LA TELEPATIA ARTIFICIALE E’ POSSIBILE

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Mi chiamo Mirko sono di Montefano in provincia di Macerata nelle Marche  ho 27 anni e per sei mesi sono stato vittima di controllo mentale e sono stato spiato con satelliti spia.
Non conoscevo queste connessioni artificiali che si collegano direttamente al cervello ma ne ho fatto esperienza direttamente sulla mia pelle.
La mia esperienza è iniziata i  primi di  dicembre 2013 ed è continuata fino a maggio 2014.
Non ho idea di chi mi abbia seguito ma avendo trovato esposizioni di vittime sul web posso dire senza certezza di aver avuto a che fare con i servizi segreti deviati, racconto alcuni particolari:
L’operatore ha iniziato la serie di torture telepatiche (telepatia artificiale ) con un inizio mistificatorio asserendo di essere Dio. Mi interrogava sulla mia vita in generale, sulle mie esperienze, sulle mie idee , e sul mio modo di vivere.
Fin lì tutto bene, ma poi………….. Il mio controllore iniziò a farmi continuamente giochi psicologici per mettermi alla prova ed io cascai sempre nelle sue trappole psicologiche, questo perché lui si definiva un telepatico naturale e convinse anche me di esserlo, il fatto di essere telepatico era per me cosa nuova che non mi dispiaceva sperimentare , invece non c’ era niente di naturale , le sue erano solo tatiche per manipolarmi e nascondermi la verità, si trattava di armi psicotroniche ,armi che influenzano il comportamento umano con mezzi tecnologici, in quel periodo mi sorvegliavano 24 ore su 24 impedendomi il sonno e il mio cellulare e il mio computer erano sotto controllo per spiarmi e vedere tutto quello che facevo.
Verso il 23 dicembre mi trovavo ad Osimo in provincia di Ancona in un monolocale dove da un anno vivevo da solo, il chiamante mi disse che dovevo andarmene e tornare a vivere con i miei genitori, io mi rifiutai inizialmente di lasciare l’appartamento, così il giorno dopo misero dei dissuasori acustici intorno allo stabile, disturbando così non solo me ma anche tutti i miei vicini,  le violazioni diventavano sempre più terribili ,questa era raccapricciante i rumori che sentivo erano tremendi sembrava che intorno a me succedesse il caos. Terrorizzato decisi di tornare dai miei genitori, dove vivo tuttora ,sperando che tutto finisse e la tortura delle voci andasse nel dimenticatoio.
Purtroppo anche a casa dei miei genitori venivo tartassato e vessato con stalking di vario genere, il tutto avveniva di continuo e tramite le voci che sentivo in testa. Manipolano la realtà dei fatti per depistare le reali tecnologie satellitari. Mi trovai in un guscio di solitudine che neanche i miei genitori riuscivano a capire.
Quando interloquivo con l’operatore (servizi segreti deviati) mi diceva che era un criminologo e che lavorava per la mia sicurezza, sul finale di questa tortura mi disse di chiamarsi Alberto ma ritengo sia un nome di fantasia,  comunque non lavorava per la mia sicurezza ma per la mia distruzione perché dopo essere stato sotto telepatia artificiale ho dei disturbi psichici e le mie capacità cognitive sono diminuite.
Concludo dicendo che oggi giorno il mondo è peggiorato e che queste tecnologie con i facili TSO e cause ingiuste sono il mezzo per controllarci e renderci automi senza nè parte nè idee.

Mirko

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Tso illegali a Torino

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Buongiorno, mi chiamo Giampiero e vivo a Torino. Vorrei segnalare un caso di malasanità molto grave che mi vede protagonista. Per farla molto breve (nel caso, sono a disposizione per qualunque domanda e approfondimento), nel 2004 la mia famiglia è riuscita, con affermazioni non vere e mai verificate dai medici, a farmi avere una diagnosi di disturbi paranoidi e numerosi t.s.o. del tutto immotivati e illegali (le ultime volte sono stato preso nel sonno), nel reparto psichiatrico dell’ospedale Giovanni Bosco di Torino, già teatro in passato di altri gravi eventi ai danni di altri pazienti. La mia salute psichica e fisica è stata irrimediabilmente danneggiata dai loro farmaci, a cui io sono sempre e irriducibilmente stato contrario, datimi sotto coercizione fisica o tramite violenze psicologiche (ho anche diverse registrazioni a riguardo). Non riesco più  a lavorare, qualunque cosa faccia mi stanco subito. Sono stato sequestrato in diverse comunità psichiatriche, senza che fossi tenuto a starci legalmente. Ho tentato di fare qualcosa contro questi medici, ma sono super protetti da legge e polizia; anche nel caso si riesca ad arrivare al processo, disponendo di capitali ingenti per le spese legali, solitamente non si riesce ad andare oltre la sentenza civile, come nel caso del suicidio di “Maria”, giovane donna dimessa nel 1994 dal reparto psichiatrico dell’ospedale Martini, e suicidatasi due giorni dopo a causa del Serenase somministrato in alti dosaggi. Da più di un anno sono anche oggetto di un processo penale, di cui è stata fatta una sola udienza a novembre del 2012, a seguito di nuove calunnie della mia famiglia, e senza ancora che sia stato provato colpevole o innocente mi è stato interdetto l’acceso a casa. Ora dormo in un dormitorio psichiatrico poche ore a notte (sono continuamente tartassato e vessato,anche con stalking di vario tipo,per quanto possa sembrare strano…) non riuscendo a permettermi altro, sopravvivo psicologicamente grazie all’aiuto di amici (forse l’unica cosa che mi rimane, che possono provare che la diagnosi è totalmente infondata, io ho sempre avuto una normale vita sociale, sono aperto e comunicativo con tutti, e in tutta la mia vita non ho mai messo le mani addosso a nessuno,non voglio farmi il santino ma non so cosa fare…); vorrei recuperare un po’ di pace e tranquillità. Grazie a tutti per l’attenzione e la pazienza.

Giampietro

FONTE : http://www.reset-italia.net/2014/03/24/tso-illegali-torino/

Protetto: SPIONAGGIO MILITARE – SEGRETO DI STATO

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LA TORTURA INVISIBILE

Dietro le sbarre

Ciao Tiziana,

ho letto la tua testimonianza sul web e ho deciso di scriverti.

