messa al bando x le armi cd.non letali, invece anche mortali, di tortura-controllo mentale

La Associazione Vittime armi elettroniche-mentali fondata da Maurizio Bassetti  e Paolo Dorigo nel 2005, dal 2009 ACOFOINMENEF, Associazione contro ogni forma di controllo mentale e neurofisiologico, combatte da10 anni nel quasi totale silenzio, una gravissima battaglia. Sul piano internazionale ACOFOINMENEF sostiene ed aderisce alla rete mondiale delle vittime di queste armi, che i carabinieri (generale Castello) definiscono “non letali” e non “vietabili”, si tratta negli ultimi anni della rete che organizza le COVERT HARASSMENT CONFERENCE (2014 Bruxelles e 2015 Berlino).

In Italia il Presidente della Repubblica nel 2005 ha invitato Paolo Dorigo a rivolgersi al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Nel 2010 Paolo Dorigo ha denunciato questo Dipartimento.

In Italia oltre 450 persone subiscono questi trattamenti e hanno contattato e/o partecipato alla Associazione. Tra queste, alcune sono state uccise “indirettamente”, come Maurizio Bassetti , morto di tumore ai polmoni (non fumatore, non viveva con fumatori, non lavorava in fabbrica, non aveva mai guidato un’auto, era sempre stato un impiegato e poi l’Economo denunciatore a Montecitorio nel 1992), o come Paolo Sacchetto , editore di Lanusei BL, della rivista GOLA e di molte altre pubblicazioni.

MALATEMPORA ha pubblicato La tortura nel bel paese nel 2006 e 2008. Chissà come, ma MALATEMPORA non esiste più.

Vogliamo la messa al bando di queste armi e strumenti, vogliamo l’estensione della legge contro la tortura ad ogni trattamento inumano e degradante anche di tipo mentale, vogliamo l’abolizione dei TSO che sono usati in gran numero contro chi denuncia questi trattamenti, vogliamo che le Procure della Repubblica debbano rispondere della loro posizione di protezione di queste violenze ed omicidi bianchi.

Vogliamo un Paese in cui chi utilizza queste armi sia passibile di reato come se avesse sparato con un mitra contro una persona.

LETTERA A
ONU – UE – GOVERNI PAESI “DEMOCRATICI”
VOLANTINO PRESENTATO ALLA CONFERENZA DI BERLINO “COVERT HARASSMENT CONFERENCE” OTTOBRE 2015
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MAURIZIO BASSETTI BERSAGLIO DI TORTURA ELETTRONICA DECEDUTO IL 9 OTTOBRE DEL 2010

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Maurizio Bassetti, economo del governo italiano, traslato 9 ottobre 2010, ex-testimone e bersaglio di torture elettroniche. (…).

Maurizio Bassetti

Nel 1994 Maurizio Bassetti, dopo essere stato militante dello PSIUP e del movimento negli anni ’60-70 lavora come economo alla Camera dei deputati, denuncia gravi irregolarità amministrative nella gestione delle forniture, una grande truffa di Stato, che ha portato al licenziamento di alcuni funzionari. La notizia, in piena Tangentopoli, finisce anche nei giornali e nasce il sospetto che i soldi servissero a finanziare dei “fondi neri”. Successivamente Bassetti viene richiamato dai superiori e invitato ad un incarico per l’America centrale, ma rifiuta preferendo la pensione.

Il dramma comincia quando nel Luglio del 2001 subisce una violenta rapina da parte di tre persone incappucciate che affermano di appartenere ai servizi segreti, chiedono i documenti e le foto compromettenti, subisce gravi percosse che gli causano la deviazione permanente dello sterno. Dal quel momento Bassetti subisce numerose violazioni di domicilio dove gli vengono portati via documenti e viene più volte manomesso il computer. Nel 2003 viene rinvenuta una microspia che, dopo gli accertamenti, risulta funzionante già dal 2000. Maurizio decide di installare delle telecamere nella sua casa e le visite cessano momentaneamente, nel Gennaio del 2004 viene rinvenuta un’altra microspia al piano inferiore.

La tortura tecnologica inizia nell’Agosto 2004 con delle scosse elettriche provocate, secondo Bassetti dopo aver consultato esperti in elettronica, da ultrasuoni. Bassetti sostiene che questi ultrasuoni gli interrompono il sonno e gli provocano dolori molto intensi in alcune zone del corpo, come il bruciore allo stomaco, all’intestino ed alla vescica; decide di trasferirsi a casa del figlio e poi in un nuovo appartamento. Nel novembre del 2004 comincia un vero e proprio bombardamento ad ultrasuoni, nel Gennaio 2005 rischia di perdere l’occhio sinistro. La tortura mira all’annientamento fisico e psichico della persona e gli impedisce una vita normale.

Recentemente la scoperta dell’uso di armi ad energia da parte dell’esercito nordamericano in Iraq nella battaglia dell’aeroporto a Bagdag, ha dato conferma dell’esistenza di questo tipo di armi tecnologiche. In realtà è in circolazione già da anni il Dizionario di tecnologie avanzate per la difesa (edizioni Murzia) di Mario Dearcangelis e Alberto Dearcangelis, in cui si parla di armi a radiofrequenza: i primi esperimenti sarebbero stati fatti in Russia per disturbare il cervello umano, con i risultati contrastanti di sonnolenza ed agitazione, euforia e depressione, ecc. Nel libro c’è un elenco sistematico di questo tipo di armi, in cui schematicamente si parla anche degli ultrasuoni di cui Bassetti denuncia essere vittima.

