ULTIMATA LA REALIZZAZIONE DEL MUOS DI NISCEMI

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Dopo la “revoca della revoca” con cui il 24 luglio scorso il Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta autorizzava la prosecuzione dei lavori del MUOS (Mobile User Objective System) nella sughereta di Niscemi, si è verificato quello che tutti temevano.
Tra il 24 e il 26 gennaio 2014, in tutta fretta, con gli operai che lavoravano giorno e notte, gli USA portano a termine il loro programma militare in Sicilia, issando le tre parabole del sistema di comunicazione satellitare.

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Dopo anni di proteste, ricorsi, perizie e studi il gigante USA, con la complicità delle istituzioni italiane, più preoccupate di irretire l’alleato che di difendere la popolazione, ha avuto la meglio sul popolo siciliano.
Popolo siciliano che però non si arrende. Infatti, il Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS ha indetto per il 22 febbraio una giornata di mobilitazione nazionale che prevede un sit-in davanti alla Prefettura di Caltanissetta per protestare contro i provvedimenti repressivi messi in atto contro gli attivisti No MUOS e per ricordare al Governo italiano l’incostituzionalità del MUOS mentre per il 1° marzo è in programma una manifestazione popolare.

Secondo la comunicazione ufficiale dell’ambasciata statunitense «il sito non è operativo e non lo sarà ancora per molti mesi. Ci stiamo coordinando con il Ministero della Difesa e con l’Arpa Sicilia per sviluppare un sistema di monitoraggio del sito». Prima di entrare in funzione il sistema dovrà essere sottoposto ad un periodo di test e solo dopo che il Ministero della Difesa darà l’ultimo via libera potrà essere completamente operativo (si presume verso novembre 2014).
Sempre secondo gli USA «ci vorranno diversi mesi per essere assolutamente sicuri che non sono presenti dei rischi, ma i test realizzati in precedenza dimostrano già che la popolazione non ha nulla da temere».

Roberto Abis

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MUOS: PER L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ NESSUN RISCHIO

MUOS: PER L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ NESSUN RISCHIO

Articolo di Roberto Abis

Il 9 luglio 2013 il TAR di Palermo (l’ordinanza è reperibile al seguente indirizzo http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Palermo/Sezione%201/2013/201300950/Provvedimenti/201300470_05.XML) rigetta il ricorso del Ministero della Difesa italiana contro la revoca delle autorizzazioni (concesse dall’amministrazione Lombardo) per la realizzazione del MUOS di Niscemi imposta dal governatore Rosario Crocetta. La Giunta Regionale, però, subordinò la decisione finale sul via libera all’impianto della Marina Militare USA all’esito della Commissione di esperti insediata all’Istituto Superiore di Sanità.
Ebbene l’esito di tale studio è stato reso noto alcuni giorni. L’11 luglio, si è tenuta l’ultima riunione del Tavolo Tecnico sul MUOS presso l’Istituto Superiore della Sanità in Roma. Come da verbale della riunione, i lavori si sono conclusi con un Rapporto dell’ISS (reperibile al seguente indirizzo https://docs.google.com/file/d/0Bx7LkTDLpiaDWDVhcXFoZHREUm8/edit?pli=1) al quale era allegato una Nota-Rapporto (reperibile al seguente indirizzo http://blog.ilmanifesto.it/scienziato/files/2013/07/Relazione-degli-esperti-nominati-dalla-Regione-Sicilia-3.0.pdf) di otto pagine da parte degli esperti nominati dalla Regione Sicilia, Mario Palermo e Massimo Zucchetti, che dissentivano su parte delle conclusione del ISS, specialmente sulla questione della pericolosità del MUOS e della valutazione dei campi elettromagnetici della base NRTF.
Il 12 luglio, l’ISS ha consegnato il Rapporto – con l’allegato e il verbale – ai committenti: Presidenza del Consiglio, Ministero della Salute, Regione Sicilia. Anche il Ministero della Difesa ha ricevuto il Rapporto, con il verbale e gli allegati.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità «i risultati delle misure sperimentali effettuate dall’Ispra – sulle antenne del sistema Muos degli Usa a Niscemi (Caltanissetta) – indicano che tutti i limiti previsti dalla legislazione italiana in materia di protezione della salute umana dai campi elettromagnetici sono attualmente rispettati in larga misura».
Secondo lo studio «non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici e anche nell’ipotesi, poco probabile, di un puntamento delle antenne paraboliche a livello del terreno, o comunque nelle direzioni di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, si ritiene che tali rischi possano essere considerati del tutto trascurabili».
Per quanto riguarda le possibili interferenze su apparecchiature elettromedicali «non sono prevedibili particolari problemi, connessi alla messa in funzione delle antenne MUOS in quanto i livelli di campo elettrico nei luoghi dove è possibile la presenza di tali apparecchiature sono inferiori a 0,6 V/m, compatibili quindi con i normali livelli di campo elettromagnetico di fondo». Nessun rischio, prosegue la relazione, anche per dispositivi come «pacemaker e defibrillatori cardiaci impiantati».