Mi chiamo xxxxxx , ho 53 anni e vivo a xxxxxx .
Da qualche anno sono vittima di questo orribile sopruso.
E’ iniziato quando ancora vivevo a xxxxxx  in provincia di xxxxxxx.
Ora sono tornata a xxxxxx , la mia città d’origine, da qualche mese e purtroppo le violazioni continuano pesanti e terribili.
E’ iniziato in forma leggera e via-via si è trasformato in un vero e proprio incubo; è diventato tutto più pesante, doloroso e insostenibile, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Io vivevo con il mio compagno da quasi 30 anni, anche lui veniva violato, ma all’inizio il tutto assumeva forme di violazione leggere e meno invasive, tanto da venire scambiate per normali disturbi. Poi per me è aumentato tutto a dismisura, e come succede in questi casi, come ho preso coscienza del fatto e di cosa si trattava veramente, è iniziata la vera persecuzione. Hanno cercato e sono riusciti a isolarmi facendo credere che sono una disturbata, e che immaginavo tutto, sono stata perseguitata in vari modi, con diffamazioni, scherzi pesanti e cattiverie anche a livello sociale. Anche il mio compagno purtroppo, è caduto nella trappola (convinto secondo me anche dalla manipolazione mentale che ha subito), e travolto dai fatti negativi, dalla paura e dall’ impotenza, ha deciso di lasciarmi. Noi venivamo violati e disturbati soprattutto durante i rapporti sessuali e nei momenti di intimità, oppure (nel mio caso) quando mi lavavo o cambiavo, e questo succede ancora adesso. Con me c’è stato anche il tentativo di indurmi al sesso virtuale e ti assicuro che è stata una esperienza assolutamente raccapricciante!! Le violazioni nel mio caso sono tante, frequenti e varie; violente scariche inguinali che provocano irrorazione forzata, dolore e bruciore, impulsi che provocano spasmi improvvisi e involontari e questi si verificano sempre all’inguine ma anche nelle braccia e nelle gambe. Forte sibilo all’orecchio destro e colpi sonori, violenti e dolorosi all’orecchio sinistro. Avverto sempre nelle orecchie talvolta anche violenti lampi di dolore e un senso di pressione forte che assomiglia a quello che si percepisce quando si cambia altitudine. Poi mi provocano forti e improvvisi rialzi termici in tutto il corpo, che provocano nausea e senso di oppressione. Avverto anche lampi di luce fluorescente disturbante, questo quando sono a letto, al buio e sono avvertibili chiaramente anche ad occhi chiusi. Quando attivo il cell, il pc o anche altri elettrodomestici spesso avverto scariche (tipo scariche elettriche) soprattutto all’inguine (la zona dove mi colpiscono di più). Ho potuto capire chiaramente che, purtroppo, riescono a inserirsi perfettamente nel senso dell’udito e della vista (credo con quei programmi di manipolazione mentale SQUAD o SSSS) e possono così facilmente vedere quello che io vedo e sentire quello che io sento, e si divertono a farmelo capire comunicando con me continuamente con impulsi corporei. Grazie a questo sistema (ho saputo che possono violare in questo modo anche attraverso il sistema digitale delle tv di ultima generazione usando tecnologia HAARP con onde che provengono da torri GWEN). Con me e il mio compagno riuscivano ad attuare anche una vera e propria violazione sessuale, di tipo pornografico…, attraverso il mio sguardo vedevano lui e viceversa. Con me ora insistono sempre con disturbi e violazioni soprattutto a sfondo sessuale, provocando naturalmente ancora più angoscia e paura, oltre che un dolore sempre più intenso a causa della frequenza e della potenza di queste scariche. Sono stata isolata completamente (come per altre vittime, sono riusciti a fare in modo che io non sia creduta e ogni volta che cerco sostegno o aiuto, non vengo considerata), sono stata ostacolata anche al pc..o durante alcune comunicazioni telefoniche e fanno in modo da rendermi sempre più difficile la vita sociale, mi disturbano pesantemente anche quando sono con gli altri, ma in ogni caso in questa situazione per me interagire con gli altri è diventato sempre più difficile. Le mie condizioni fisiche sono sempre peggiori; violenti mal di testa, capogiri, nausee, naturalmente grande difficoltà a riposare decentemente, una forte perdita di energia e chiaramente un disagio psicologico terribile e devastante. Sono riusciti a divertirsi, in certi periodi, provocandomi delle improvvise perdite di memoria, o degli stati di confusione e di forte disagio emotivo; io percepivo benissimo che venivano indotti, ma purtroppo sono incontrollabili e ci si ritrova impotenti. Sono sull’orlo della disperazione e per me vivere in queste condizioni diventa ogni giorno più difficile e doloroso, non so quanto riuscirò a resistere ancora…
Sono in contatto con altre vittime; ho sentito Giovanna, Dorigo, mi sono sentita con alcuni di varie associazioni ecc..
Purtroppo i vari tentativi nel cercare almeno di migliorare le mie condizioni sono tutti falliti…, volevo scriverti questa mia testimonianza con la speranza che tutte le info riguardanti questo tipo di stalking possano servire, sia per conoscere meglio questo orrore e soprattutto per cercare di ‘risvegliare’ più coscienze possibili su questo argomento, affinché possa venire finalmente preso in considerazione e perché sia possibile in un prossimo futuro (spero!!) affrontarlo e fermarlo.
Mi pare di capire che uscire da questo incubo sia praticamente impossibile.., mi auguro almeno che le nostre testimonianze (e le nostre esistenze devastate) possano servire per riuscire il più presto possibile a trovare delle soluzioni e per  fermare questo stalking così terribile e si spera, per fare in modo che ci siano sempre meno vittime. Al solo pensiero che altre donne possano subire quello che ho subito e che sto subendo io, provo una angoscia indescrivibile!!
Spero davvero che questa mia testimonianza possa in qualche modo essere utile in questo senso.
Un carissimo saluto e un augurio di buone giornate.
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L’ HACKER DELLA MENTE