FONTI : http://www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/Sembra%20fantascienza3-ultimo.htm    Maurizio Bassetti bersaglio di torture elettroniche

INTERVISTA A MAURIZIO BASSETTI VITTIMA DI TORTURE TECNOLOGICHE  

Michele_Fabiani

18 AGOSTO 2008   A cura di Michele Fabiani

(L’intervista è un’anticipazione del dossier in preparazione sulla tortura tecnologica e il controllo mentale in Italia)


Maurizio Bassetti ha lavorato alla Camera dei Deputati dal 1979 al 1996. Negli ultimi anni da economo denuncia alcune gravi truffe, le sue denunce finiscono anche nei giornali. Una volta in pensione comincia a subire furti e aggressioni in casa da parte di sedicenti appartenenti ai servizi segreti. Si sente spiato e assume alcune agenzie investigative con il compito di controllare chi, a sua volta, lo segue. Vengono individuati dipendenti del SISDE, delle forze armate, o loschi personaggi che entrano ed escono dalla questura, in un caso si tratta di un noto spacciatore romano. La tragedia inizia nel 2004 quando comincia a subire la tortura tecnologica. Oggi è membro dell’Associazione vittime armi elettroniche e mentali, il suo è uno dei casi più concreti e dimostrabili: dichiara di subire scosse elettriche provocate dall’emissione di onde ad ultrasuoni, strumenti facilmente acquistabili che negli USA verrebbero usati anche come pistole “scaccia cani”. E’ un esempio drammatico di quanto siano capaci gli organi repressivi dello stato, che mette seriamente in dubbio la possibilità della libertà in Italia.
D: Non sei stato sempre economo a Montecitorio?
R: No, ma le cose più interessanti avvennero quando ero economo.

D: Era il periodo di Tangentopoli…
R: Io e un mio collega ci eravamo illusi di poter fare una piccola Tangentopoli anche a Montecitorio. L’unico appoggio che abbiamo trovato è stato solo da parte dell’onorevole Galasso, il famoso avvocato eletto con il gruppo della Rete. Lui lavorava a livelli più alti, noi fornivamo le informazioni di base. Egli si interessò di alcuni palazzi acquistati dalla Camera a dei prezzi esageratamente alti. Ricordo un caso particolare in cui la Camera acquistò un palazzo a 120 miliardi dal Banco di Napoli. Era evidente che dei soldi ritornavano ai partiti. Da sottolineare il fatto che la Camera dei deputati, in quanto organo costituzionale, non può essere controllato per evitare di subire influenze.

D: Finanziamenti ai partiti?
R: Si. La nostra ipotesi era che siccome i partiti si finanziavano con questi investimenti, in cambio pagavano e permettevano ai dipendenti di rubare, così da solidificare il livello di omertà. Le mie denunce riguardavano in gran parte i dipendenti. Io ricordo che da economo finanziavo circa 20 miliardi l’anno e gran parte ne sparivano.

D: Quale effetto ebbero le denunce?
R: Sulle mie denunce vennero fatte due commissioni di inchiesta parlamentare, con mia soddisfazione. La soddisfazione calò quando Galasso non venne rieletto e gli atti vennero secretati. Apparentemente, comunque, avevo vinto e i personaggi più compromessi vennero cacciati.

D: Un partito in particolare?
R: Un partito in particolare che mi deluse fu il PDS, o PCI ora non ricordo bene cosa fossero, insomma gli attuali DS. Ebbero concretamente l’occasione per scoperchiare il tutto, ma evitarono di farlo per impedire che lo scandalo li coinvolgesse. Siamo dovuti andare allo scontro frontale da soli.

D: Non è facile.
R: Si, anche perché io ero uno dei dipendenti più a sinistra e qualche anno prima vennero scoperti dei dipendenti che erano membri delle BR. Quindi c’erano molti controlli e forse temevano che anche io fossi un infiltrato che spiava i politici. Solo così mi spiego tanto accanimento contro di me anche ora.

D: Quando sei andato in pensione doveva finire tutto?
R: Io sono andato in pensione nel 1996, mi sono dedicato alla fotografia e non mi sono più preoccupato di questa faccenda.

D: Quando si è verificato il primo episodio?
R: Nel giugno 2001, subito dopo la vittoria del centrodestra. Non so se è un caso, c’è un minimo di speranza in me ora che ha vinto il centrosinistra. Non che io abbia alcuna fiducia verso la sinistra, so che sono totalmente immischiati.

D: Cosa è successo?
R: Il 13 giugno ho avuto uno strano furto. Sono riusciti ad entrare senza forzare le porte blindate, come se avessero una copia delle chiavi. Poco dopo, il 3 luglio, ho avuto l’episodio più grave: ho trovato a casa tre energumeni incappucciati probabilmente con delle calze, mi hanno sbattuto a terra e mi hanno incerottato con del nastro da pacchi, mi hanno preso a calci e mi hanno chiesto la chiave di una cassaforte. Si sono subito qualificati come agenti dei servizi segreti. Cercavano prove e documenti, hanno anche minacciato di colpire mio figlio. Io ho riportato una frattura allo sterno per i cazzotti.

D: Strano atteggiamento quello di un membro dei servizi segreti di qualificarsi spontaneamente come tale.
R: Infatti credo sia una copertura. Un modo per rendere i servizi non sospettabili e lasciarli a dirigere gli attacchi. I tre energumeni non credo proprio siano stati degli agenti. Io so chi è uno dei tre, ma non ho le prove: si tratta di un piccolo delinquente, uno spacciatore di droga.

D: Quando se ne sono andati?
R: Dopo avermi trattenuto per un’ora, a mezzogiorno, quando la ragazza delle pulizie ha suonato alla porta. Praticamente mi ha salvato. Questa persona li ha visti in faccia quando mentre uscivano di casa. Pensa che lei non è nemmeno stata contattata dalla polizia per identificare i rapinatori.

