MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

MARESCIALLO ANTONIO CAUTILLO : IL CORAGGIO DI DENUNCIARE

Fango, intrighi e carte false, l’ingiustizia italiana

Qualcuno doveva aver calunniato C. perché, una mattina, senza che avesse fatto nulla di male, iniziò un processo contro di lui.

Il protagonista continuerà a stimare il processo come un errore umanamente possibile ma l’incipit si ripeterà ben 12 volte.

L’assurdo irrompe prepotentemente ma non si tratta del romanzo criminale fuoriuscito dalla fervida fantasia dello scrittore Franz Kafka, dove peraltro il processo è soltanto uno, questo é un incubo. E i processi sono 12.

Un linciaggio mai conosciuto. Escludiamo, per brevità, processi civili, disciplinari, amministrativi, religiosi, congerie varie, trasferimenti coatti e repentini da un estremo all’altro. Troppo lungo persino elencarli. Sciaccallaggio purissimo. Stalking istituzionalizzato in giacca e cravatta.

La storia appare del tutto inverosimile ma é vera. Lo sventurato C. é l’incarnazione d’una smisurata ingiustizia. Difendersi sarà inutile poiché ‘l’azione penale rovesciata persegue la vittima, anziché il reo. E la richiesta di verità è trasformata in ammissione di colpa’.

Per un verdetto precostituito, colpevole d’innocenza: 31 esposto al ministro della Giustizia del signor C.
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKybkZXeDhhZFhFd3c/edit?pli=1

FACCIA A FACCIA COL GIUDICE IN UNA STANZA DESERTA: 32 esposto al ministro della Giustizia del signor C. e decreto del giudice
https://docs.google.com/file/d/0B7G0MVdw1RKyZnVhdnFkU043b28/edit?pli=1

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Non è omertoso: l’Arma perseguita un carabiniere

Il maresciallo Antonio Cautillo aveva denunciato abusi da parte di commilitoni. Vive un inferno kafkiano da 23 anni. Inutili appelli ai ministri della Giustizia e della Difesa.

Questa è la storia di un abuso. Anzi, di dodici abusi. È la storia di un calvario che dura oramai da ventitré anni. È la storia di un carabiniere perseguitato dallo Stato perché non era omertoso verso i suoi colleghi come avrebbe voluto l’Arma.

Questa storia ha inizio nel 1990, quando il maresciallo Antonio Cautillo denuncia dei reati commessi da alcuni suoi commilitoni. «Venni più e più volte minacciato: “sarai distrutto”, “ti farò perdere il posto di lavoro”, “ti auguro che ti levino lo stipendio e ti sospendano dal servizio”». Subito dopo arriva l’emarginazione, il mobbing.

«Denunciare reati è sempre stato il mio compito. L’ho svolto senza compromessi, per questo ero inviso alla gerarchia. Per una delle inchieste da me curate un superiore fu indagato per omissioni di atti d’ufficio ed altro. Era molto ben valutato dalla gerarchia. Ma dovette dimettersi».

Cautillo viene sottoposto ad oltre cinquanta procedimenti disciplinari. Subisce trasferimenti coatti, punizioni, umiliazioni continue. E viene continuamente denunciato per ipotetiche mancanze durante il servizio.

Nel novembre del 2012 supera indenne il settimo processo bis a suo carico davanti alla Corte Militare D’appello di Roma. Denunciato per «insubordinazione aggravata con violenza, minaccia ed ingiurie continuate». La Corte ha stabilito che non doveva essere processato rivalutando la querela per calunnia che il maresciallo aveva sporto.

Ma è solo l’ultimo episodio di una persecuzione giudiziaria cominciata nel 1997 e che lo ha visto sempre assolto. Di volta in volta è stato denunciato per i reati più strampalati: disobbedienza aggravata e continuata, insubordinazione con ingiuria, abuso d’ufficio, falsità ideologica, diffamazione. Il maresciallo ha dovuto affrontare dodici processi penali, una cinquantina di procedimenti disciplinari di corpo, punizioni, minacce, giudizi caratteristici offensivi, sei trasferimenti coatti e da ingiurie, e persino da un procedimento disciplinare di Stato. Per difendersi ha dovuto presentare dodici ricorsi al Tar, diciassette querele, trentuno istanze al ministro della Giustizia e ventisei istanze al ministro della Difesa. Le angherie da lui subite sono finite in Parlamento con nove interrogazioni presentate da deputati e senatori.

«Difendermi da tutto questo è diventato il mio lavoro. Ho denunciato ogni singolo provvedimento, emesso dai miei superiori, nel tentativo di veder tutelata la mia dignità. Viviamo in uno strano Paese: un generale dei Carabinieri viene condannato a quattordici anni di carcere ed interdizione perpetua dai pubblici uffici ed in dieci anni di processi ha continuato tranquillamente a dirigere il Ros di tutta Italia, comandando i poveri sottoposti. Un maresciallo di certificata onestà si rivolge alle istituzioni e non ottiene riposte. Pare che l’onestà stia diventando un disvalore. Mi sento un uomo in balia dello Stato».

Nel 2003 arriva la parte più surreale di questa storia. Il maresciallo si sposa. La moglie è figlia di un colonnello dei Carabinieri in pensione, indagato in passato per «gravi imputazioni», spiega il carabiniere. La ragazza non prenderà la residenza nella casa in cui vive col marito. Un bel giorno i coniugi Cautillo hanno una figlia, ma la moglie vuole che non prenda il cognome del marito. Il maresciallo si insospettisce e chiede il test del dna (che a oggi non è stato mai fatto). La moglie lo lascia e gli chiede di pagare gli alimenti fino a ridurlo sul lastrico, impedendogli così di potersi permettere avvocati decenti per far fronte ai tanti processi a cui è sottoposto in continuazione.

Ma non è tutto. Dopo la separazione, il tenente, che è stato superiore del suocero del maresciallo, attiva una inchiesta interna all’Arma, chiedendo la destituzione del carabiniere.

Cautillo si rivolge allora ministro della Giustizia Paola Severino. Senza mai ottenere risposta. Si rivolge anche al ministro della Difesa Mario Mauro. Sempre, senza ottenere risposta.

FONTI :
http://www.malagiustiziainitalia.it/index.php/affiliazioni/18-antonio-cautillo/137-fango-intrighi-e-carte-false-l-ingiustizia-italiana
http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91550&typeb=0

PAGINA FACEBOOK : https://www.facebook.com/pages/Maresciallo-Antonio-Cautillo-il-coraggio-di-denunciare/128343467207580

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