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Mi sveglio di notte e come al solito l’operatore si sveglia insieme a me, e come sempre è lui che anticipa e ripete i miei pensieri, TUTTI, fin da quando si formano, come impulsi, nella mia mente , d’altronde sono vari anni che io non ascolto più la mia voce pensante, la mia mente è muta, gli impulsi dei miei pensieri completamente letti da un altra mente. ANCHE quando parlo con gli altri, lui velocemente e a” bassa voce”, per infilarle nella mia mente SENZA CHE LA COSCIENZA LE POSSA FILTRARE, suggerisce le risposte, le sue, non mi da il tempo di rifiutarle, ed IO do risposte che non sono quelle che avrei dato, QUASI SEMPRE PIU’ COLTE DI QUELLE CHE AVREI DATO IO, visto che l’operatore dichiara di essere un magistrato, anche se me ne accorgo comunque.INUTILE pensare di studiare, non mi consente di dedurre e di ripetere mentalmente, dice che se voglio studiare devo ripetere a voce alta, troppo faticosa la ripetizione mentale,perchè la deve fare lui, oppure, credo, non deve farmi funzionare la parte cerebrale relativa?ALLA FINE è proprio un esperimento, mi usa per imparare a sostituire il pensiero di un altra persona . Pretende di dettarmi quello che sto scrivendo. Ha appena finito di scaricarmi addosso una qualche forza di cui sento il peso addosso, come una forte tensione, si concentra e smette di parlare, si crea tensione dentro di me quasi sembra mancarmi il respiro,tremo. Lo fa periodicamente, una volta iniziai a sentire bruciore al cervello. Un altra volta sembrava mi scaricasse un peso addosso, lui continua, si concentra e si zittisce, Ottaviano, così è il suo cognome, perchè come quasi tutti quelli che lo hanno preceduto si è presentato; e si presentò come un telepatico naturale, io DI MICROCHIP E STRUMENTI ELETTRONICI NON NE SAPEVO NIENTE, iniziai a sospettare che non poteva un uomo fare questo solo con la sua mente per la continuità del collegamento, ininterrotto giorno e notte, per i luoghi, dappertutto, anche in galleria, da napoli mi spostai a Milano e ininterrottamente il collegamento rimase fino a quando non ho capito che in realtà, come lui conferma, usa strumenti elettronici per collegarmi, e mai mi consente di riprendere il mio pensiero, dice che altrimenti è inutile. Solo raramente ci sono dei cali di collegamento, forse quando è stanco.Inutile dire che non ho vita intima…….Che mi tormenta e come gli capita, mi deride o mi da consigli o è una continua lamentela……

UNA INTERPRETAZIONE DELLA TORTURA MENTALE: in un mio scritto precedente ho parlato dell’annullamento della mia voce pensante, del sentirmi come una persona muta ( ho dimenticato di raccontare lo sforzo che il mio cervello effettua nel tentativo di sentire il proprio pensiero prodotto), da ricerche fatte ho trovato che esistono le cosiddette cyber droghe, ossia droghe virtuali che danno benessere, fondate sul cosiddetto battito bineurale, induzione cerebrale, che si ottiene con infusione, atttraverso le orecchie, di onde di diversa frequenza, una combinazione di determinate onde cerebrali , che fanno rilasciare sostanze benefiche nel cervello ricevente .Da altre ricerche risulta che vi possono essere un soggetto ricevente onde cerebrali ed un soggetto trasmittente tali onde, che tra essi si può creare un sistema di vasi comunicanti, per cui le onde di uno passano all’altro. A questo punto ritengo che io non percepisco il mio pensiero, in quanto le mie onde cerebrali sono intercettate da un’altra persona, la quale con un computer, mi restituisce un surrogato del mio pensiero, che è quello che io sento, ma che riconosco come a me non appartenere, la voce pensante in sostituzione è quella diretta dell’operatore oppure del computer, pensate che mi restituisce una voce pensante ogni volta diversa, la sua propria da uomo, (mi ritrovo a pensare con voce maschile) oppure una molto simile alla mia, o una voce meccanica, qualche volta interrompe improvvisamente il mio pensiero, come un black out improvviso,o lo sfuma come un disco rotto, pensate ai vecchi dischi 45 giri quando per guasti del lettore o graffi sul disco, questi produceva una voce alterata. Mi chiedo il perchè di tutto ciò: 1) sono usata come produttrice di onde cerebrali, intercettate e convogliate verso una più persone, che acquistano la fornitura ricevuta, come acquistiamo l’elettricità, anch’essa, ricordo, una energia a pagamento, cioè HANNO SOSTITUITO IL BENESSERE DELLE DROGHE CHIMICHE MA SENZA I LORO EFFETTI COLLATERALI. OVVIAMENTE DEVE ESSERE UN SERVIZIO MOLTO COSTOSO. Io e altri soggetti mirati, siamo una specie di centrale elettrica, ma non per la produzione di elettricità ma per la produzione di onde cerebrali, intercettate e usate per vari scopi. MA COME ESTRARRE DA UN CERVELLO L’ENERGIA CHE SERVE ? E SOPRATTUTTO CON CONTINUITA’ NELLA PRODUZIONE? MA CON LA TORTURA MENTALE, CHE COMPORTA UN LAVORIO MENTALE E CONTINUO PER LA VITTIMA , E QUINDI ELEVATA PRODUZIONE DI ONDE!, ossia il trasmittente le onde ( colui che “dona” forzatamente le onde) con conseguente emissione della energia voluta, intercettata e usata. A questo punto analizziamo la figura DEGLI OPERATORI, CHE SONO DEGLI STRIZZA CERVELLI CHE DEVONO PRATICARE LA TORTURA SUI SOGGETTI PRESCELTI PER OTTENERE DA ESSI LA QUOTIDIANA PRODUZIONE DELLA ENERGIA (ONDE CEREBRALI BENEFICHE) A SCOPO COMMERCIALE.
Un’altra cosa: l’operatore che agisce su di me un paio di volte ha praticato questa tecnica all’incontrario, come lui ha spiegato, ossia ha trasmesso su di me delle onde che mi hanno dato un immediato benessere mentale, al fine ha detto, di recuperami un pò psicologicamente, visto la tortura che subisco. Insomma cercano di quanto meno di far durare quanto più possibile l’oggetto dei loro commerci. Ancora sulla figura dell’operatore: pare (lo dice sempre il mio operatore) che riescono a svolgere essi stessi questa attività in quanto sotto eccitamento neurale e provvisti di apparecchiatura elettronica. 2) Questa energia potrebbe anche alimentare una macchina, una nuova arma da guerra, dei robot, e chissà quale altre applicazioni. A QUESTO PUNTO ATTRAVERSO QUESTA PAGINA RIVOLGO LA MIA RICHIESTA DI AIUTO ALLE AUTORITA’. per essere liberata e che le società che praticano questo commercio siano condannate. SI CERCHINO EVENTUALMENTE DEI VOLONTARI con contratto e profumatamente pagati.