D: Poi cosa è successo?
R: Ora mi rendo conto di essere stato sotto sorveglianza, mi filmavano, ero seguito da personaggi che si sono ripetuti negli anni. Ho avuto piccoli furti e danneggiamenti, una volta in particolare mi hanno danneggiato la caldaia e ho corso il pericolo di morire soffocato.

D: Non hai pensato di fare una denuncia per tentato omicidio?
R: Si ma tanto non servono a nulla le denuncie. Essendo contro ignoti non hanno effetto. Come posso dimostrare di non essere stato io a fare i danni per manie di protagonismo? In ogni caso non credo si fosse trattato direttamente di un tentativo di omicidio, anche se in quella occasione rischiai seriamente di perdere la vita. Con i mezzi che hanno avrebbero potuto uccidermi in mille modi. Credo piuttosto che vogliano spaventarmi.

D: Continuiamo…
R: Ho avuto una serie di questi episodi. Ricordo in particolare un furto in un mio box dove hanno portato via carte e materiali del lavoro a Montecitorio. Poi ho provato più volte a cambiare casa, ma queste cose si ripetevano lo stesso. Con agenzie private abbiamo ricostruito che dietro potrebbero esserci personaggi dei ROS e del SISMI. Ho dei filmati in cui abbiamo effettuato dei contropedinamenti e una delle persone che mi segue è proprio un dipendente del SISMI. Pensa che oggi al piano di sopra del mio appartamento c’è un albergo dove vive sempre la stessa persona, la quale sembra non lavori mai e passa il tempo a controllarmi, mentre al piano di sotto ci vive un carabiniere con una donna. Una volta, non sopportando più la tortura di cui sono vittima, ho perso la pazienza e sono andato al piano di sopra, nella camera di albergo in cui secondo me c’è qualcuno che mi spia, ho preso un treppiede e gli ho spaccato la finestra. Nella casa c’era sicuramente qualcuno, la luce era accesa. Immaginavo sarebbero venuti a protestare…invece si sono limitati a spegnere la luce e sono rimasti in silenzio. Non è il normale comportamento di chi gli viene danneggiata la finestra di casa, ne tanto meno è il normale atteggiamento che un albergatore ha nei confronti della sua proprietà quando viene danneggiata. Non ho ricevuto alcuna protesta. E’, secondo me ,una prova della loro malafede.

D: Parlavi di filmati e prove. Tutto questo sarebbe emerso dai contropedinamenti?
R: Da questi pedinamenti nei confronti di chi a sua volta mi pedinava, effettuati da agenzie investigative private alle quali mi sono rivolto, sono uscite altre cose molto interessanti: ho un filmato in cui alla stazione ci sono tre tipi, uno dei quali mi riprendeva con una telecamera che poi è andato in Questura. La cosa più stupefacente è lo straordinario impegno di mezzi e costi usati contro di me.

D: Quando è cominciato la cosiddetta “tortura tecnologica”?
R: Verso l’estate del 2004 sono cominciati gli ultrasuoni, una cosa che in principio mi ha particolarmente terrorizzato. Mi sono fatto una cultura, nel tempo, degli ultrasuoni, so che possono passare muri e porte. Sono mezzi che si usano in medicina per sciogliere i calcoli renali, o li usano contro i piccioni o contro gli stormi; vengono usati anche agli occhi per rimuovere la cataratta e molte altre applicazioni ancora…

D: Cosa senti?
R: Ci sono due tipi di reazioni, in genere, che subisco: con l’ultrasuono le piastrine e le particelle di ferro vengono attratte e provocano una forte fitta; oppure possono essere più diffusi e si sente una sorta di calore che aumenta fino al dolore. Il peggio è quando si soffermano sui testicoli e su altre parti delicate del corpo. Ultimamente sembra che vada un po’ “meglio”. O sono io che mi sono abituato o loro che hanno imparato a gestirli. Questa tecnica la usano in particolare la notte per svegliarmi.

D: Tutto ciò si verifica solo dentro casa?
R: In principio erano portati a farmelo ovunque. Dovrebbe trattarsi di apparecchi piccoli e maneggevoli. Forse era un modo per farmi capire che potevano raggiungermi ovunque. Recepito il messaggio sono passati ad attaccarmi in particolare a casa. Ora mi sono fatto costruire un apparecchio, una sorta di calamita che attira gli ultrasuoni e evita che mi cadano addosso.

D: Come hai fatto a scoprire che quelle scosse era in realtà provocate da ultrasuoni?
R: Sempre con le agenzie private. Hanno fatto venire a casa degli esperti che hanno misurato il tasso di elettricità nell’appartamento. Indirettamente ho avuto la conferma anche dal fatto che l’apparecchio che mi hanno dato funzionava.

D: Come fanno a coinvolgere solo te e non colpire altre persone? Come fanno a guidare le emissioni?
R: E’ come per un’arma. Ora dire una pistola è banale, ma per farti capire. In internet ho trovato chi vende questi prodotti, in america vengono usati contro i cani. Quando ci sono altre persone in casa questi episodi non si verificano, credo che mi controllino molto spesso. Capita però che quando sto fermo in una posizione riescono a colpire solo me evitando gli altri.

D: Perché avrebbero scelto proprio te? Solo come vendetta delle denuncie alla Camera?
R: La cosa che non capisco è proprio perché ce l’hanno con me. Alla fine non mi occupo di politica da decenni. Forse credono che io sappia più di quanto so, e in questo caso hanno preso un grosso abbaglio, oppure con l’11 settembre, con il pretesto della guerra al terrorismo, si permettono di usarci tutti come cavie…

D: Non c’è nessuno che possa vigilare? Nessuno che possa indagare sull’attività dei servizi segreti?
R: Secondo la nostra associazione anche a sinistra c’è molta convivenza. Il Manifesto e Liberazione non dicono quasi mai nulla, Dorigo ipotizza che il suo microchip sia stato impiantato nel 1996, con il centrosinistra al governo in Italia e per anni in seguito è stato Ministro della Giustizia Diliberto, segretario del PdCI, inoltre i deputati della sinistra fanno parte delle commissioni di controllo sui servizi, come possono non sapere nulla?

