Violenza sulle donne, online o offline non fa differenza.I dani sono gli stessi,lo dice l’ONU.

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Un nuovo report punta i riflettori sulle molestie cibernetiche che prendono di mira le donne. In Europa il 18% di loro ha subito serie forme di maltrattamento su Internet fin dall’adolescenza

di ROSITA RIJTANO

CHE SIA ONLINE oppure offline, poco importa, si tratta sempre di violenza: imbarazza, fa male, e a volte distrugge. Un fenomeno che nel mondo riguarda ben una donna su tre. Lo mette in evidenza un duro report redatto grazie alla collaborazione tra UN Women, un’entità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che promuovel’uguaglianza di genere, e la Broadband Commission for Digital Development, nata nel maggio del 2010 per iniziativa dell’Unesco e dell’Unione internazionale delle comunicazioni (ITU). “A world-wide wake up call” è il titolo. Un invito all’azione, più che una semplice analisi, dove si chiede ai governi di tutto il mondo maggiore impegno riguardo a un problema destinato a crescere in modo esponenziale. Con l’obiettivo di garantire alle signore del web più sicurezza.

http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/09/27/foto/donne_e_violenza_online_sei_casi_di_cronaca-123780089/1/?ref=nrct-1#1

Sono nove milioni le europee vittime di violenza online. Grazie alla rapida diffusione degli smartphone e quindi dell’accesso a Internet, infatti, aumenta anche il numero di persone coinvolte. E il momento di agire è ora, prima che sia troppo tardi. Perché, puntualizzano gli autori dello studio, se da un lato questi strumenti sono degli “ottimi mezzi di emancipazione e conoscenza”; dall’altro vengono pure usati “come armi per danneggiare donne e ragazze”. Da insulti sessisti diffusi attraverso i social network, difficili da cancellare, ai messaggi ricattatori, passando per il revenge porn: il catalogo delle violazioni possibili è sterminato. Basta scorrere i dati per comprendere la portata del fenomeno. Le quote rosa connesse corrono il rischio di essere molestate online 27 volte di più dei maschi. E il 73% di loro ha già subito un attacco cibernetico. A finire di più nel mirino sono ragazze che hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. Un’idea di come potrebbe essere la situazione in futuro la dà il numero che riguarda i 28 paesi dell’Unione Europea, dove ben il 18% di donne è stata vittima di gravi forme di violenza online da quando aveva solo 15 anni. Questo vuol dire nove milioni in tutto.
L’INCHIESTA: DONNE E TECNOLOGIA, DIVORZIO ALL’ITALIANA

Un problema che riguarda tutti. Ma gli abusi rimangono imprigionati tra le mura digitali? La risposta è no. Chi fa esperienza di bullismo cibernetico riporta nella vita reale conseguenze sia sul piano emotivo sia finanziario, a causa del costo di eventuali processi legali e dei mancati stipendi pagati dovuti all’assenza dal lavoro. Non solo. “Violenza online e offline si alimentano a vicenda”, si legge ancora nel documento Onu, “l’abuso può rimanere confinato dentro al network o essere integrato con molestie fuori da Internet, incluso vandalismo, telefonate e assalti fisici”. Perciò il “tocco” cibernetico è dannoso “al pari di quello fisico”. Con la diretta conseguenza che anche la percezione che le donne hanno della Rete cambia. E che potrebbero scegliere di rimanerne volontariamente fuori. Un’autoesclusione dagli effetti notevoli. “Se la donna è tormentata potrebbe decidere di non voler avere nulla a che fare con la tecnologia”, ha spiegato Phumzile Mlambo-Ngcuk, direttrice esecutiva di UN Women. “Ed essere disconnessi nel ventunesimo secolo, è come aver distrutto il proprio diritto alla libertà, al lavoro, a incontrare persone, a imparare, e a esprimersi liberamente”. Un problema cui devono prestare attenzione sia i governi, adottando politiche ad hoc, sia i grandi colossi digitali. Non a caso nelle 70 pagine dello studio viene chiamato in causa direttamente Mark Zuckerberg, bacchettato per i tempi lunghi che passano tra la segnalazione degli abusi e l’effettiva reazione da parte dello staff del suo social network. Per non parlare di Twitter che per stessa ammissione dell’ex Ceo Dick Costolo fatica a fronteggiare i troll. Gli esempi da fare, però, sarebbero tanti, persino troppi. Un’azione sembra, quindi, necessaria – conclude l’Onu – anche per abbattere ogni barriera che ostacola la piena inclusione digitale. Perché il digital divide che vede quattro miliardi di persone ancora tagliate fuori dal mondo connesso, lo dimostrano i dati, pesa soprattutto sulle donne.

“La tecnologia è uno straordinario alleato di tutti: uomini e donne”, commenta Roberta Cocco, manager di Microsoft e ideatrice di Nuvola Rosa, iniziativa volta a promuovere l’hi-tech in rosa. “E ho trovato molto interessante questo rapporto sul cyberbullismo che guarda al digitale come a una forma di inclusione sociale. Per contrastare il rischio di violenze online e offline a carico delle donne, occorre lavorare sempre più con forza per diffondere le competenze tecnologiche necessarie alla comprensione dei meccanismi dei nuovi media. E promuovere la conoscenza delle migliori strategie per proteggere la propria privacy”.

FONTE : http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/09/29/news/violenza_sulle_donne_online_o_offline_non_fa_differenza_i_danni_sono_gli_stessi_lo_dice_l_onu-123779460/#gallery-slider=123780074

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