LEO LAI

IL GRIDO DI UNA MADRE CHE CHIEDE GIUSTIZIA- STORIA DI VIOLENZA PSICO-FISICA SU UNA BAMBINA DA PARTE DEL PADRE

IL GRIDO DI UNA MADRE CHE CHIEDE GIUSTIZIA- STORIA DI VIOLENZA PSICO-FISICA SU UNA BAMBINA DA PARTE DEL PADRE

PERSECUZIONE
Finito l’ amore
inizia il tormento…

“Non faccio nulla di male”
sostiene…

e ti guardi alle spalle
mentre cammini

ad ogni sms
il cuore sobbalza

senti il peso dei suoi occhi
puntati su di te

lo vedi tra la gente da lontano…
forse è lui…

cambi strada
ma è sempre lì

paura, ansia…
e vorresti non avere
mai amato

Madre Di Messina

Bimba “ispezionata” dal padre: assolto. La rabbia di una madre siciliana

SICILIA– Una terribile storia di “presunti abusi” su minore, perpetrati per anni da un padre-padrone, eccessivo controllore di “una ragade anale” (ovvero un’ulcerazione lineare dell’ano, una ferita superficiale della zona molle, che scatena spasmi e dolori allo sfintere) su una bambina, troppo piccola per capire cosa le stesse succedendo. “Visite” ripetute e “invasive” per accertare una malattia inesistente, divenuta nel tempo un dolore reale e psicologico per la povera bambina, che ancora oggi evidenzia segni di “Ipercura” (ossia abuso di cura con manovre che potenzialmente creano disagio nel bambino), accertati dai numerosi controlli medici a cui è stata sottoposta la vittima, che per tutelare la sua privacy chiameremo Ludovica. A denunciare anni di maltrattamenti e violenze prima su se stessa e poi sulla figlia, Ludovica appunto, è la signora Agata, che ha inviato “in esclusiva” a LadyO una lunghissima lettera di denuncia, ribadendo l’assurda archiviazione del caso da parte del Gip del Tribunale di Messina, nonostante vi fossero le testimonianze di chi in questi anni ha visitato ed analizzato i comportamenti della piccola, il quadro clinico del padre-padrone con “eccessiva preoccupazione”, ex convivente di Agata, e un dolore incolmabile ed inconsolabile. Impossibile riassumere in poche righe una vita di soprusi e di dolore, subiti per la grettezza di una mentalità troppo legata alla legittimazione del patriarcato e del tutto sorda e cieca di fronte alla sofferenza evidente, alla paura.

ABUSI SU MINORI, LA TERRIBILE FACCIA DELLA SOCIETA’

La convivenza tra Agata e Luca, durata circa 4 mesi, prima della nascita della piccola Ludovica, è stata un vero incubo, tra umiliazioni e divieti imposti dall’uomo ad Agata, che ha scritto: “Ogni pretesto era buono per essere denigrata ed offesa. Dal settimo mese mi umiliava, sostenendo che ero grossa e che non mi vestivo in modo carino per lui, metteva in discussione continuamente il mio ruolo di madre, sostenendo che non ero capace di dare nemmeno il biberon o di sterilizzarlo”. L’uscita dal tunnel Agata l’ha vista quando ha trovato la forza di rompere quella convivenza. Solo una breve tregua. Poi, l’incubo ha ripreso a tormentare Agata e la piccola Ludovica. Luca ha riempito l’ex convivente di minacce, di telegrammi, raccomandate, sms arrivando a denunciare Agata per ogni cosa. Durante il maggio del 2009 un’ agghiacciante scoperta “Luca abusava ripetutamente della loro figlia, la piccola Ludovica, infilandole un dito nel di dietro e controllando la presenza di una ragade anale, insinuando che la bambina avesse subito violenza sessuale da uno zio materno”.

L’INNOCENZA VIOLATA, PERCHE’ SUCCEDE?

La verità, balenata in pochi secondi nella mente di Agata, viene descritta dalla stessa così: “Mi sono resa conto che il mio ex compagno compiva un gravissimo gesto su nostra figlia. Da quel giorno, mi sono resa conto di quello che stava accadendo e perché la piccola spesso aveva crisi di pianto quando la lavavo o la vestivo. Nei mesi successivi ho provato in tutti i modi a convincerlo a desistere dal compiere quelle ispezioni corporali su nostra figlia, ma senza alcun risultato. Una volta, dinnanzi ai miei inviti a smetterla di controllare se la piccola aveva la ragade,mi ha persino scritto in un sms: “Tu non vieti niente a nessuno perché non hai il potere per farlo”. Il 23 settembre del 2009 Agata ha avuto un’udienza dinnanzi al Tribunale per i minorenni di Messina ed in quella sede Luca ha ammesso di effettuare quelle ispezioni sulla figlia. Dopo un ricovero di 12 giorni nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Messina, hanno diagnosticato alla piccola Ludovica: “Turbe della sfera emotivo – affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento (ipercura). Ritardo semplice del linguaggio” che a lungo andare avrebbero portato a gravi squilibri psichici. Dopo l’intervento dei Carabinieri e l’affido di Ludovica a sua madre, il Tribunale per i minorenni ha lasciato invariato il diritto di visita paterno. Tale provvedimento è stato confermato sia dalla Corte di Appello, che dalla Corte di Cassazione.