Michele Fabiani
FONTE : ANARCHAOS.ORG

Il delitto corre sulle microonde

Il segnale del picchio verde

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Il 14 ottobre 1976, tutte le comunicazioni radio del globo furono interrotte da segnali radio di forte intensità. Le emissioni erano irregolari e si alternavano frequenze molto elevate a frequenze molto basse.

L’Unione sovietica, dopo essere stata identificata come la diretta responsabile, presentò delle formali scuse a tutti i paesi che avevano protestato. I loro “esperimenti” erano all’origine di questi disturbi. Poco dopo i Russi cambiarono lunghezza d’onda e cominciarono così le emissioni di gigantesche onde elettromagnetiche stazionarie.

I Sovietici avevano usato il “PIVERT”, chiamato anche “Woodpecker” (Picchio), a causa del caratteristico suono ritmato che i rilevatori di segnali elettromagnetici avevano registrato. Questo suono assomiglia al rumore che si produce, battendo su una tavola con una penna, a una velocità di 14 colpi al secondo. Pare che il segnale venisse dalle città sovietiche di Riga e di Gomel, dove i Sovietici sperimentavano dei mastodontici generatori ad energia continua basati sulla tecnologia di Tesla. Come bersaglio fu scelta l’ambasciata statunitense a Mosca: tra il personale del consolato molti accusarono disturbi di varia natura (cefalea, insonnia, inappetenza, irritabilità, depressione…); alcuni furono colpiti da patologie, anche gravi, tra cui emorragie cerebrali, ictus, attacchi epilettici e tumori.

La strana morte di Mark Purdey

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L’abitazione del medico veterinario Mark Purdey fu incendiata. Un giorno trovò la sua linea telefonica isolata. Un’altra volta vide degli estranei che si aggiravano, con fare sospetto, nei paraggi della sua fattoria. Questi estranei pedinarono a lungo sia lui sia la moglie. L’avvocato di Purdey morì in un incidente stradale, avendo perso il controllo dell’auto su cui viaggiava. E’ stato riferito che un giorno l’autoveicolo, con alla guida Purdey, incrociò un autocarro dotato di strane apparecchiature. La morte di Purdey è avvolta nel mistero: il tumore cerebrale che lo colpì fu causato da campi elettromagnetici mirati e potenti?

 

 

Le antenne assassine - small

Da fine ottobre 2010 sino ad aprile 2011 la nostra famiglia è stata coinvolta in una serie di drammatici eventi che, alla fine, nonostante innumerevoli tentativi, hanno portato alla morte di nostro padre, avvenuta il 3 aprile 2011. Molti dei lettori sapranno che nel periodo compreso tra fine novembre 2010 sino al 17 gennaio 2011, mio padre ed io siamo stati a Rozzano (MI), presso il centro ospedaliero Humanitas. Non mi dilungo nei particolari, visto che chi vorrà approfondire, può leggere questa sorta di RESOCONTO in memoria del papà.

Dobbiamo giocoforza, però, ritornare su questa storia, poiché abbiamo il fondato sospetto che nostro padre sia stato, diciamo così… aiutato a morire. Sul tetto dell’edificio di fronte (sette piani – ora disabitato), a 110 metri di distanza, nel marzo 2005, furono installate due antenne di telefonia mobile. Nel settembre 2005 mio padre cominciò a conclamare disturbi motori per un tumore (glioblastoma IV, causato dai campi magnetici della telefonia mobile), che, però, non gli fu diagnosticato. Infatti, sino a dicembre 2010, tutti pensavamo, a causa di una diagnosi sbagliata dei medici sanremesi, al morbo di Parkinson.

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Una relazione di causa-effetto tra smog elettromagnetico e cancro al cervello intercorre evidentemente. Fatto sta che il nostro babbo conclamò in modo drammatico il tumore all’encefalo, il Glioblastoma IV, solo nell’ottobre 2010. Per cercare di salvarlo, decidemmo il ricovero in un centro specializzato per questo tipo di neuropatie, l’Humanitas.

Alla fine di dicembre 2010 mio fratello ed io iniziammo a concordare telefonicamente il rientro a casa, affinché fosse tutto pronto per la lunga convalescenza di papà a letto.

Il 17 gennaio 2011 il babbo firmò per le dimissioni. Partimmo alla volta di Sanremo dove arrivammo nel tardo pomeriggio.

Papà quella sera cenò nel suo letto, seguì qualche programma in televisione e si addormentò sereno, finalmente era a casa sua, con la famiglia. Ci sembrava di aver toccato il cielo con un dito: pensammo che l’incubo fosse concluso, ma qualcosa di terribile stava per accadere.