Per il Coordinamento regionale dei Comitati NO MUOS sono stati diffusi dei frammenti della relazione in maniera parziale e alterata. Si tratterebbe infatti di porzioni di relazione diffuse ad hoc per tenere all’oscuro i cittadini del reale contenuto della relazione.
Qualora la relazione venisse diffusa completamente emergerebbe una realtà differente, e cioè che il MUOS contrasta nettamente con le normative italiane vigenti e che le 46 antenne esistenti superano costantemente i limiti di legge. Si tratterebbe, quindi, di una verità alquanto scomoda per il nostro Governo.
La Commissione che si è occupata della vicenda ha prudenzialmente osservato che, allo stato attuale degli studi, non esiste una relazione dimostrata di causa-effetto fra esposizione all’elettromagnetismo ed immediata insorgenza di patologie. Per tale motivo la normativa, per evitare l’insorgenza di patologie, impone dei limiti che non si devono superare.
Nella stessa relazione si dice che le misurazioni effettuate dall’ISPRA (Istituto Superiore Per l’Ambiente), in accordo con i tecnici americani, non sono attendibili: misurazioni eseguite in cinque giorni che contraddicono cinque anni di misurazione effettuata dell’ARPA Sicilia. Dubbi e sospetti quindi si insinuano anche all’interno dell’ISS. La relazione, infatti, si riferisce alle antenne attualmente in funzione non potendo esprimere nessun giudizio sul MUOS di cui non esistono dati se non quelli diffusi dal costruttore (la Lockheed Martin, gli stessi degli F35).

Per saperne di più:

L’art, del Prof. Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino corredato di relazioni
http://blog.ilmanifesto.it/scienziato/2013/07/19/muos-non-tutti-sono-gentiluomini/

Inganni elettromagnetici nella base Usa di Niscemi

Inganni elettromagnetici nella base Usa di Niscemi

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Procedure sin troppo superficiali; pericolose sottovalutazioni dei campi elettromagnetici esistenti; misurazioni incomplete, inidonee e ingannevoli; conclusioni contraddittorie, incompatibili e irragionevoli. È quanto emerge dalla nota del fisico Massimo Coraddu (autore con il prof. Massimo Zucchetti dello studio del Politecnico di Torino sui rischi associati all’impianto di telecomunicazioni militari USA di Niscemi e al costruendo centro satellitare MUOS), consegnata dai Comitati No MUOS all’Assessore regionale al territorio e Ambiente, Mariella Lo Bello, in occasione dell’incontro congiunto tenutosi a Palermo il 28 dicembre 2012.