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BAMBINI VIOLENTATI, LA VEDONO E LA SENTONO SULLA LORO PELLE: LA PAURA

Agata è disperata, come ha spiegato: “Relativamente alla denuncia sporta il 03-10-2009, il P.M. iscriveva una notizia di reato con l’erronea imputazione ex art. 609 c.p. nonostante nella mia denuncia non ho mai inteso denunciare il mio ex di abuso sessuale, ma solo per il danno psicologico che ha causato alla bambina. La prossima udienza contro di me sarà la prossima settimana”. E Luca come se l’è cavata? Lo scorso 8 gennaio del 2014 è stato assolto sostenendo che il fatto non costituisce reato. Agata è arrabbiata ma non si arrende. “La giustizia italiana nega a mia figlia la figura di parte offesa, considerando che il danno psicologico subito non sia rilevante. Inoltre, cosa più grave, ad oggi non è stata assolutamente tutelata in quanto non è stato posto alcun controllo alle visite del padre, mentre io, solo per aver cercato di tutelare mia figlia dal danno che il padre le stava procurando, sto subendo un ingiusto processo- ed ha concluso-In data 13-01-2014 ho presentato ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo avverso il decreto di archiviazione del 27-07-2013, non esistendo alcun altro mezzo di impugnazione, chiedendo la condanna dell’Italia sia perché è stata negata alla propria figlia la possibilità di costituirsi parte civile per il risarcimento del danno subito, sia perché negli anni non è stata mai tutelata, nonostante sia CTU, sia NPI abbiano diagnosticato il maltrattamento subito ed il danno che ne è derivato”. In tutti questi anni di lotte e “visite invasive” la piccola Ludovica ne è uscita provata psicologicamente e fisicamente. Indietro non si può tornare, Ludovica ed Agata possono solo andare avanti, ma per farlo hanno bisogno di giustizia!

FONTE : http://www.ladyo.it/italia/bimba-ispezionata-dal-padre-assolto-la-rabbia-di-una-madre-siciliana/43340

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ASSOLTO DOPO AVER FATTO ISPEZIONARE LE PARTI INTIME DELLA FIGLIA, IL DRAMMA DI UNA MADRE CHE HA CERCATO INVANO DI PROTEGGERE SUA FIGLIA

Assolto dopo aver fatto ispezionare le parti intime di sua figlia e dopo averla perseguitata. Detta così può sembrare una beffa e una presa in giro del giornalista che vi parla. Purtroppo però è una cosa vera ed è avvenuta al Tribunale di Messina. Nonostante il pm avesse chiesto una condanna a 4 mesi di reclusione.

Quella che ci accingiamo a raccontare è una storia di sofferenze e disperazione. Di una madre che aveva chiesto giustizia per sua figlia e che invece si trova in mano un pugno di mosche e tanta ma tanta rabbia.

“La legge sullo stalking- questo il commento della madre della vittima- solo parole a Messina. Dove diventa lecito pure che un padre ispezioni ripetutamente la figlia nelle parti intime. Decreto di archiviazione del gip Marino e sentenza di assoluzione del giudice Zumbo“.

Per capire bene come si è arrivati a questo punto bisogna analizzare quanto racconta sua mamma. E lo ha fatto tramite facebook molte volte. Si inizia con il fidanzamento tra i genitori della bimba. Lui era molto geloso e la storia si è fatta più seria quando i due si sono accorti di aspettare un figlio.

“E’ ancora impresso nella mia mente – racconta sua madre- il ricordo dell’espressione del suo viso nel momento in cui abbiamo visto che il test era positivo… per un lasso di tempo, che mi è parso interminabile, continuava a fissarlo… non esistevo più vicino a lui… Inizialmente mi ha proposto di sposarci con rito civile di fretta e furia imponendomi di tenere nascosta la gravidanza al fine di sostenere che era stata successiva al matrimonio per coprire quella che per lui era un’onta. Al mio drastico rifiuto di fare ciò in quanto eravamo entrambi maturi, abbiamo iniziato i preparativi per sposarci in chiesa. Ma, con varie scuse, il giorno dopo delle pubblicazioni, ha annullato il matrimonio. Per questo motivo ho trascorso quasi tutta la gravidanza da sola, ricamando e preparando il corredino per la mia principessa”.

Al settimo mese di gravidanza è iniziato un periodo di convivenza durato fino a quando la bambina aveva due mesi.

“Sono stati 4 mesi pieni di umiliazioni e divieti – ha sottolineato- Ogni pretesto era buono per essere denigrata ed offesa. Dal settimo mese mi umiliava, sostenendo che ero grossa e che non mi vestivo in modo carino per lui. Per di più, eravamo andati ad abitare in una casa piccolissima. Quando è nata nostra figlia, i contrasti e le umiliazioni sono aumentati in quanto metteva in discussione continuamente il mio ruolo di madre, sostenendo che non ero capace di dare nemmeno il biberon o di sterilizzarlo, che non prestavo abbastanza cure a mia figlia, nonostante mi alzassi alle 5 di mattina per tirarmi il latte, in quanto la piccola non si attaccava più al seno, e mi coricassi dopo l’ultima poppata di mezzanotte. Per di più, ero prigioniera in casa in quanto mi aveva vietato di portare nostra figlia a casa di mia madre od in altro posto, dicendo che, chi voleva vederla, doveva andare lì. Pertanto, non potendo lasciare la piccola, dovendole dare il mio latte, ero costretta a non uscire di casa… Inoltre in quel periodo le mie mani erano piene di lesioni in quanto mi obbligava a lavare e disinfettare le mani prima di prendere la bambina. Una volta ha vietato persino ai miei amici di prenderla in braccio in quanto avrebbero dovuto disinfettarsi le mani”.

I mesi di galera sono terminati soltanto quando all’u0mo è venuta la febbre. La mamma e la figlia sono andate nella famiglia materna e da allora i due non hanno più convissuto. Ma negli anni le cose sono peggiorate. Perché il padre della bambina pretendeva di tenere tutto sotto controllo. Impedendo addirittura le normali uscite quotidiane per evitare che la figlia venisse in contatto con terze persone.

“Alla fine continuavo ad essere dentro una gabbia- ha continuato – Inoltre mi minacciava che, se non avessi risposto al telefono, sarebbe venuto sotto casa mia. Negli anni mi ha sommerso di telegrammi, raccomandate, sms arrivando a denunciarmi per ogni cosa. Infatti, spesso chiamava i carabinieri nel caso in cui nostra figlia, quando aveva solo 2 o 3 anni, dormisse in piena estate alle 15:30 nei giorni in cui era stato stabilito dal Tribunale per i minorenni che doveva stare con lui”.