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18 gennaio 2011, alle 8:30 di mattina sentii gridare mio padre che accusava un fortissimo dolore al piede sinistro. Visto il viaggio del giorno prima in auto, pensai ad un crampo e cominciai a massaggiare l’arto. Non ebbi nemmeno il tempo di rendermi conto che non era un innocuo crampo muscolare. Vidi, infatti, che papà cominciava a contrarre il viso, a sbattere gli occhi, a serrare la bocca. Nell’attimo in cui compresi, saltando dall’altra sponda del letto, che si trattava di una probabile emorragia cerebrale con attacchi epilettici, il dramma era già compiuto, poiché in quei secondi preziosi papà si morse la lingua, le labbra e si sublussò la mandibola, scheggiando anche due denti incisivi. Dovemmo chiamare subito il pronto intervento. I paramedici arrivarono dopo pochi minuti, mentre le scariche epilettiche di papà si ripetevano ed il sangue schizzava da tutte le parti. Subito lo portarono via. Lo seguii in ospedale. Le crisi epilettiche si avvicendarono per circa 40 minuti, nonostante i sedativi somministrati per “spegnere” le scariche. Il cuore arrivò per un attimo a 150 pulsazioni al minuto, poi si stabilizzò e papà si risvegliò. Una lacrima gli sgorgò dall’occhio destro. Chiamai l’infermiera, che per quei lunghissimi minuti era rimasta fuori, in una saletta adiacente. La informai che papà era appena uscito dalle crisi epilettiche. Lo trasferirono quindi nella stroke-unit.

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Incredibilmente l’emorragia cerebrale, con sede nella zona dell’intervento stereotassico e che aveva procurato le crisi epilettiche, non produsse all’apparenza ulteriori danni neurologici. Gli arti si muovevano ancora e papà parlava in modo normale. Soffriva, però, di un’amnesia a breve e medio termine, ma questo sintomo è spesso causato dell’epilessia. In realtà non ricordava più neanche del ricovero a Rozzano.

Una settimana prima del ritorno a Sanremo mio fratello mi aveva comunicato che erano state installate delle nuove antenne sulla palazzina di fronte. Scattò, per fortuna, una serie di fotografie, adoperando la nostra vecchia videocamera Panasonic.

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Mio padre, tutto sommato, al rientro a Sanremo, era in buone condizioni. Fatto sta che, solo 14 ore circa dopo il nostro rientro a casa, egli subì una gravissima emorragia cerebrale con annesse crisi epilettiche che si protrasero per un’ora. Caso vuole, una settimana circa prima, sul tetto dello stabile di fronte, era stato aggiunto uno strano apparato, che poi fu, fatto strano, rimosso il giorno successivo al decesso di nostro padre e solo quattro mesi dopo la sua installazione. Si notino il cablaggio avvolto in modo visibilmente provvisorio, il diametro notevole dei cavi e lo strano aspetto e colore dell'”antenna”.

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Nei giorni immediatamente precedenti al decesso, nostro padre fu colpito da altre due emorragie con crisi epilettiche. Fu la fine. Il 2 aprile entrò in coma ed il 3 aprile 2011, alle ore 23.11, esalò l’ultimo suo respiro.

Ci è stato confermato da diverse fonti “del mestiere” che quel particolare apparato, installato in direzione dei nostri locali d’abitazione per circa 130 giorni ed ora rimosso, è un’apparecchiatura “camuffata” probabilmente con sottile telo che, con molta probabilità è un cosiddetto “quinta banda” e cioè un’attrezzatura militare realizzata ed installata per arrecare danni, mediante fasci di microonde concentrati in una ristretta area. “E’ un’antenna con un beam (fascio di emissione) che può variare tra 1 e 2 gradi, a seconda della frequenza di impiego. Di conseguenza a 110 metri di distanza il beam ha un’apertura tale da formare un cerchio elettromagnetico concentrato di circa 3 metri”.

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In definitiva, si deve pensare che abbiano irradiato in modo indiscriminato l’appartamento ed il più debole (nostro padre) della famiglia ha avuto la peggio.

Visto il chiaro collegamento che esiste tra le microonde e le emorragie cerebrali (oltre che i tumori) e data la strana coincidenza di eventi e fatti relativi alla morte del nostro babbo, la mente va subito ad un amplificatore di microonde. Considerato che ci occupiamo di temi scomodi, propendiamo ad una specie di vendetta trasversale o comunque ad un tentativo di distrarci dalla nostra opera di divulgazione, così come accaduto, in casi luttuosi del tutto assimilabili al nostro, ad altri noti attivisti in questi anni.

NOTA: i nostri numeri telefonici sono sotto controllo e quindi chi di dovere poteva benissimo sapere del mio rientro a casa e predisporsi in modo adeguato.

Articolo scritto da Rosario Marcianò

Fonte : Tanker Enemy

I gravissimi abusi della pratica coercitiva in uso nei 3 reparti Grossoni a Milano

I gravissimi abusi della pratica coercitiva in uso nei 3 reparti Grossoni a Milano

COMUNICATO STAMPA DEL TELEFONO VIOLA DI MILANO DEL 23 NOVEMBRE 21010
I GRAVISSIMI ABUSI DELLA PRATICA COERCITIVA IN USO NEI 3 REPARTI GROSSONI DELL’OSPEDALE DI NIGUARDA