“Quelli della realizzazione del MUOS e della sicurezza elettromagnetica nella base NRTF di Niscemi sono problemi gravi che non è più possibile rimuovere”, spiega Coraddu. “I loro aspetti più preoccupanti sono tali da mettere seriamente in discussione la fondatezza delle autorizzazioni concesse anche dopo una valutazione dei rischi legati alle emissioni elettromagnetiche da parte di ARPA-Sicilia”. Gli studi dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, avviati solo a partire del 2009, non sono giunti ancora a qualsivoglia conclusione, soprattutto a causa degli ostacoli frapposti dai militari statunitensi. “I pochi dati sicuri emersi, nel corso dei rilievi, hanno invece mostrato un chiaro superamento dei livelli di sicurezza previsti per la popolazione, già con l’impianto nella sua configurazione attuale”, scrive il prof. Coraddu. Per l’ARPA, invece, le proprie verifiche (“effettuate sempre con tecniche di misure conformi alla norma”) hanno “confermato il non superamento del valore di attenzione”. A smentire però l’agenzia ci sarebbero alcune conclusioni nelle relazioni sui monitoraggi effettuati a Niscemi. “Nell’istruttoria del 2009, l’ARPA dichiara ad esempio di non essere stata in grado di portare a termine il compito affidatole, in quanto le informazioni tecniche relative agli impianti già operanti risultano secretate dall’attività militare, così come i valori di campo elettromagnetico ante e post opera”, rileva Coraddu. “Di fronte a questo insormontabile rifiuto, ARPA Sicilia non ha potuto valutare complessivamente la distribuzione, sul territorio limitrofo, dei valori di campo elettromagnetico, come si era invece proposta”.

In un successivo passaggio della stessa relazione, l’ARPA ammette che la “documentazione acquisita non è conforme a quanto previsto dall’allegato n.13 (art 87 e 88) – Mod. A del D.lgs 259/03”, pertanto “non è stato possibile emettere un parere ai sensi del citato decreto legislativo”. Come evidenzia Coraddu, l’agenzia per l’ambiente non ha dunque potuto svolgere correttamente il proprio compito, “né da allora risulta che ci siano stati altri tentativi”. Così, nell’assenza di una sufficiente documentazione tecnica, “l’inquinamento elettromagnetico prodotto complessivamente dalla stazione di telecomunicazioni della Marina militare Usa di Niscemi resta ignoto”.

Il ricercatore spiega poi come le condizioni di misurazione delle emissioni siano state del tutto inappropriate. “Vista l’impossibilità di effettuare valutazioni complessive del campo emesso, l’ARPA ha ripiegato su una attività di misura e monitoraggio in alcuni punti specifici, ma neppure questo compito limitato si è però potuto svolgere nel pieno rispetto della normativa”, scrive Coraddu. “Nel caso di impianti radio-base, come quelli di Niscemi, i rilievi devono essere svolti infatti nelle condizioni più gravose possibili, ovvero con tutti i trasmettitori attivi simultaneamente alla massima potenza. Il comandante della base NRTF ha però dichiarato che le antenne non verrebbero mai attivate tutte assieme, ma solo in certe particolari combinazioni denominate A, B e C, che sono state quelle concordate con l’ARPA in occasione delle verifiche del 26 gennaio 2009”. Come si evince da una dichiarazione giurata ma certificata da un notaio solo il successivo 5 febbraio 2009 (dieci giorni dopo le misurazioni), il comandante statunitense Terry Traweek ha affermato di aver attivato, “alternativamente”, le configurazioni A-B-C alla “massima energia”. Un procedimento del tutto anomalo e assai discutibile, basato sulle mere dichiarazioni dell’ufficiale e non dalla verifica della configurazione reale degli impianti da parte dei tecnici ARPA. Lo stesso militare ha inoltre ammesso che delle 45 antenne ad alta frequenza (HF) ed una a bassa frequenza (LF) esistenti “sono in funzione solo 27”, mentre che durante il funzionamento dell’antenna LF “la riduzione energetica impedisce l’uso contemporaneo delle altre 27 antenne HF”. Condizioni del tutto diverse quindi da quanto prescritto dalle leggi italiane, che però sono state ammesse e condivise dai tecnici dell’agenzia per l’ambiente.