E’ stato in quel periodo che il padre ha iniziato a sostenere che la mamma o i suoi familiari maltrattassero la bambina. Tutto sulla base di normali lividi e graffiettini che si procurava giocando. Un uomo che ha sporto diverse querele tutte archiviate perché infondate. Come quella in cui si era procurata una ecchimosi litigando con una cuginetta.
“Nel maggio del 2009 – ha continuato la mamma – mi sono resa conto che il mio ex compagno compiva un gravissimo gesto su nostra figlia. Come già detto, egli era solito rivolgere accuse infondate contro me e la mia famiglia di presunti maltrattamenti a danno della figlia al solo scopo di ottenerne l’affidamento esclusivo. Proprio per continuare nella sua “ricerca di prove” per accusarci, un giorno ha insistito a voler portare ad ogni costo nostra figlia dalla pediatra perché aveva visto tre piccoli lividini. La pediatra, che purtroppo doveva assistere spesso a queste scene del mio ex, gli ha detto che quei piccolissimi lividini, che ha faticato pure a vedere in quanto impercettibili, erano più che normali in un bambino piccolo in quanto se li procurano giocando. A quel punto, egli ha insistito affinché la pediatra verificasse se la bambina avesse o meno una ragade. La pediatra inizialmente ha manifestato la sua contrarietà a queste visite superflue in quanto le ragadi sono comuni nei bambini di tenera età, ma, dinnanzi alle sue insistenze, ha proceduto alla verifica di quanto aveva richiesto, mentre la bambina piangeva disperatamente e si opponeva ad essere controllata. Quando la pediatra ha visto che c’era una piccolissima ragade, il mio ex ha detto “quant’è che l’ho vista!”. Sentendo questa affermazione, io e la pediatra ci siamo guardate negli occhi perplesse e preoccupate. Infatti la dottoressa gli ha detto chiaramente che la bambina non doveva essere sottoposta a visita in continuazione per via della ragade e che assolutamente non avrebbe dovuto fare lui questa verifica perché l’avrebbe potuta traumatizzare. Da quel giorno, mi sono resa conto di quello che stava accadendo e perché la piccola spesso aveva crisi di pianto quando la lavavo o la vestivo. Nei mesi successivi ho provato in tutti i modi a convincerlo a desistere dal compiere quelle ispezioni corporali su nostra figlia, ma senza alcun risultato. Una volta, dinnanzi ai miei inviti a smetterla di controllare se la piccola aveva la ragade, mi ha persino scritto in un sms: “Tu non vieti niente a nessuno perché non hai il potere per farlo”.

E’ stato allora che la donna ha cominciato a consultare neuropsichiatri infantili di strutture pubbliche. I quali hanno sostenuto all’unanimità che queste continue ispezioni corporali avrebbero fatto male alla piccola.

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“Un giorno ad agosto – ha sostenuto – mi sono veramente spaventata nel momento in cui il padre di mia figlia, che aveva appena preso la piccola per tenerla con sé per i dieci giorni previsti nel periodo estivo, mi ha telefonato dicendomi che la bambina aveva l’ano arrossato. In quell’occasione mi ha turbata la tempestività con la quale ha proceduto a quel controllo. Per di più, in quell’afosa giornata di agosto, ha pure chiamato un pediatra a domicilio per far visitare ancora una volta la bambina. Quindi, nello stesso pomeriggio, la piccola ha dovuto subire due “visite nell’ano”, una dal padre ed una da un medico a pagamento. Mentre da casa mia sentivo queste cose, pensavo ai pianti disperati di mia figlia. Ma cosa potevo fare? L’unica cosa che ho fatto è stata quella di telefonare a medico interpellato da mio ex per cercare di dissuaderlo dal fare quella visita in quanto sapevo che mia figlia piangeva disperatamente quando qualcuno la visitava nell’ano, ma quel pediatra mi ha risposto che era un suo dovere fare quanto il padre gli aveva chiesto”.

Dopo non aver potuto parlare con la bambina il 23 settembre di quell’anno c’è stata un’udienza davanti al Tribunale dei minorenni di Messina dove lui ha ammesso di effettuare quelle ispezioni.

“Nel frattempo mia figlia continuava ad avere crisi di pianto che erano sempre più riavvicinate – ha sostenuto – Per questo motivo, presa dallo sconforto, ho condotto mia figlia al Pronto soccorso pediatrico, riferendo di quelle crisi di pianto e delle “visite” effettuate dal padre per verificare la presenza della ragade anale. La piccola anche in quell’occasione ha mostrato la sua paura per le visite mediche in quanto traumatizzata da quelle sistematiche ispezioni effettuate dal padre. Quindi hanno disposto il ricovero della bambina. Dopo un ricovero di 12 giorni nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Messina, hanno diiagnosticato a mia figlia: “Turbe della sfera emotivo – affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento (ipercura). Ritardo semplice del linguaggio”. Inoltre, la neuropsichiatra infantile che ha seguito la piccola durante il ricovero ha consigliato la presa in carico della minore da parte dei servizi sociali per una supervisione attenta delle visite e della gestione della paziente specificando successivamente, in sede di sommarie informazioni rese ai CC, anche che “la predetta diagnosi in particolare era scaturita dagli episodi in cui il padre la sottoponeva a quotidiani controlli al fine di constatare la presenza di ragade anale, che nella circostanza era inesistente. Tale comportamento avrebbe potuto ingenerare nella bambina un grave disagio psichico”.

E’ stato allora che la madre ha denunciato il suo ex convivente alla squadra mobile. Dopo la denuncia il diritto di visita paterno è rimasto intatto.