Mohamed M.
a causa delle contenzioni patite al Grossoni 1 subisce la paralisi bilaterale del plesso brachiale, ovvero ha entrambe le braccia paralizzate Mohamed M. ha subito lo “spallaccio”?
Mohamed M. è un cittadino marocchino che viene ricoverato al Grossoni 1 l’11 giugno 2005 e dopo qualche settimana viene trasferito a Medicina 2 da dove viene dimesso il 27 luglio 2005. Nel portale dei reparti non esiste nessuna documentazione del ricovero al Grossoni 1! Esiste, invece, la relazione alla dimissione da Medicina 2, in cui nel motivo del ricovero si dice:
il paziente viene ricoverato in psichiatria Grassoni 1 e contenuto per imponente stato di agitazione.
Successivamente comparsa di rabdomiolisi imponente (cpk >22000) per cui viene ricoverato in medicina II dove diviene sempre più evidente una paralisi flaccida bilaterale degli arti superiori con totale impotenza funzionale
La rabdomiolisi è “la rottura delle fibre muscolari con conseguente rilascio del contenuto di fibra muscolare (mioglobina) nel flusso sanguigno … legata a traumi con schiacciamento muscolare.”
Il trattamento che in una persona contenuta porta ad una imponente rabdomiolisi è il famigerato “spallaccio” prolungato nel tempo. Appena al Grossoni 1 si sono accorti che Mohamed aveva perso l’uso delle braccia lo hanno trasferito di corsa a Medicina 2, ed hanno fatto sparire tutta la documentazione del reparto.
La diagnosi alla dimissione è: “paralisi bilaterale del plesso brachiale”.
Rita F.
A causa di una lunga e insensata contenzione patita al Grossoni 1 subisce ulcere da decubito, una tromboembolia polmonare, una trombosi venosa profonda, una infezione alle vie urinarie
Rita F. il 3 marzo 2006 viene ricoverata al Grossoni 2. Durante il ricovero la paziente si era dimostrata oppositiva alla terapia del medico curante e rimaneva a letto con le sponde. Per i suoi tentativi di scavalcare le sponde è stata legata a letto, ed è rimasta in contenzione per un tempo lunghissimo.
La lunga contenzione ha provocato:
piaghe da decubito , infezione delle vie urinarie da enterococco, trombosi venosa profonda arto inferiore dx, tromboembolia polmonare.

La povera Sig.ra Rita, ridotta in fin di vita dalla insensata lunghezza della contenzione, trasfigurata in una specie di manifesto vivente delle gravi lesioni provocate dalle contenzioni, in giugno viene trasportata d’urgenza all’UCIC, che è il reparto di terapia cardiologica di urgenza, e, dopo, a Medicina 2, dove le curano le piaghe da decubito. La Sig. Rita viene dimessa da Medicina 2 il 31 luglio 2006.

Nel portale dei reparti di Niguarda è sparita tutta la documentazione del lungo ricovero al Grossoni, mentre invece esiste la relazione alla dimissione di Medicina 2.
Tutto questo non sarebbe avvenuto se, all’inizio, fosse stato cambiato il suo medico curante con un altro medico un po’ più accetto dalla paziente!
Lo straordinario accanimento contenitivo operato contro la Sig.ra Rita F. spinge il DSM a redigere le prime linee guida della contenzione fisica in ospedale, apparse nella dispensa citata all’inizio.
Francesco D.
ricoverato al MURG per grave insufficienza respiratoria viene trasferito al Grossoni 3 dopo appena tre giorni muore. Francesco D. è morto contenuto?
Il 26 settembre 2008 Francesco D. si reca in PS per un colloquio psichiatrico; non vengono riscontrate emergenze psicotiche ma per dispnea viene ricoverato il paziente in MURG – Medicina di urgenza per le terapie del caso. (Per dispnea si intende un tipo di respirazione faticosa, che viene avvertita soggettivamente come “fame/bisogno d’aria” ed inadeguatezza del respiro, e che comporta l’aumento dello sforzo per respirare, con la conseguenza di un impegno muscolare non spontaneo per compiere inspirazioni ed espirazioni.)
Il Sig. Francesco è una persona obesa, nonché un accanito fumatore. Il medico della MURG fortemente irritato per l’impossibilità di fargli smettere di fumare convoca la D.sa Calchi per farlo trasferire al Grossoni 2. La D.sa Calchi, sapendo che nel suo reparto per impedire ad un paziente di fumare lo si lega al letto e che per un paziente in quelle condizioni la contenzione può essere letale, si oppone decisamente al ricovero e, invitata dal medico della MURG, mette per iscritto questa opposizione.
Dopo qualche ora, lo psichiatra di guardia che sostituisce la D.sa Calchi accetta la richiesta della MURG e il Sig. Francesco, con la sua grave insufficienza respiratoria, viene trasferito al Grossoni 2.
Dopo appena 3 giorni il Sig. Defeo “veniva rinvenuto in una condizione di arresto del circolo; sottoposto inutilmente alle cure rianimatorie, veniva dichiarato deceduto.”
Nel caso di Francesco D. esiste la relazione alla dimissione del reparto di Psichiatria 3 (Grossoni 3):
II paziente durante la degenza in MURG è stato sottoposto a terapia medica con steroidi aerosol con broncodilatatori; ha continuato a fumare malgrado le proibizioni. … Era stato quindi … trasferito presso il nostro reparto. Anche nel nostro reparto il pz non seguiva la prescrizione di non fumare …. In data 01/10 il pz veniva rinvenuto in una condizione di arresto del circolo; sottoposto inutilmente alle cure rianimatorie, veniva dichiarato deceduto.
Tullio C.
viene ricoverato al Grossoni 3 dopo qualche giorno muore Tullio C. è morto mentre era legato da 14 ore?
Tullio C. viene ricoverato al Grossoni 3 un imprecisato giorno di ottobre di questo anno.
Nel portale dei reparti non esiste alcuna documentazione riferita al suo ricovero.
Esiste solo:
il referto di Anatomia Patologica n. S2010-001040 del reparto di Anatomia di Niguarda, che indica la visita necroscopica fatta il 24 ottobre 2010,
le analisi del sangue e delle urine fatte dal Laboratorio di analisi Chimico-Cliniche Patologia Clinica di Niguarda il 21 ottobre 2010.
Da queste analisi risulta che Tullio C., appena 3 giorni prima di morire stava bene.
Da queste analisi risulta che Tullio C., era ricoverato al Grossoni 3 (primario Leo Nahon).
Tutti gli operatori dei Grossoni e del DSM sanno che Tullio C. era stato legato al suo letto alle 11 di mattina e che, 14 ore dopo, alle 2 di notte è stato trovato morto nel suo letto di contenzione.
Marinella S.
al Grossoni 2 viene legata al suo letto di contenzione per 438 (quattrocentotrentotto) ore continuative!
Marinella S. era una paziente della D.sa Calchi.
Il Dott Mariano Bassi, Primario del Grossoni 2, all’inizio di quest’anno assegna la Sig.ra Marinella S. ad un altro medico curante.
Con il nuovo psichiatra la Sig.ra Marinella S. viene legata al suo letto di contenzione per 438 ore consecutive! Pari a 18 giorni e 6 ore! Pari ad oltre 36 volte la durata massima della contenzione fisica consigliata dai protocolli! Nel registro delle contenzioni del Grossoni 2 le centinaia di firme del controllo sono tutte in fila, l’una dopo l’altra!
Andrea R.
al Grossoni 2 viene legato al suo letto di contenzione per 14 (quattordici) giorni continuativi!
Il Sig. Andrea S. fino a luglio era un paziente della D.sa Calchi.
A luglio. dopo la sospensione della D.sa Calchi, il Dott Mariano Bassi, Primario del Grossoni 2, ‘gira’ il Sig. Andrea S. ad un altro psichiatra della sua equipe.
Nei mesi scorsi il Sig. Andrea S viene immobilizzato da 8 infermieri, trascinato per la gola lungo il corridoio del Grossoni 2, davanti agli altri degenti fortemente impressionati e spaventati, e legato al
suo letto di contenzione, dove rimane per 14 giorni consecutivi! Pari a oltre 330 ore! Pari ad oltre 28 volte la durata massima della contenzione fisica consigliata dai protocolli!
Durante questa interminabile contenzione fisica al Il Sig. Andrea S. venivano praticate ben 9 iniezioni giornaliere di 3 psicofarmaci (tre iniezioni al giorno per ogni psicofarmaco)!