“Se l’ipotesi delle condizioni più gravose possibili si fosse verificata il 26 gennaio 2009, in quel giorno le centraline installate in quattro abitazioni vicine alla base avrebbero dovuto registrare un’emissione più alta rispetto a quella dei giorni precedenti e successivi”, evidenzia Coraddu. “Se osserviamo i tracciati di quella giornata invece troviamo che due centraline (la n. 3 e la n. 4) registrano un segnale identico a quello medio degli altri giorni, mentre altre due registrano addirittura un segnale notevolmente inferiore. Oltretutto l’analizzatore EHP-200 impiegato, ha registrato un numero e una distribuzione di sorgenti emittenti assolutamente identico e indistinguibile nelle tre configurazioni A, B e C. Infine la centralina in Contrada Ulmo, la sola che ha proseguito le rilevazioni quasi ininterrottamente dal febbraio 2011 sino ad ottobre 2012, ha registrato, a partire dalla fine di agosto 2012, un chiaro aumento delle emissioni, ben oltre quelle rilevate nel gennaio 2009, indicando così inequivocabilmente che quelle concordate con i militari USA il 26 gennaio 2009 non erano affatto le più gravose condizioni possibili. Le verifiche delle emissioni si sono rivelate un inganno. I livelli dell’elettromagnetismo nella base NRTF restano tuttora ignoti e fuori dalla portata di ogni controllo civile”.

Secondo il ricercatore sardo, per la presenza a Niscemi di decine di sorgenti differenti che trasmettono simultaneamente a frequenze molto diverse tra loro, le misurazioni delle emissioni sono particolarmente gravose e si possono facilmente produrre malfunzionamenti e risposte imprevedibili nella strumentazione utilizzata. “Non di rado i tecnici ARPA si sono trovati di fronte a strumenti di misura che producevano risultati completamente diversi e incompatibili”, afferma Coraddu. “In una situazione così complessa sarebbe quindi buona pratica impiegare più frequentemente possibile strumenti di misura a banda stretta, capaci cioè di distinguere le singole sorgenti emittenti. Purtroppo, per quanto ne sappiamo, l’ARPA ha impiegato uno strumento di questo tipo, l’analizzatore NARDA EHP 200, una sola volta, il 26 gennaio 2009, in soli 7 punti di misura. Quello invece normalmente utilizzato, il misuratore portatile in banda larga PMM 8053A, con la sonda EP 330, produce alle alte frequenze delle misurazioni del tutto incompatibili con le corrispondenti in banda stretta, e va quindi ritenuto poco affidabile”.

Quando è stato possibile analizzare dei dati numericamente sufficienti, c’è stata comunque la chiara indicazione di un “notevole superamento” dei limiti di sicurezza dei campi elettromagnetici. Onde tutelare la popolazione dagli effetti di un’esposizione prolungata, la legislazione italiana prevede che in prossimità delle abitazioni il campo elettrico debba trovarsi al di sotto della soglia di 6 V/m. A Niscemi, l’unica centralina (la n. 2 di Contrada Ulmo) che ha effettuato misurazioni prolungate nelle alte frequenze ha registrato valori assai variabili delle emissioni: tra i 5,9 e gli 0,6 V/m del periodo dicembre 2008 – marzo 2009 e tra i 4,5 e i 5,5 V/m nel periodo febbraio – settembre 2011. Nel luglio 2012 sono stati raggiunti i 5,8 V/m e nel successivo mese di settembre il livello delle emissioni è arrivato a superare i limiti di sicurezza dei 6 V/m per lunghi intervalli (dell’ordine delle 10 ore), sino ai 7 V/m.