“Tale provvedimento è stato confermato sia dalla Corte di Appello, che dalla Corte di Cassazione – continua il racconto- Relativamente alla denuncia sporta il 03-10-2009, il P.M. iscriveva una notizia di reato con l’erronea imputazione ex art. 609 c.p. nonostante nella mia denuncia non ho mai inteso denunciare il mio ex di abuso sessuale, ma solo per il danno psicologico che ha causato alla bambina. Durante le indagini preliminari veniva disposta la nomina di un CTU, che ha concluso la perizia sostenendo che: “si possono rintracciare gravi vissuti di preoccupazione ed ansie che rientrano nell’ambito di una chiara sintomatologia post-traumatica compatibile con una condizione di maltrattamento e presumibilmente riconducibile alla condizione di grave ipercura ed alla situazione di elevata tensione familiare cui la minore è esposta. Purtroppo, a causa del fatto che il medico del pronto soccorso ha scritto il termine “abusa” nel referto, sono stata rinviata a giudizio per calunnia nonostante il fatto che egli mettesse in atto quelle ispezioni corporali sia emerso dalle indagini e nonostante non avessi mai inteso accusarlo di abuso sessuale, ma solo di un comportamento nocivo per nostra figlia”.
“Successivamente – continua il racconto- il 23-06-2010 ho sporto un’altra querela per denunciare sia per i continui atti persecutori e molesti attuati verso di me dal mio ex, sia per il maltrattamento perpetrato ai danni della figlia con diverse modalità. La suddetta querela, nonostante fosse la continuazione di quanto denunciato nella prima querela, inizialmente non è stata riunita al primo procedimento.Infatti, per il primo procedimento è stata chiesta l’archiviazione dal PM (nonostante che il CTU avesse diagnosticato che la bambina ha subito un maltrattamento) e nello stesso giorno ha inviato la seconda querela al Procuratore per l’assegnazione ad altro magistrato perché sosteneva che i reati di maltrattamento non erano di sua competenza.
Essendo venuta a conoscenza della richiesta di archiviazione, ho presentato opposizione, chiedendo che i due procedimenti venissero riuniti. Invece il GIP, ha emesso decreto di archiviazione senza provvedere alla riunione dei due procedimenti. In questo decreto di archiviazione si legge: “In effetti, dall’intero compendio investigativo emerge che l’odierno indagato, ossessionato dalla cura e dall’  igiene della figlia, e convinto che nella piccola fosse presente una ragade anale, ha effettuato delle ispezioni corporali all’ano della stessa, sottoponendola così ad un fortissimo stress. Tale fatto configura senz’altro un “abuso” ai danni della piccola, come anche le manifestazioni esagerate, del resto ben evidenziate nei provvedimenti del Tribunale dei Minori, e della Corte di Appello, nei quali è stato fortemente stigmatizzato il comportamento del (padre), al quale è stata per tali ragioni limitata la potestà genitoriale”.
Quindi è stata presentata richiesta di riapertura dell’inchiesta.
Contemporaneamente il P.M. al quale è stata assegnata la seconda querela, disponeva lo stralcio, chiedendo nuovamente l’archiviazione relativamente alla posizione di parte offesa della figlia solo sulla base della precedente archiviazione, senza prendere in alcuna considerazione i nuovi fatti esposti in querela, né gli ulteriori elementi di prova.

“Relativamente alla parte nella quale sono io parte offesa, invece, il padre di mia figlia è stato rinviato a giudizio per atti persecutori (stalking) con la seguente imputazione: “in relazione al delitto p. e p. dall’art. 612 commi 1, 2, 3 bis c.p., perché, con condotte reiterate, minacciava e molestava … in modo da determinare nella stessa un perdurante e grave stato di ansia, ingenerando nella vittima fondato timore per l’incolumità propria e dei suoi familiari, in particolare della figlia minore, che riportava, a causa delle condotte persecutorie, «turbe della sfera emotiva-affettiva secondaria a grave patologia dell’accudimento» per come accertato dalle consulenze in atti. Condotta consistita, in particolare, in pedinamenti, appostamenti presso l’abitazione, telefonate, sms, telegrammi, raccomandate, denunce all’Autorità Giudiziaria, tutti atti per mezzo dei quali l’imputato, contestando con modalità ossessive il ruolo genitoriale della …, con riferimento a ogni attività che riguardava la figlia minore, ne ostacolava il normale sviluppo psicofisico”.

Ed è questo il procedimento che proprio ieri è terminato con un’assoluzione con la formula: il fatto non costituisce reato.
“Nella richiesta di archiviazione si legge: “alcun dubbio vi è sulla verificazione degli episodi oggetto delle plurime denunce della… e consistenti nelle ispezioni corporali poste in essere nell’anno 2009 dal … sulla figlia per constatare la presenza della ragade anale: posto questo tuttavia tali episodi vanno correttamente inquadrati dal punto di vista tecnico giuridico non già quali manifestazioni della condotta di maltrattamenti posti in essere ai danni di (mia figlia), bensì nella diversa fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p. posta in essere dall’uomo ai danni tanto della piccola quanto a monte della ex compagna ” e che il padre abbia “agito con la consapevolezza e volontà di utilizzare le condizioni di salute della figlia come pretesto per molestare la ex compagna, accettando il rischio che tali condotte coinvolgessero anche la piccola, divenuta anch’ella vittima di condotte di natura persecutoria… Quindi a mia figlia la giustizia italiana nega la figura di parte offesa, considerando che il danno psicologico subito non sia rilevante. Inoltre, cosa più grave, ad oggi non è stata assolutamente tutelata in quanto non è stato posto alcun controllo alle visite del padre, mentre io, solo per aver cercato di tutelare mia figlia dal danno che il padre le stava procurando, sto subendo un ingiusto processo”.

FONTE : http://www.unavoceperledonne.it/2014/01/10/assolto-dopo-aver-fatto-ispezionare-le-parti-intime-della-figlia-il-dramma-di-una-madre-che-ha-cercato-invano-di-proteggere-sua-figlia/

MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

Fango, intrighi e carte false, l’ingiustizia italiana

Qualcuno doveva aver calunniato C. perché, una mattina, senza che avesse fatto nulla di male, iniziò un processo contro di lui.

Il protagonista continuerà a stimare il processo come un errore umanamente possibile ma l’incipit si ripeterà ben 12 volte.

L’assurdo irrompe prepotentemente ma non si tratta del romanzo criminale fuoriuscito dalla fervida fantasia dello scrittore Franz Kafka, dove peraltro il processo è soltanto uno, questo é un incubo. E i processi sono 12.