ALCUNE DOMANDE AI DIRIGENTI DELL’AZIENDA OSPEDALIERA NIGUARDA CA’ GRANDA

– Chi era il medico curante della Sig.ra Rita F. quando veniva a lungo contenuta al Grossoni 2?
– Come mai nel portale dei reparti è sparita la documentazione del Grossoni 2 inerente al ricovero della signora nei mesi di marzo a luglio del 2006?
– E’ stata risarcita la Sig.ra Rita F. per le gravi lesioni causatele da un uso scorretto della contenzione fisica?
– Chi era il medico curante del Sig. Mohamed N. quando veniva contenuto al Grossoni 1?
– Come mai nel portale dei reparti è sparita la documentazione del Grossoni 1 inerente il suo ricovero nei mesi di giugno-luglio del 2005?
– E’ stata risarcito il Sig. Mohamed N. per le gravissime lesioni permanenti causategli da un uso scorretto della contenzione fisica?
– Chi erano il medico di guardia e gli infermieri presenti al Grossoni 3 quando è morto Francesco D.?
– Come mai il primario del Grossoni 3, Dott. Leo Nahon, non ha svolto alcuna relazione sui motivi che hanno impedito il trasferimento del Sig. Francesco D. in Medicina di Urgenza, in considerazione delle gravissime condizioni che lo hanno portato alla morte?
– E’ vero che che la Medicina di Urgenza ha chiesto il trasferimento di Francesco de Feo in psichiatria perché non riuscivano a farlo smettere di fumare, nonostante il parere contrario scritto dalla D.sa Calchi?
– È vero che al Grossoni 3 per impedire ad un paziente di fumare si usa contenerlo?
– Chi erano il medico di guardia e gli infermieri presenti al Grossoni 3 quando è morto Tullio C.?
– Come mai nel portale dei reparti è sparita la documentazione del Grossoni 3 inerente il suo ricovero nel mese di ottobre del 2010?
– Come mai il primario del Grossoni 3, Dott. Leo Nahon, non ha svolto alcuna relazione sui motivi che hanno impedito il trasferimento del Sig. Tullio C. in Medicina di Urgenza, in considerazione delle gravissime condizioni che lo hanno portato alla morte?
– Di che cosa è morto Tullio C.?
– E’ vero, come hanno riferito alcune voci tra gli operatori di Niguarda, che quando è morto egli era contenuto al suo letto da 14 ore?
– Chi è il medico curante della Sig.ra Marinella S.?
– Come giustifica questa enorme strappo nelle procedure delle linee guida del DSM di Niguarda sulla contenzione fisica in ospedale?
– Quali erano le condizioni psichiche e fisiche della Sig.ra Marinella Scalise?
– Dove si trova in questo momento la Sig.ra Scalise?
– Chi è il medico curante della Sig. Andrea R.?
– Come giustifica questa enorme strappo nelle procedure delle linee guida del DSM di Niguarda sulla contenzione fisica in ospedale?
– Ha valutato l’effetto sugli altri pazienti del Grossoni 2 dell’immobilizzazione violenta del Sig. Andrea R.?
– Quali erano le condizioni psichiche e fisiche della Sig.ra Marinella Scalise?
– Dove si trova in questo momento la Sig.ra Scalise?
– In questi ultimi anni ci sono stati altri casi di ricoverati dei Grossoni in regime di contenzione dalla durata abnorme?
– In questi ultimi anni ci sono stati altri casi di ricoverati dei Grossoni morti in regime di contenzione?
– In questi ultimi anni ci sono stati altri casi di ricoverati dei Grossoni che hanno subito gravi lesioni permanenti in regime di contenzione?
– In questi ultimi anni ci sono stati casi di suicidio per impiccagione all’interno dei reparti dei Grossoni?
– In questi ultimi anni ci sono stati casi di suicidio fuori dai reparti dei Grossoni a poche minuti dalla concessione del permesso di uscita?
– Chi manomette e come è possibile manomettere il sistema centrale dei computer di Niguarda per cancellare dal portale dei reparti la documentazione clinica di alcuni ricoveri scottanti dei Grossoni?
– Come mai il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Niguarda, Dott. Arcadio Erlicher, così propenso ai provvedimenti disciplinari contro la D.sa Calchi, non ha mai promosso un’indagine su quanto avveniva da anni nei reparti del suo Grossoni 1 e negli altri 2?
– Come mai il Consiglio di Disciplina così sollecito a sospendere la D.sa Calchi, che non ha commesso il benché minimo illecito professionale, non ha finora preso alcun provvedimento contro i responsabili di fatti così gravi?
– Come mai le Direzioni dell’Azienda Ospedaliera di Niguarda Ca’ Granda tollerano che nei reparti di psichiatria si contengano i ricoverati con l’efferato e pericoloso strumento di torura dello “spallaccio”?
23 novembre 2010
Telefono Viola di Milano
In allegato la ”
LETTERA APERTA AI MEDICI, AGLI INFERMIERI, ALLE RAPPRESENTANZE SINDACALI E AI MEMBRI DEL C.D.A. DELL’AZIENDA OSPEDALIERA NIGUARDA CA’ GRANDA, AI GIORNALISTI, AI FUNZIONARI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA, AI MAGISTRATI DELLA PROCURA DI MILANO
LETTERA APERTA
Allegati : http://www.news-forumsalutementale.it/public/LETTERA-TELVOLA.pdf

