di Paolo Vecchia
Traduzione dall’originale in lingua inglese “What are electromagnetic fields?” (http://www.who.int/peh-emf/about/WhatisEMF/en/index1.html)
La responsabilità dell’edizione italiana è esclusivamente del Consorzio Elettra2000.
Il Consorzio Elettra2000 è costituito dalla Fondazione Ugo Bordoni, dall’Università di Bologna e dalla Fondazione Guglielmo Marconi; lo scopo del consorzio è di promuovere in Italia e all’estero studi e ricerche relative all’impatto sanitario, ambientale sociale delle onde elettromagnetiche nelle sue varie forme, nel settore delle telecomunicazioni.