Un linciaggio mai conosciuto. Escludiamo, per brevità, processi civili, disciplinari, amministrativi, religiosi, congerie varie, trasferimenti coatti e repentini da un estremo all’altro. Troppo lungo persino elencarli. Sciaccallaggio purissimo. Stalking istituzionalizzato in giacca e cravatta.

La storia appare del tutto inverosimile ma é vera. Lo sventurato C. é l’incarnazione d’una smisurata ingiustizia. Difendersi sarà inutile poiché ‘l’azione penale rovesciata persegue la vittima, anziché il reo. E la richiesta di verità è trasformata in ammissione di colpa’.

Per un verdetto precostituito, colpevole d’innocenza: 31 esposto al ministro della Giustizia del signor C.
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKybkZXeDhhZFhFd3c/edit?pli=1

FACCIA A FACCIA COL GIUDICE IN UNA STANZA DESERTA: 32 esposto al ministro della Giustizia del signor C. e decreto del giudice
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKyZnVhdnFkU043b28/edit?pli=1

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Non è omertoso: l’Arma perseguita un carabiniere

Il maresciallo Antonio Cautillo aveva denunciato abusi da parte di commilitoni. Vive un inferno kafkiano da 23 anni. Inutili appelli ai ministri della Giustizia e della Difesa.

Questa è la storia di un abuso. Anzi, di dodici abusi. È la storia di un calvario che dura oramai da ventitré anni. È la storia di un carabiniere perseguitato dallo Stato perché non era omertoso verso i suoi colleghi come avrebbe voluto l’Arma.

Questa storia ha inizio nel 1990, quando il maresciallo Antonio Cautillo denuncia dei reati commessi da alcuni suoi commilitoni. «Venni più e più volte minacciato: “sarai distrutto”, “ti farò perdere il posto di lavoro”, “ti auguro che ti levino lo stipendio e ti sospendano dal servizio”». Subito dopo arriva l’emarginazione, il mobbing.

«Denunciare reati è sempre stato il mio compito. L’ho svolto senza compromessi, per questo ero inviso alla gerarchia. Per una delle inchieste da me curate un superiore fu indagato per omissioni di atti d’ufficio ed altro. Era molto ben valutato dalla gerarchia. Ma dovette dimettersi».

Cautillo viene sottoposto ad oltre cinquanta procedimenti disciplinari. Subisce trasferimenti coatti, punizioni, umiliazioni continue. E viene continuamente denunciato per ipotetiche mancanze durante il servizio.

Nel novembre del 2012 supera indenne il settimo processo bis a suo carico davanti alla Corte Militare D’appello di Roma. Denunciato per «insubordinazione aggravata con violenza, minaccia ed ingiurie continuate». La Corte ha stabilito che non doveva essere processato rivalutando la querela per calunnia che il maresciallo aveva sporto.

Ma è solo l’ultimo episodio di una persecuzione giudiziaria cominciata nel 1997 e che lo ha visto sempre assolto. Di volta in volta è stato denunciato per i reati più strampalati: disobbedienza aggravata e continuata, insubordinazione con ingiuria, abuso d’ufficio, falsità ideologica, diffamazione. Il maresciallo ha dovuto affrontare dodici processi penali, una cinquantina di procedimenti disciplinari di corpo, punizioni, minacce, giudizi caratteristici offensivi, sei trasferimenti coatti e da ingiurie, e persino da un procedimento disciplinare di Stato. Per difendersi ha dovuto presentare dodici ricorsi al Tar, diciassette querele, trentuno istanze al ministro della Giustizia e ventisei istanze al ministro della Difesa. Le angherie da lui subite sono finite in Parlamento con nove interrogazioni presentate da deputati e senatori.

«Difendermi da tutto questo è diventato il mio lavoro. Ho denunciato ogni singolo provvedimento, emesso dai miei superiori, nel tentativo di veder tutelata la mia dignità. Viviamo in uno strano Paese: un generale dei Carabinieri viene condannato a quattordici anni di carcere ed interdizione perpetua dai pubblici uffici ed in dieci anni di processi ha continuato tranquillamente a dirigere il Ros di tutta Italia, comandando i poveri sottoposti. Un maresciallo di certificata onestà si rivolge alle istituzioni e non ottiene riposte. Pare che l’onestà stia diventando un disvalore. Mi sento un uomo in balia dello Stato».

Nel 2003 arriva la parte più surreale di questa storia. Il maresciallo si sposa. La moglie è figlia di un colonnello dei Carabinieri in pensione, indagato in passato per «gravi imputazioni», spiega il carabiniere. La ragazza non prenderà la residenza nella casa in cui vive col marito. Un bel giorno i coniugi Cautillo hanno una figlia, ma la moglie vuole che non prenda il cognome del marito. Il maresciallo si insospettisce e chiede il test del dna (che a oggi non è stato mai fatto). La moglie lo lascia e gli chiede di pagare gli alimenti fino a ridurlo sul lastrico, impedendogli così di potersi permettere avvocati decenti per far fronte ai tanti processi a cui è sottoposto in continuazione.

Ma non è tutto. Dopo la separazione, il tenente, che è stato superiore del suocero del maresciallo, attiva una inchiesta interna all’Arma, chiedendo la destituzione del carabiniere.

Cautillo si rivolge allora ministro della Giustizia Paola Severino. Senza mai ottenere risposta. Si rivolge anche al ministro della Difesa Mario Mauro. Sempre, senza ottenere risposta.

FONTI :
http://www.malagiustiziainitalia.it/index.php/affiliazioni/18-antonio-cautillo/137-fango-intrighi-e-carte-false-l-ingiustizia-italiana
http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91550&typeb=0

PAGINA FACEBOOK : https://www.facebook.com/pages/Maresciallo-Antonio-Cautillo-il-coraggio-di-denunciare/128343467207580

CHI MAI PRODURRA’ MACCHINE INFERNALI CHE FANNO UN “RUMORE” SIMILE?

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Che tipo di apparecchio potrebbe mai essere ??? Qualcuno ha posteggiato forse l’ aereoplano sotto casa di una vittima durante le ore di sonno ??

NAZISMO TECNOLOGICO …