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FONTE : http://www.news-forumsalutementale.it/i-gravissimi-abusi-della-pratica-coercitiva-in-uso-nei-3-reparti-grossoni-a-milano/

Una psichiatra denuncia abusi al Niguarda

 

MILANO: ” Telefono viola denuncia una serie di abusi avvenuti nei reparti di psichiatria dell’ospedale di Niguarda, attraverso le pratiche della contenzione», ossia il legare i pazienti con disturbi mentali, che, secondo l’associazione, avrebbero portato a «due morti» e a una serie di lesioni ad altri malati. E Niguarda replica: «La pratica della contenzione fisica in psichiatria è un provvedimento applicato a situazioni cliniche estreme unicamente alla tutela della sicurezza dei pazienti e degli operatori. Tale pratica è presente nella maggior parte dei servizi pscichiatrici di diagnosi e cura italiani e non confligge con specifiche normative». Giorgio Pompa, presidente dell’associazione che dal ’96 «si batte contro gli abusi della psichiatria», ha spiegato – nel corso di una conferenza stampa in tribunale – che nelle prossime ore presenterà un esposto alla procura perché «apra un’inchiesta su questi gravi fatti di tortura». Pompa era accompagnato da alcuni volontari dell’associazione e dalla dottoressa Nicoletta Calchi, medico psichiatra dell’ospedale Niguarda, che ha raccontato di essere stata «sospesa per 20 giorni dalla struttura, dopo aver subito anche mobbing, a causa del rapporto umano instaurato con i malati». Secondo Telefono Viola, «i gravissimi abusi della pratica coercitiva» sarebbero avvenuti nei tre reparti Grossoni del Niguarda e farebbero riferimento a 6 casi. Tra questi, «la vicenda di Tullio C. morto un imprecisato giorno di ottobre di quest’anno, mentre era legato da 14 ore al letto». E, inoltre, il caso di «Francesco D. morto il 26 settembre 2008 sempre legato al letto». «Dentro il Grossoni – ha spiegato Pompa – non viene applicata la legge 180», ovvero la legge Basaglia del ’78, che portò alla chiusura dei manicomi. L’associazione contesta anche il protocollo sulle cure psichiatriche del Niguarda che prevede la “contenzione”. «Questa pratica – ha aggiunto Pompa – è un’inaudita violenza fisica e psicologica che viene portata avanti in alcuni reparti di psichiatria in Italia”.

Telefono Viola sostiene che nei reparti Grossoni i pazienti vengono legati «e non vengono controllati per ore, mentre anche il protocollo del Niguarda prevede controlli costanti». Ribatte l’ospedale: «Le procedure sono regolamentate dal 2006 da linee guida revisionate e aggiornate nel corso del corrente anno. In base a queste linee la contenzione deve essere autorizzata dal medico psichiatra e le persone sottoposte a tale pratica devono essere monitorate ogni 15 minuti».

Fonte Il Giorno Ed. Milano del 24/11/10

Psichiatria, 12 morti: «La Procura non indaga, inchiesta fulminea solo per il caso Ruby?»

Dal 201o, presentati numerosi esposti sui casi sospetti nei reparti Grossoni del Niguarda

 Associazione Dalle Ande agli AppenniniContinua la battaglia a colpi di carte bollate dell’associazione «Dalle Ande agli Appennini». L’ultimo atto della vicenda, che si protrae da quasi tre anni, è una richiesta inviata direttamente al procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, per criticare le «apatiche indagini preliminari» in corso presso la Procura «sulla morte di dodici pazienti nei reparti psichiatrici Grossoni dell’ospedale Niguarda», iniziate nel dicembre 2010 e che «probabilmente si chiuderanno con una archiviazione».GLI ESPOSTI – «Ci aspettavamo dalla Procura una investigazione attenta – ha spiegato in una conferenza stampa il presidente dell’ associazione, Giorgio Pompa – e così non è stato, mentre per il famoso processo Ruby la Procura ha deciso di investire tantissime energie umane e di fare indagini solerti e fulminee». Dal novembre 2010 Pompa, assieme ad alcuni familiari dei pazienti morti, ha presentato una serie di esposti in Procura: secondo l’associazione, nei reparti psichiatrici del Niguarda si sarebbero verificate morti sospette, dodici in tutto, alcune avvenute anche, come si legge negli esposti, «per torture da contenzione».