In guerra con la telepatia

In guerra con la telepatia

Dalla carrozzella-robot per disabili al casco da combattimento: i chip che leggono il pensiero fanno sempre più soldi con i militari. (Raymond Zreick, 1 aprile 2011)

Un’anticipazione l’abbiamo avuta in Firefox (Volpe di fuoco, 1982) con il duello aereo tra Clint Eastwood e il suo sovietico rivale: acrobazie, mitragliate e missili come se piovesse e – meraviglia! – il tutto controllato dalla vista e dal pensiero.

Fantasie? Quei risultati sono ancora lontani ma il Pentagono, è noto, spende milioni di dollari l’anno in ricerche sulle interfacce cervello-computer (BCI, brain-computer interface) per sviluppare armi da controllare da lontano con la mente e sistemi di comunicazione capaci di trasmettere avvertimenti e ordini tra soldati impegnati in azioni di combattimento senza che questi debbano aprire bocca.

Per quello che ci è dato sapere le ricerche sono ancora solo ricerche, ma qualche risultato è stato ottenuto. Il più sorprendente è il prototipo di un casco telepatico: i sensori di cui è pieno rilevano l’attività cerebrale di chi lo indossa, i suoi chip traducono i segnali elettrici in bit, selezionano quelli significativi (per il contesto) e li associano a suoni o simboli predefiniti che infine la radio incorporata trasmette al casco del vicino. E improvvisamente il ricevente sente il comando nell’auricolare o lo legge sul display incorporato nel casco: «via al tre!», «attento a destra», «charlie a ore 9»…
VOLONTÀ, NON TELEPATIA Non è telepatia, anche se le somiglia. Neppure le basi scientifiche di applicazioni del genere sono poi tanto misteriose: dall’elettroncefalogramma alle più recenti tecniche di indagine per immagini, le neuroscienze hanno fatto progressi soprendenti nella capacità di mettere in relazione un’attività (elettrica) in una zona del cervello con uno stato o un’azione in corso, dall’alzare una gamba al pensiero di farlo, dal pronunciare una parola al pensare alla parola.

Su basi simili si è costruita, per esempio, la carrozzella-robot per disabili che Focus.it ha visto e provato nel 2009 in un laboratorio del Politecnico di Milano, una “invenzione” che con poche differenze ha visto la luce in molte università e centri di ricerca in Italia e nel mondo. Napoli, Pisa, Tokio, New York… Proprio nella Grande Mela Gerwin Schalk, ricercatore presso l’Albany Medical College, dopo avere lavorato per anni a sistemi di supporto per i disabili ha voluto provare l’affidabilità delle stesse tecnologie nella lettura e trasmissione di pensieri – o di qualcosa di molto simile.

Il risultato è un apparecchio di notevoli dimensioni che somiglia più al macchinario della Tac che a un casco, ma che in prospettiva – e nei desiderata dell’US Army – potrebbe appunto diventare un casco e permettere ai combattenti di essere partecipi di quanto vedono e sentono i loro compagni.

Come vuole la tradizione, nelle neuroscienze è lo stesso ricercatore a farsi cavia e tester del proprio macchinario, che descrive come un «traduttore di volontà, non un lettore del pensiero». Niente misteri o segreti svelati, dunque, ma imposizioni del tipo “guarda”, “muoviti”, “vai” e via dicendo. Può sorprendere che tutto ciò – trasmissione radio da un casco all’altro compresa – sia considerabile più sicuro di uno sguardo o del classico gesto di puntarsi due dita verso gli occhi, ma i militari non finiscono mai di sorprendere.
http://www.focus.it/tecnologia/in-guerra-con-la-telepatia-201104010001_C12.aspx

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