Nel caso di esposizioni multiple, come indicato dalla legge, all’esposizione alle alte frequenze deve essere poi sommata la componente di bassa frequenza (LF) che a Niscemi è assai elevata, nell’ordine di 6-7 V/m. “Sommando i valori, è evidente come l’intensità di campo elettrico sia doppia rispetto al limite previsto”, denuncia Coraddu. “Per le emissioni della base NRTF deve quindi essere resa al più presto obbligatoria la riduzione a conformità prevista dal DPCM 8 luglio 2003. E, ovviamente, non è possibile concedere autorizzazioni per ulteriori impianti trasmittenti, come le antenne satellitari del MUOS, le cui emissioni andrebbero a sommarsi a quelle degli altri trasmettitori presenti, con rischi ulteriori”.

Ancora oggi, date le scarne caratteristiche tecniche delle antenne del MUOS fornite dai militari USA, è impossibile prevedere quale sarà la portata reale delle emissioni del nuovo impianto di guerra. “Le autorità statunitensi hanno fornito solo le caratteristiche tecniche delle antenne elicoidali TACO H124, operanti in banda UHF (peraltro liberamente disponibili nel sito web del costruttore)”, spiega il ricercatore. “Le caratteristiche delle grandi antenne paraboliche che trasmetteranno in banda Ka (30-31 Ghz) sono note invece in forma molto parziale, il che consente solo una valutazione approssimativa nella direzione dell’asse principale e grandi distanze (superiori ai 500 metri). Una valutazione superficiale porta ad errori e ad evidenti paradossi, come accade nella relazione ARPA dove si ammette che il modello di calcolo utilizzato non fornisce valori in zona di campo reattivo, ovvero in un raggio di 497 metri dal centro elettrico della parabola. Osservando i mappali si vede chiaramente che le parabole MUOS vengono deificate a circa 150 metri dalla recinzione della base, oltre la quale si trova una zona parco della Sughereta di Niscemi, attrezzata con sentieri e punti sosta. Che succederà in questa fetta del parco in caso di attivazione del MUOS? L’ARPA propone di effettuare verifiche post-installazione. Ovvero di lasciare edificare l’opera per valutare a posteriori un inquinamento e un danno che non siamo in condizione di prevedere. Una proposta che non sembra né ragionevole né accettabile”.

“Nessuno è stato in grado di effettuare previsioni credibili sulle emissioni che il sistema MUOS, nel suo funzionamento ordinario, comporterà per l’ambiente circostante già ampiamente soggetto a inquinamento elettromagnetico”, conclude il prof. Coraddu. “L’autorizzazione alla realizzazione del sistema MUOS in queste condizioni è stato, nel migliore dei casi, un grave errore. La prosecuzione in presenza di elementi così gravi sarebbe un errore ancora peggiore, che non può trovare nessuna giustificazione”.
A dispetto di un iter autorizzativo a dir poco discutibile e pasticciato e a fronte delle proteste della popolazione e delle amministrazioni locali, i lavori proseguono con celerità. Centinaia di ragazze e ragazzi si alternano presidiando da 40 giorni le strade di accesso alla base USA di Niscemi per impedire l’arrivo di un enorme camion gru che dovrà innalzare le tre parabole sui piedistalli già installati. Potrebbe bastare una firma del governatore Rosario Crocetta per sospendere l’efficacia delle autorizzazioni concesse illegittimamente dal predecessore Raffaele Lombardo. I No MUOS l’hanno richiesta nel recente incontro con l’assessora Lo Bello che ha però preferito glissare la questione. “Chiederemo ai militari italiani e statunitensi di sospendere i lavori”, ha dichiarato. Peccato che lo aveva già fatto, inutilmente, nel giugno scorso, la Procura della repubblica di Caltagirone, ravvisando nei lavori del MUOS gravi illeciti penali e violazioni delle normative ambientali.

FONTE : http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2012/12/inganni-elettromagnetici-nella-base-usa.html